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Da un lato i ''Forum'' dall'altro un bando che dura 5 giorni ed è copiato da un ente sanitario, ricerca trentina a un bivio

Mentre si fanno cicli di incontri con diverse personalità per cercare ''idee diverse e nuove rispetto a quanto fatto fino ad oggi'' si dimentica che quel che è stato fatto ha portato ricerca e università in Trentino ad essere competitive su scala europea e a primeggiare a livello nazionale. E intanto ecco il bando per tre consiglieri di Trentino Digitale pubblicato copiato da uno di quelli della Fondazione Crosina Sartori (con tanto di riferimenti sanitari)

Di Luca Pianesi - 24 giugno 2019 - 06:01

TRENTO. Da un lato l'immagine, dall'altro la sostanza. Da un lato tante persone sedute intorno a un tavolo per cercare ''idee diverse e nuove rispetto a quanto fatto fino ad oggi'' cioè rispetto a un trentennio buono di impegno che ha portato Trento a primeggiare sia nel campo universitario che della ricerca, in Italia e in Europa, dall'altra un bando lanciato giovedì 20 giugno che ha una finestra di apertura di 5 giorni (scade il 25) e inizialmente è stato pubblicato copiando e incollando un bando per un altro ente che si occupa di tutt'altro. 

 

Il mondo della ricerca in Trentino si trova a un bivio. Sabato si è tenuto il quinto incontro, di sei previsti, del cosiddetto ''Forum per la ricerca'' avviato nel maggio scorso e che, un po' come gli ''Stati Generali della Montagna'' e il ''Forum per la Cultura'' servono a chi ha vinto le elezioni provinciali nello scorso ottobre a sviluppare un progetto, delle idee, delle proposte che, evidentemente, prima del voto non erano così strutturate. Un modo per guadagnare tempo e per mostrarsi inclusivi e capaci di far partecipare i vari soggetti coinvolti nelle diverse materie a incontri con diversi personaggi. E così a Progetto Manifattura l'assessore Spinelli spiegava che ''ora vogliamo fare qualcosa in più, in grado di portare ancora maggiori benefici al territorio e di “portare a terra” i risultati della ricerca svolta nei nostri centri di eccellenza. E per farlo proviamo ad inserire strumenti nuovi che altri territori stanno sperimentando''.

 

Una discussione ''vecchia'' quella delle ''ricadute sul territorio'' che applicata a una ricerca internazionale (quella che è stata fatta sino ad oggi in Trentino) rischia di essere riduttiva e limitante. E allora ecco il bivio: la ricerca deve fare cose per migliorare la vita alle persone, alle imprese, alla società qui, come altrove, o vogliamo una ricerca local che si occupa dei ''nostri problemi'' e quindi chiusa in sé stessa e che si rapporta solo con le nostre aziende e le nostre amministrazioni (quindi una ricerca piccola per risolvere problemi piccoli?).

 

Non bastano come ricadute avere oltre 3.100 ricercatori attivi sul territorio (dati questi del 2016 quando i ricercatori erano 6 ogni 1.000 abitanti contro una media nazionale che non superava i 3,7), 20 centri di ricerca operativi (tra pubblico e privato), 127 startup innovative ogni 10 mila società di capitali (26 in più rispetto al 2015) (QUI ANALISI). Non basta che Trento negli ultimi anni sia stata la città italiana con il più alto numero di start-up per abitante d'Italia, che l'Fbk sia stata certificata dall'Anvur come il miglior centro di ricerca proprio per ricadute sul territorio, oltre che per tantissime altre voci (da Povo sono partite 23 spin-off di cui 20 nel 2017 ancora in attività contro una media italiana di sopravvivenza delle start up di 1 su 10 QUI APPROFONDIMENTO), che l'Università di Trento sia da anni ai vertici nazionali e recentemente inserita tra le migliori 400 università del mondo (QUI ARTICOLO) il tutto su un territorio piccolo, decentrato e con un bacino di utenza molto basso. Per non parlare del successo Trento Smart City unica città selezionata sul suolo europeo andando ad inserirsi in un pool di 5 grandi del mondo con Guadalajara (Messico), Kansas City (Stati Uniti), Casablanca (Marocco) e Wuxi (Cina).

 

Si potrebbe parlare di ''miracolo'' e invece ora la priorità è ''cambiare''. E il cambiamento è iniziato con il bando lanciato giovedì 20 per rinnovare il consiglio d'amministrazione di Trentino Digitale con la selezione di tre consiglieri. Un bando lanciato giovedì e che scade martedì 25 e che nelle prime ore di pubblicazione inseriva tra i requisiti anche che ''devono essere scelti tra persone aventi competenza o esperienza in materia di servizi sociali, di servizi sanitari, di amministrazione pubblica o di gestione aziendale'' e si aggiungeva che ''devono essere scelti tra cittadini residenti nel Comune di Trento e possedere specifica competenza ed esperienza in materia di servizi sociali o di amministrazione pubblica (...)''.  

 

 

Insomma un bando che dura 5 giorni (comprensivi di sabato e domenica) e che è pure stato realizzato con un copia e incolla di quelli per la Fondazione Crosina Sartori Cloch dimenticandosi anche le competenze sanitarie. Insomma la ricerca in Trentino è davvero a un bivio e per quelli che vengono definiti da chi governa i ''professoroni'' (ricercatori e docenti universitari, dottorandi e studiosi) non sarà un problema andare a lavorare altrove. Lo hanno già fatto per venire qui e per loro il mercato è mondiale e non ci sono confini. Bisogna vedere se il Trentino, sarà capace di restare attrattivo come lo è stato negli anni passati (unico territorio italiano in controtendenza proprio per questa ragione). Per riuscirci un buon primo passo potrebbe essere quello di non fare bandi (sbagliati) che durano 5 giorni che è già tanto se li vedono quelli che sanno che viene pubblicato (non un buon modo per aprirsi al mondo).

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