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Ricerca. "Il Trentino è punto di riferimento ma non può sedersi": ce lo dice l'Europa

Con più di 3.100 ricercatori attivi sul territorio e 127 sturtup innovative ogni 10 mila società di capitali la nostra provincia è al top in Italia. Ma quanto fatto negli anni passati potrebbe non bastare. Trento (oggi anche Smart City) non può rallentare. Chi si ferma in questo settore è perduto

Di Luca Pianesi - 03 ottobre 2016 - 20:46

TRENTO. Oltre 3.100 ricercatori attivi sul territorio (6 ogni 1.000 abitanti contro una media nazionale che non supera i 3,7), 20 centri di ricerca operativi (tra pubblico e privato), 127 startup innovative ogni 10 mila società di capitali (26 in più rispetto allo scorso anno). Sono questi alcuni dei numeri che rendono Trento la città italiana con il più alto numero di start-up per abitante d'Italia (davanti a Trieste che ne ha 121 ogni 10 mila società di capitali, dati Camera di commercio report primo trimestre 2016).

 

Start-up che (fonte Report Startup SEO 2016 di Instilla) risultano essere le più digitalizzate del Paese anche se il dato ha una doppia chiave d'interpretazione: il Trentino è sì al top nella digitalizzazione in Italia ma “forte” di un 13,6% del totale che mostra come in realtà ci sia tantissimo da fare, basti pensare che in Italia solo il 60% delle startup ha un sito web. E che tantissimo ancora ci sia da fare lo dice anche il Regional Innovation Report 2016 (il documento della Commissione Europea elaborato su 20 paesi membri dell'UE per stimolare e sostenere la ricerca e l'innovazione che ha dedicato oltre 409 pagine al “caso” Trento): “Sebbene il Trentino possa essere considerato come un punto di riferimento rispetto alla ricerca di base e a settori come la meccatronica, gli smart systems e l'Ict, la sua aspirazione di essere riconosciuto a livello internazionale come un pioniere della 'nuova rivoluzione industriale' richiede uno sforzo costante per orientare la sua economia e la società verso questo obiettivo, e per mantenere una posizione nei piani alti”.

 

Detto in soldoni il Trentino ha sì fatto tanto fino ad oggi (forse più di chiunque altro in Italia) ma può contare su un bacino di riferimento molto piccolo fatto di soli 500.000 abitanti, niente se paragonati alle grandi metropoli, su un isolamento geografico naturale (perché va bene l'Euregio e va bene avere come vicini Verona e Bolzano ma non è sicuramente abbastanza) e, oggi, anche su un ridursi delle risorse da spendere. Insomma, servono idee. Serve strategia. Servono investimenti ben indirizzati. 

 

E il Dolomiti ha deciso di partire proprio da qui: in 30 anni la faccia della città è cambiata. Sono arrivate eccellenze internazionali e (come certificato anche da uno studio condotto dalla dottoranda della Statale di Milano Camilla Gaiaschi per Feltrinelli) Trento ad oggi, grazie alla ricerca, resta uno dei pochi territori in Italia che attrae capitale umano invece di perderlo. L'Università per anni è stata ai vertici delle classifiche italiane e paesi come Povo, che sono sede di facoltà e centri di ricerca, hanno raddoppiato la loro popolazione residente. Il nostro sarà quindi un viaggio nel mondo delle startup. Realtà riconosciute e premiate a livello internazionale, ma spesso (forse troppo spesso) ignorate in casa. Nemo propheta in patria e spesso questo prezioso patrimonio di conoscenza, ricerca e sviluppo fatica ad essere compreso e valorizzato proprio in casa.

 

Un discorso che inizia all'indomani della kermesse Trento Smart City Week, un'intera settimana dedicata a tecnologia e innovazione. Una manifestazione che è stata anche un prestigioso riconoscimento per Trento visto che il nostro capoluogo è stato l' unica città selezionata sul suolo europeo andando ad inserirsi in un pool di 5 grandi del mondo con Guadalajara (Messico), Kansas City (Stati Uniti), Casablanca (Marocco) e Wuxi (Cina). Casablanca ha investito quanto il pil italiano nell'innovazione, mentre la città cinese ha progettato e realizzato un intero quartiere declinato al fotovoltaico. Ma Trento non sarà da meno visto che potrebbe diventare la città di riferimento delle smart city per quanto riguarda gli open data. Trento è, infatti, già parte di un progetto finanziato dalla Comunità europea con oltre 300 milioni di euro per la realizzazione di una piattaforma di accesso ai dati. Un progetto che nel 2017 vedrà gli Eit Digital impegnati in via diretta per sviluppare a Trento la piattaforma “health” (salute), a Rennes quella sui trasporti e a Malaga quella sulla logistica mentre nel 2018 quanto fatto in ogni città verrà convertito per adattarlo alle altre. “In questo modo avremo prodotti già vendibili e spendibili in tutto il mondo – ci ha detto Roberto Saracco direttore del nodo italiano di Eit – e se saremo bravi e se Comune e Provincia crederanno nell'iniziativa Trento potrebbe davvero diventare il laboratorio di tutte le smart city. Il potenziale è altissimo”.   

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