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Analizzare il movimento dei caprioli in ambiente alpino: ecco il progetto della Fem insieme ad Harvard

"I risultati ottenuti confermano come questa specie sia particolarmente capace di adattarsi a contesti ecologici in continuo cambiamento, il che potrebbe rappresentare una caratteristica evolutivamente vantaggiosa in un contesto di cambiamento globale a cui il mondo è attualmente esposto"

Pubblicato il - 26 luglio 2020 - 14:09

TRENTO. Uno studio che mira ad analizzare i movimenti dei caprioli in ambiente alpino: ecco il progetto in cui la Fondazione Edmund Mach (in particolare dalla Linea di Ricerca in Ecologia e Conservazione del Movimento, afferente all'Unità di Ecologia Applicata - Dipartimento Biodiversità e Ecologia Molecolare - Centro di Ricerca ed Innovazione) si è impegnata.

 

La responsabile della linea di ricerca è Francesca Cagnacci, coadiuvata, per tutte le ricerche sostenute, da Federico Ossi. Uno studio di così grande interesse, che è stato portato avanti in collaborazione con l'Università di Harvard, principalmente dal Dr. Nathan Ranc. Infine, è stato supportato dall'Associazione Cacciatori Trentini.

 

Lo studio ricade all'interno di un progetto di ricerca più vasto denominato "2C2T - Capriolo e Cervo in Trentino e Tecnologia", che mira ad analizzare i movimenti di cervo e capriolo in ambiente alpino, e a comprendere quali siano i fattori biotici (esempio: interazioni tra individui) e abiotici (esempio: copertura nevosa) che determinano tali movimenti.

 

All'interno di questo progetto, che ha visto una prima fase operativa tra il 2012 e il 2015 in Val Rendena, a partire dal 2016 è stato sviluppato un 'sotto-progetto'  nella parte meridionale della Val di Cembra (riserve di caccia di Albiano, Fornace, Civezzano, Trento Nord), che mira ad analizzare l'effetto della pratica del foraggiamento artificiale su capriolo. Tale pratica è ampiamente diffusa nell'area di studio, e l'Associazione Cacciatori Trentini ha richiesto l'aiuto della Fondazione Edmund Mach per analizzare in maniera scientifica i fattori che determinano l'uso di tali risorse, e le conseguenze sulle strategie di utilizzo dello spazio (movimenti) da parte dei caprioli. 

 

A spiegare nel dettaglio come è stato svolta la ricerca, è proprio il Dottor Federico Ossi: "Questo studio nello specifico ha l'obiettivo di comprendere la relazione tra disponibilità di risorse alimentari e movimenti da parte dei caprioli in ambiente alpino. Ci siamo concentrati su questa domanda di ricerca perché le evidenze empiriche (cioè dimostrate 'su campo', mediante lo svolgimento di esperimenti per verificare precise ipotesi di lavoro) relative a questa relazione sono estremamente rare nel settore dell'ecologia del movimento animale. In questo studio, abbiamo avuto l'opportunità di modificare la disponibilità di risorse alimentari rappresentate dalle stazioni di foraggiamento per ungulati, e di osservare (e in seguito modellizzare) la risposta comportamentale degli individui di capriolo alle modifiche della disponibilità di risorse".

 

Lo studio è stato svolto in inverno, quando l'uso delle mangiatoie da parte degli animali è più intenso. "In primis -continua - abbiamo catturato individui di capriolo adulti, e li abbiamo dotati di radiocollare Gps-Gsm. Quindi abbiamo iniziato a monitorare i movimenti degli animali per capire se ci fossero delle stazioni di foraggiamento artificiale che frequentassero in maniera particolare. Una volta identificate tali stazioni, abbiamo identificato altre stazioni 'nelle vicinanze', ovvero nell'area frequentata dall'animale (in gergo tecnico si parla di 'home-range'), e ci siamo accertati che sia le stazioni 'principali' che queste stazioni 'alternative' fossero provviste di cibo".

 

A questo punto, è iniziato l'esperimento vero e proprio. "In una prima una fase in cui l'individuo ha a disposizione cibo sia alla mangiatoia principale che a quella alternativa; poi in una seconda fase in cui abbiamo chiuso l'accesso alla mangiatoia principale e mantenuto l'accesso alla mangiatoia alternativa;e infine abbiamo riaperto l'accesso alla mangiatoia principale, e mantenuto l'accesso alla mangiatoia alternativa. Ripetendo questo esperimento di 'apertura-chiusura-riapertura' delle mangiatoie su un campione significativo di animali (25, 'spalmati' su 3 anni), abbiamo raccolto dati a sufficienza per capire la risposta comportamentale dei caprioli a quest alterazione".

 

Le conclusioni? "Abbiamo riscontrato una notevole risposta da parte dei caprioli all'alterazione della disponibilità di cibo alle mangiatoie. In particolare, in seguito alla chiusura delle mangiatoie principali, gli animali hanno mostrato una maggior tendenza a muoversi ed esplorare lo spazio attorno a sé, con un conseguente incremento degli home range (aree occupate). Durante la fase di chiusura tuttavia, abbiamo notato un comportamento molto interessante, soprattutto da parte di quegli individui maggiormente 'affezionati' alle mangiatoie: gli individui tornavano periodicamente verso la mangiatoia principale, a controllare se fosse tornata a essere disponibile. A seguito della riapertura effettiva delle mangiatoie principali, i caprioli si sono rapidamente spostati verso tali mangiatoie, visitando meno la mangiatoia alternativa".

 

"I risultati ottenuti - spiega Ossi - sono molto affascinanti, e aprono la strada verso ulteriori domande a cui stiamo cercando di dare risposta. Innanzitutto, è interessante notare come i caprioli reagiscano rapidamente alla modifica delle risorse a disposizione; questa evidenza empirica conferma come questa specie sia particolarmente capace di adattarsi a contesti ecologici in continuo cambiamento, il che potrebbe rappresentare una caratteristica evolutivamente vantaggiosa in un contesto di cambiamento globale a cui il mondo è attualmente esposto".

 

"Da un punto di vista comportamentale -continua - è estremamente interessante e significativa l'osservazione delle 'visite di controllo' alla mangiatoia principale da parte dei caprioli. Perché lo fanno? Si potrebbe ipotizzare che gli individui preferiscono vivere in una certa area della quale hanno una maggior conoscenza, e che se allontanati preferiscono cercare di tornarci il prima possibile. In particolare, queste visite periodiche sembrano suggerire l'esistenza di un meccanismo di scelta di utilizzo dello spazio mediato dalla memoria: i caprioli 'ricordano' ciò che vedono e percepiscono, e agiscono di conseguenza".

 

"Dimostrare empiricamente che il movimento animale è mediato dalla memoria è tanto complesso quanto affascinante: riuscire a integrare questo 'effetto memoria' nei modelli che sviluppiamo per prevedere ciò che gli animali faranno, sarebbe un tassello fondamentale per permetterci al meglio di comprendere come gli animali si muovono anche in relazione al disturbo posto dalle attività umane, e in ultima analisi per trovare soluzioni che permettano una migliore convivenza tra 'noi' e 'loro'", conclude.      

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