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Trento
07 ottobre | 22:10

Uno studio sul "rumore" umano nei paesaggi alpini : al via il progetto WildSound che unisce tecnologia acustica e comportamento animale

Sensori acustici e fototrappole al lavoro per monitorare nei boschi di Trentino e Lombardia l'impatto del rumore umano sulla fauna selvatica

di Giorgia De Santis

TRENTO. Un progetto dedicato all’esplorazione del paesaggio sonoro di alcune aree boschive del Trentino e della Lombardia, e a come le attività umane lo stanno trasformando: WildSound è un progetto coordinato dalla Fondazione Edmund Mach e finanziato dall’Unione Europea nell’ambito delle azioni Marie Sklodowska-Curie, e ha come obiettivo monitorare e analizzare il paesaggio sonoro delle Alpi per studiare come i rumori generati dall’uomo stiano modificando il comportamento della fauna selvatica, in particolare su cervi, caprioli e camosci.

 

A guidare la ricerca è l’Unità Ecologia animale del Centro Ricerca e Innovazione, che da diversi anni integra lo studio degli ungulati alpini e studia la risposta di questi animali a fattori ecologici e ambientali, incluso il disturbo umano.

 

Le zone dove verranno raccolti i dati di ricerca riguardano diverse aree montane quali Val di Non, Val di Peio, Valle del Tonale e Valfurva, con il supporto del Parco Nazionale dello Stelvio, sia nel versante trentino che in quello lombardo. Le zone interessate si differenziano per il livello di esposizione al disturbo umano, e i dati raccolti verranno utilizzati per ottenere una rappresentazione dei livelli di rumore e del paesaggio sonoro di queste zone. Questi valori verranno poi confrontati con informazioni sulla presenza umana in vicinanza a centri abitati e strade, e l’intensità di attività all’aperto come escursionismo e mountain bike.

 

Verranno installati dei sensori acustici in zone già monitorate attraverso l’uso di fototrappole che aiuterà così a capire se il rumore influisce sull’utilizzo del territorio da parte di questa specie. Per studiare gli effetti fisiologici, verranno analizzati i dati di movimento (tramite collari Gps) e i livelli di stress (attraverso l’analisi di campioni fecali) in aree con diversi gradi di disturbo acustico.

 

I rumori prodotti dall’uomo possono minacciare l’ecosistema, provocando una reazione da parte della fauna che li spinge a cambiare il proprio comportamento, le aree frequentate, o presentando cambiamenti fisiologici. Effetti simili si possono riscontrare anche nell’uomo : la ricerca di riposo e necessità di “silenzio” in montagna, è spesso una risposta ad un sovraccarico acustico quotidiano.

 

“Ogni ecosistema ha una sua identità acustica – spiegano Virginia Iorio, coordinatrice del progetto, e Francesca Cagnacci, responsabile dell’Unità Ecologia Animale – e gli animali ne fanno pieno uso per orientarsi, comunicare, ed evitare i predatori. Modificare questo equilibrio può avere effetti invisibili, ma profondi, anche sul nostro benessere. Con questo progetto vogliamo portare alla luce questi cambiamenti, e farlo con l’aiuto della tecnologia e della scienza”.

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