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Diagnosi rapida e più sicura: un team dell’Università di Trento sfrutta gli ultrasuoni per valutare il peggioramento delle condizioni dei pazienti Covid

Uno studio condotto da un team del Dipartimento di Ingegneria dell'Università di Trento ha utilizzato uno strumento wireless che sfrutta gli ultrasuoni per valutare il peggioramento delle condizioni polmonari dei pazienti Covid, inviando in tempo reale i dati ad uno pneumologo, che decide se procedere al ricovero o no. I risultati sono incoraggianti

Credits to Giovanni Cavulli
Pubblicato il - 11 novembre 2020 - 12:35

TRENTO. Decidere in pochi minuti se ospedalizzare o no un paziente affetto da Covid-19, il tutto senza muoverlo tra un reparto e l’altro e grazie ad un semplice strumento rapido ed efficace. È questo il traguardo raggiunto da un team di ricerca del Dipartimento di Ingegneria e Scienza dell’informazione dell’Università di Trento, che tramite un articolo pubblicato sulla rivista scientifica internazionale “Journal of ultrasound in medicine” ha dato conto degli incoraggianti risultati ottenuti in uno studio effettuato su oltre 50 pazienti positivi al Coronavirus.

 

Grazie all’impiego dell’ultrasonografia, infatti, il processo di diagnosi del paziente verrebbe notevolmente semplificato. Direttamente da casa, con il proprio tablet, un medico può avere accesso alle informazioni, rapide e complete, decidendo così se il paziente nel letto d’ospedale, di casa o della Rsa, debba essere ricoverato o meno. Il supporto tecnologico permetterebbe così di evitare gli spostamenti, abbattendo al minimo le possibilità di contagio.

 

Se dalla parte dello schermo si trova lo pneumologo, dall’altra l’analisi del paziente verrebbe svolta da un soggetto che utilizza un dispositivo wireless capace di sfruttare gli ultrasuoni per indagare la situazione dei polmoni del paziente. “Il software impiega pochi secondi per restituire un responso – spiega il docente ricercatore dell’Università di Trento che coordina il progetto, Libertario Demi – con un unico macchinario si possono così analizzare più di 6 pazienti all’ora. Moltiplicando il dato per ogni dispositivo la capacità di monitoraggio sulla popolazione viene così potenziata in modo estremamente significativo”.

 

Con un clic, dall’altra parte, l’esperto pneumologo può ricevere in tempo reale i dati necessari per diagnosticare un eventuale peggioramento delle condizioni dei pazienti Covid, decidendo se ricoverarli in ospedale o mantenerli in casa. Condotto su 52 pazienti positivi al Coronavirus e ospitati dal Policlinico san Matteo di Pavia, il nuovo protocollo ha superato con successo la prima prova, venendo così portato a un “livello superiore”: ampliare la coorte di pazienti aggiungendo un’ulteriore validazione ai primi risultati raggiunti.

 

Per questo, il team dell’Università di Trento potrà contare sulla collaborazione di diverse strutture, dall’Ospedale Gemelli di Roma allo stesso Policlinico di Pavia, dagli ospedali di Brescia e Lodi al Santa Maria del Carmine di Rovereto.

 

E’ chiaro che effettuare la diagnosi rimane un compito affidato ai medici – conclude Demi – tuttavia il software può essere per loro un valido aiuto. Continua ad apprendere e migliora man mano che vengono inseriti nuovi dati”. I medici, infatti, potranno avere a immediata disposizione tutte le immagini dei polmoni dei pazienti, potendo facilmente individuare l’alterazione della struttura degli alveoli e dei tessuti interstiziali.

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