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Coronavirus, dopo l'infezione anticorpi fino ad un anno e immunità potenziata da vaccini ad mRna, anche per le varianti: i dati dell'ultimo studio su Nature

I risultati sono stati presentati sulla prestigiosa rivista scientifica da un team di ricercatori di alcune prestigiose università americane tra New York e la California.

Foto d'archivio (di Ivo Corrà)
Di Filippo Schwachtje - 15 giugno 2021 - 13:15

TRENTO. La concentrazione di anticorpi neutralizzanti rimane “invariata tra i 6 e i 12 mesi dopo l'infezione da Coronavirus: queste le conclusioni di uno studio, guidato da un team di ricercatori americani della Rockefeller University di New York, apparso ieri (14 giugno) sulla rivista Nature. Se poi, continuano gli scienziati che hanno realizzato la ricerca, ad un anno dall'infezione si 'potenzia' l'immunità naturale generata dopo il contagio con uno dei due vaccini a mRna (Moderna o Pfizer/BioNTech), il numero di anticorpi aumenterebbe addirittura di 50 volte. In quest'ultimo caso, l'attività neutralizzante sarebbe efficace nei confronti anche di tutte le varianti che creano preoccupazione.

 

“Le informazioni raccolte suggeriscono che l'immunità negli individui convalescenti sarà molto lunga – scrivono i ricercatori – e che ricevendo i vaccini ad mRna attualmente disponibili saranno in grado di produrre anticorpi e cellule di memoria B che dovrebbero essere in grado di proteggere da tutte le varianti Covid in circolazione”.

 

La fine dell'incubo Covid passa necessariamente dalla creazione dell'immunità nei confronti del virus, sia essa derivata da un'infezione o dall'utilizzo dei vaccini attualmente approvati. La domanda cruciale però, che in molti (sia in ambito accademico che non) si stanno ponendo negli ultimi mesi, è quanto a lungo potrà durare la protezione dal virus. Proprio a questi dubbi sembra dare una risposta lo studio apparso ieri su Nature (“Naturally enhanced neutralizing breadth agaist Sars-CoV-2 one year after infection”), che confermerebbe la presenza di livelli “invariati” di anticorpi fino ad un anno dall'infezione. Una scoperta che, in questa fase di riaperture e di ripartenza, non può che essere accolta positivamente.

 

I ricercatori americani hanno preso in considerazione un gruppo eterogeneo di 63 individui che avevano contratto il Covid a 1,3 e 6,2 e 12 mesi dall'infezione. L'età dei partecipanti (esaminati tra l'8 febbraio e il 26 marzo 2021) andava dai 26 ai 73 anni e tra di loro il 41% (26 persone) avevano ricevuto almeno una dose o di Moderna o di Pfizer/BioNTech in media 40 giorni prima. I risultati dell'analisi condotta dai ricercatori della Rockefeller University e del California Institute of Technology di Pasadena, confermerebbero che da 6 a 12 mesi dopo l'infezione, la concentrazioni di anticorpi neutralizzanti rimarrebbe appunto invariata”.

 

Come spiegano, sempre su Nature, i ricercatori dell'Università di Berlino Andreas Radbruch e Hyun-Dong Chang in merito allo studio: “Le cellule di memoria B migliorano la reattività dei loro specifici anticorpi anti-Covid attraverso un processo conosciuto come 'iper-mutazione somatica'. Gli autori dello studio lo hanno dimostrato con test in vitro di anticorpi neutralizzanti di un'ampia collezione di varianti del virus”. I ricercatori americani hanno poi mostrato che l'immunità può essere ulteriormente migliorata, negli individui che hanno contratto il Coronavirus, con la vaccinazione ad un anno di distanza dall'infezione, con la formazione di un livello di anticorpi, in questo caso, addirittura 50 volte superiore rispetto alla situazione pre-vaccinazione. Una risposta immunitaria che sarebbe efficace anche nella protezione dalle varianti oggi in circolazione.

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