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Gli effetti dell'ansia climatica: “Tra i giovani 4 su 10 pensano di non avere figli per questo motivo, la maggioranza si dice 'estremamente preoccupata'”

Durante il festival dell'educazione Educa, la Fondazione Bruno Kessler ha curato un incontro sulla tematica dell'eco-ansia insieme all'Appa e all'associazione Viração&Jangada. Le conclusioni? “I ragazzi hanno paura, ma sono pronti a reagire”

Di F.S. - 08 maggio 2022 - 15:01

ROVERETO. Tra gli enormi problemi che la crisi climatica sta mettendo in moto, un aspetto sul quale spesso non si mette l'accento è lo stato di malessere che la situazione attuale sta causando nei giovani di tutto il mondo, in particolare in quegli Stati nei quali i governi si mostrano inattivi sul piano della difesa dell'ambiente: la situazione però è seria ed è stato proprio questo il focus di un incontro organizzato oggi a Rovereto da Fondazione Bruno Kessler e Appa all'interno di Educa.

 

Le ricerche infatti, dicono gli esperti, evidenziano che più della metà dei ragazzi è estremamente preoccupata dai cambiamenti climatici in corso, mentre 4 ragazzi su 10 prendono in considerazione la possibilità di non avere figli proprio per questo motivo. “L'eco-ansia – ha spiegato la psicologa clinica esperta in psicologia del benessere e creazione di sani stili di vita Laura Endrighi - può nascere in chi ha subito un effetto diretto da una catastrofe climatica, si tratta in questo caso di stress post traumatico, un problema patologico. Ma la vivono anche ragazzi che non hanno subito effetti diretti dai cambiamenti climatici”.

Tornando sui dati forniti in precedenza, frutto di una ricerca che ha coinvolto 10 grandi atenei a livello globale, il 59% dei ragazzi intervistato si è detto estremamente preoccupato dai cambiamenti climatici in corso e circa il 60% dei giovani si sente tradito dalle istituzioni che non fanno abbastanza su questa tematica. “Per questi giovani – ha detto Endrighi l’eco-ansia può diventare stimolo per attivare dei comportamenti attivi per il cambiamento. La generazione Z è particolarmente vulnerabile al problema del cambiamento climatico, ma non si limita a subirla. I ragazzi si stanno mostrando molto reattivi e vanno sostenuti in questo”.

 

I ragazzi, insomma, “hanno paura ma sono pronti a reagire” ha sottolineato Paulo Lima, giornalista, educomunicatore che incontra quotidianamente i ragazzi durante i laboratori sul clima dell'associazione Viração&Jangada. "Oltre ai disastri dovuti ai cambiamenti climatici – ha poi aggiunto Roberto Barbiero, fisico, climatologo e divulgatore scientifico di Appa –, sempre più frequenti in tutto il mondo, vanno considerate anche le migrazioni climatiche che stanno cominciando ad arrivare anche in contesti europei (pensiamo alle persone che hanno dovuto cambiare casa dopo le alluvioni nel nord della Germania dell'estate 2021). L'azione in corso per contrastare i cambiamenti climatici non è sufficiente. Non è un problema di risorse, ma di volontà politica”.

“Educa -  ha sottolineato Claudia Dolci, responsabile dell’Unità ricerca e innovazione per la Scuola di Fbk, che ha moderato l’incontro - è da molti anni un’occasione di dialogo importante tra chi vive la scuola, le famiglie e gli enti che operano sul territorio. Poter dare voce ai ragazzi e ascoltare la loro rabbia, la loro preoccupazione, ma anche il loro desiderio di cambiamento è fondamentale”.

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