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Carlo Merler, partigiano trentino, magistrato combattente. ''Resistenza come dovere morale''. Intitolata alla sua memoria la piazzetta di Povo

Una storia da raccontare oggi, Festa della Liberazione, e da raccontare all'indomani dell'inaugurazione della piazzetta della Circoscrizione di Povo alla sua memoria. Sandro Schmid ne ha parlato in un libro edito da Osiride

Di Donatello Baldo - 25 aprile 2018 - 08:14

TRENTO. "Carlo Merler, giudice militare trentino, lo si può affiancare senza forzature al leader della Resistenza Trentina Giannantonio Manci, anche lui nato a Povo. La stessa adesione al Partito d’Azione testimonia una vicinanza ideale e politica come il suo legame con la tradizione battistiana e i patimenti subiti dai nazisti a Bolzano".

 

Scrive così il direttore del Museo Storico del Trentino Giuseppe Ferrandi nella recensione del libro di Sandro Schmid dal titolo "Carlo Merler 'Aroldo', magistrato trentino, partigiano combattente" pubblicato dalle Edizioni Osiride

 

Ferrandi  riconosce all'autore di aver raccontato la storia partigiana di Aroldo, "con ricchezza di documentazione, ben lontana da una ricostruzione mitica e romanzesca, ma vicina alla storia, alle passioni, alle tradizioni democratiche e civili di cui dobbiamo assolutamente andar fieri".

 

Una storia da raccontare oggi, Festa della Liberazione, e da raccontare all'indomani dell'inaugurazione della piazzetta della Circoscrizione di Povo alla memoria del partigiano Carlo Merler che si è svolta ieri alla presenza delle autorità che hanno omaggiato l'illustre trentino con una targa commemorativa

 

"Conformemente ai miei sentimenti e al dovere - scriveva Carlo Merler - non esitai sulla via da seguire. Non risposi mai ad alcun bando né all’autorità tedesca di occupazione, né successivamente dei fascisti repubblichini. Con documenti falsi presi subito contatto con gli elementi organizzati della Resistenza della Val Brembana".

 

"Questo è l’uomo Carlo Merler - spiega Schmid - il suo impegno nella Resistenza è solo un dovere morale della propria libera coscienza e un dovere civile verso la Patria cui ha giurato fedeltà. Per me scrivere la sua storia è stato un onore. La soddisfazione di ricostruire una memoria caduta colpevolmente nell’oblio".

 

"Una storia inedita anche riguardo aspetti della Formazione partigiana trentina di Giustizia e Libertà - scrive Schmid - di cui Carlo Merler è uno degli esponenti maggiori. Un esempio di vita e di coerenza morale anche nel dopoguerra da consegnare alla storia e alle nuove generazioni".

 

Scopriamo quindi la sua storia. Nato a Povo il 14 ottobre 1903, dal 1914 è ospite in Italia, a Turano Valdestino, presso lo zio don Valentino Merler che lo segue nei primi studi. Fin da piccolo Carlo esprime la sua italianità e la vicinanza con il martire Cesare Battisti.

 

Nell’animo del giovane Carlo s’intrecciano i principi solidaristici cristiani di don Bosco e gli ideali repubblicani di Giuseppe Mazzini. Ma di Mazzini oltre l’amore per la Patria condivide l’illuminismo, la fratellanza universale, il rigore etico assoluto.

 

Carlo ottiene il diploma liceale a pieni voti e a 21 anni frequenta a Roma il Corso ufficiali e contemporaneamente prosegue gli studi di giurisprudenza presso la Regia Università. A 22 anni è sottotenente di Fanteria. L’anno successivo è Comandante di plotone a Rovereto. Riabbraccia la famiglia poco prima della morte di suo padre Tommaso.

 

Nel 1929, con la perfetta conoscenza del francese e del tedesco, si laurea con una tesi per allora coraggiosa e provocatoria sull’eutanasia. Nel 1933 è in forza al Distretto militare di Trento e uditore presso il locale Tribunale. Nei due anni successivi è vicepretore prima a Plezzo in Slovenia e poi a Idria.

 

Qui prende i primi contatti collaborativi con la Resistenza italo-slovena. Poi Carlo Merler avrà incarichi in magistratura a Nuoro e, superato brillantemente il concorso in magistratura militare, come avvocato militare e giudice istruttore sarà trasferito a Torino.

 

Mussolini invade l’Etiopia alla conquista dell’Impero. Carlo, nominato Maggiore della Giustizia Militare, è trasferito ad Asmara. Poi è la volta della Guerra di Spagna e Carlo nel 1939 torna a Torino quale regio avvocato militare.

 

Un anno dopo è giudice relatore a Taranto e con l’invasione della Grecia, con il grado di tenente colonnello, il 6 febbraio 1942 entra nella Divisione Acqui, con il compito di istituire a Corfù il Tribunale Militare di Guerra con il grado di Procuratore Militare.

 

La storia di Carlo Merler, da tempo è intrecciata con quella del suo grande amore Mary. Mary Masneri di Bergamo è una brava insegnate e una donna di forte carattere, di elevata statura intellettuale, antifascista, che seguirà e aiuterà Carlo durante tutto il periodo della clandestinità.

 

Il 12 agosto 1943, Carlo Merler per motivi di salute riceve una provvidenziale licenza. Raggiunge alle terme di San Pellegrino la sua adorata Mary. Per questa circostanza Carlo si salva dall’eccidio di Corfù, anticipato da quello di Cefalonia.

 

Anche per questo Carlo Merler non esita un secondo, con il nome di battaglia Aroldo, a passare nella Resistenza della Val Brembana comandata dal mitico parroco Don Antonio Milesi, nome di battaglia Dami, e il maestro Pietro Morandi. Il cerchio si stringe e Aroldo si sposta in Trentino dove entra nel Partito d’Azione presieduto da Ivo Monauni Ernesto”e nella Formazione di Giustizia e Libertà.

 

Aroldo è in stretto contatto con il Cln trentino comandato dal conte Giannantonio Manci, poi torturato e suicidato per non parlare. Aroldo diventa l’organizzatore di tutti i nuclei e formazioni trentine di Giustizia e Libertà. Azioni di propaganda, sabotaggi, d’intesa con le formazioni garibaldine, fino a essere fra i protagonisti della liberazione di Trento e di diverse vallate.

 

Nel gennaio 1945 è arrestato dalle SS Ivo Perini, nome di battaglia “Bepi”, un capo prestigioso del Partito d’Azione. La Gestapo entra così nel cuore di Giustizia e Libertà. Ma la Gestapo cerca “Aroldo”, ritenuto il capo dell’Organizzazione. Forse per le torture “Bepi” si lascia sfuggire qualcosa, o forse è per qualche delazione che il 27 marzo 1945 i tedeschi fanno irruzione nel magazzino dei Fratelli Merler in Via S. Trinità.

 

Aroldo è seminascosto nell’ufficio in fondo ma senza via di fuga. Catturato, a Villa Triste è sottoposto per una settimana a un interrogatorio pesantissimo. Ma dalla sua bocca non esce nulla, se non la difesa dei propri fratelli come ignari di tutto.

 

Il 2 aprile 1945 è internato nel Lager di Bolzano in condizioni molto precarie. Nel Campo è presente una rete di resistenza collegata con l’esterno, e in questo sarà prezioso anche il lavoro del cappellano don Guido Pedrotti poi incarcerato e di Daniele Longon anche lui scoperto.

 

Nonostante i soccorsi con qualche medicina e viveri, le condizioni di Aroldo sono all’estremo per denutrizione, e una broncopolmonite non fa che peggiorare la situazione. Il 30 aprile 1945 la liberazione, appena in tempo per essere trasportato d’urgenza a Villa Igea dove opera suo cugino Tommaso Merler.

 

Aroldo si riprende. Il Cln trentino lo nomina subito presidente della Commissione di Giustizia. Ma ben presto Carlo Merler è assegnato in servizio come viceprocuratore del Tribunale militare di Verona, poi sarà trasferito a Milano per tornare a Verona il 7 giugno 1946 come Giudice Relatore della Giustizia Militare, dove rimarrà per il resto della sua vita con il grado d Maggiore Generale. Nello stesso anno si sposa finalmente con la sua adorata Mary.

 

Durante il servizio nella magistratura, Carlo Merler parteciperà a diversi convegni per il riconoscimento dell’obiezione di coscienza confermando i suoi ideali libertari. A Carlo Merler furono riconosciute anche le onorificenze della Croce al Merito di Guerra e il titolo di Ufficiale della Repubblica. Carlo Merler Aroldo muore nel 1972.

 

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