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''Aiutando queste persone ritroviamo quell'umanità che è un autentico dono riscoprire'', sono 14 le famiglie accolte in Trentino. "Trento for Syria" raccoglie fondi per i volontari

La serata si terrà venerdì 20 dicembre alle 20,30 nella chiesa parrocchiale di Sant’Antonio. Durante l’incontro ci sarà l’opportunità di conoscere più da vicino la realtà dei corridoi umanitari, attraverso le testimonianze di volontari e profughi, anche con l’obiettivo di raccogliere fondi per sostenere la presenza e l’attività di Operazione Colomba

Di Lucia Brunello - 19 dicembre 2019 - 19:57

TRENTO. Un vero e proprio spiraglio di speranza che è riuscito a farsi strada tra razzismo, violenza e intolleranza. Un corridoio di solidarietà costruito e sostenuto da chi vuole restituire un futuro anche a chi si trova nelle situazioni di disperazione più profonda, con l’obiettivo di donare una seconda possibilità anche a chi, di prospettive concrete, non ne ha. Un collegamento tra precarietà e salvezza, tradotto in un’azione che in soli tre anni e mezzo ha portato oltre 2.800 profughi siriani dal Libano all’Italia.

 

Si tratta dei “corridoi umanitari”, un solido modello di accoglienza nato con lo scopo di trovare un'alternativa sicura ai veri e propri “viaggi della disperazione” a cui prendono parte donne, uomini e bambini per fuggire dagli orrori della guerra. La meta è la traversata del mar Mediterraneo, ma sono troppi i profughi che da quei barconi non sono mai sbarcati, e il dato inorridisce ancor di più se si considera come un'altissima percentuale delle vittime sia costituita da minori. L’obiettivo dei corridoi umanitari è quello di concedere a persone in condizioni di vulnerabilità, come ad esempio famiglie con bambini, anziani, malati e persone con disabilità, un ingresso legale, attraverso un viaggio aereo, sul territorio italiano, con conseguente ottenimento del visto umanitario e la possibilità di presentare domanda di asilo

Sono 3.000 i profughi che, dal 2015, hanno “percorso” i corridoi umanitari e hanno trovato accoglienza in Europa, un numero che in ogni sua unità corrisponde ad una storia di speranza che affonda le radici in situazioni di criticità e difficoltà.

 

Di fronte a questa azione, Trento non si è tirata indietro. Dal 2016 sono 14 le famiglie che sono state accolte dalle associazioni trentine che si sono attivate per offrire un concreto contributo alla causa, per un totale di 65 profughi inseriti nel tessuto sociale della città. Tante di queste sono famiglie con figli minori, esposte ad un reale e persistente rischio, in quanto soggetti con particolare fragilità. “Arrivati in Italia - racconta Mattia Civico, promotore dei corridoi umanitari in Trentino e volontario attivo per l’iniziativa Operazione Colomba -, i profughi sono accolti a spese delle associazioni in strutture o case, e vengono inseriti in una realtà che si propone in prima persona di accogliere la famiglia come parte integrante della comunità. Iscriviamo a scuola i bambini e insegniamo agli adulti l'italiano per favorire l’integrazione nel nostro paese e aiutarli a cercare un lavoro”. A Trento l'accoglienza è effettuata con il sostegno finanziario della Provincia che, dal 2016, ha aderito ufficialmente ai corridoi umanitari.

 

“Durante le mie esperienze di volontariato in Libano - continua Mattia Civico -, ciò che mi ha sempre colpito è la grandissima sensazione di calore da cui ci si sente avvolti. Entriamo in contatto con persone che non hanno niente, ma che, pur di farti sentire accolto, si toglierebbero anche il pane dalla bocca. Sono felici del dialogo, di potersi raccontare, di sfogarsi. E’ un’esperienza di straordinaria umanità, capace di gesti coraggiosi e di profonda generosità. Si percepisce un desiderio di condivisione, sia da parte dei profughi, che da parte dei volontari. In quel contesto non ci sono nazioni d’appartenenza: siamo tutti esseri umani, siamo tutti uguali”.

Si tratta di un progetto che non pesa in alcun modo sullo stato ma che, anzi, è completamente autofinanziato dalle associazioni che lo sostengono. Nato nel 2015, è frutto di un protocollo d'intesa tra la Comunità di Sant'Egidio, la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, la Tavola Valdese e il governo italiano. Durante questi primi anni di attività, ha riscosso il consenso di tantissimi italiani, che si sono messi in gioco in prima persona in modo volontario e completamente gratuito. Alcuni di questi, infatti, hanno anche offerto di ospitare i profughi nelle loro case.

“La salvezza che cerchiamo di portargli, è la stessa che loro ci restituiscono. Nell’aiutare queste persone, ritroviamo quell’umanità che, in un mondo di guerra e violenza, è un autentico dono riscoprire".

 

L’associazione Germogli invita ad una serata di musica e informazione sui corridoi umanitari per profughi siriani dal Libano in Italia. La serata offre l’opportunità di ascoltare alcune testimonianze dei volontari di Operazione Colomba, la storia di Badheea, prima donna accolta a Trento nel 2016 e verrà dato il benvenuto a Lina e ai suoi cinque figli, arrivati da poco a Trento dopo sette anni di permanenza precaria in Libano. L'incontro avrà inoltre l’obiettivo di raccogliere fondi per sostenere la presenza e l’attività di Operazione Colomba.

 

La serata avrà luogo venerdì 20 dicembre alle 20,30 nella chiesa parrocchiale di Sant’Antonio, a Trento.

 

 

 

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