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Ama la moda e vuole creare un sito produttivo di seta in Italia. La storia di Margherita de Cles, la "stilista eco-sostenibile'' che arriva dal Trentino

Discendente del cardinale Bernardo Clesio i suoi antenati hanno fondato nel 1082 Cles. Con i suoi vestiti è sbarcata da poco in Sicilia e il suo prossimo progetto è quello di creare in Italia un sito produttivo di seta

Di gf - 16 giugno 2019 - 18:58

TRENTO. Tra i suoi progetti futuri ha quello di aprire un sito produttivo di seta in Italia ma le sue collezioni e le sue produzioni sono già famose. 

 

Stiamo parlarlo di Margherita de Cles una giovane stilista trentina che si sta facendo conoscere non solo per la sua maestria nel realizzare vestiti per tutti i giorni oppure eleganti ma soprattutto per una particolarità: è stata definita la stilista “eco-sostenibile” perché con i suoi capi, ispirati spesso all’Oriente, riesce a coniugare la qualità dei tessuti con il rispetto per l'ambiente e la natura.

 

Il suo cognome rappresenta le sue origini. Discendente del cardinale Bernardo Clesio i suoi antenati hanno fondato nel 1082 Cles. Ed è qui che qualche anno fa, dopo aver vestito miss Italia Alice Arlach, ha aperto il suo  Atelier. Lo ha fatto a palazzo Dal Lago.

 

Quando ha avuto inizio questa sua passione per la moda?

Da quando ero piccola ho sempre avuto questa passione. Provengo però da una famiglia aristocratica e inizialmente  i miei non vedevano bene che mi occupassi di questo settore. Ma da ribelle come sono, ho deciso di andare avanti. Ho studiato, ricercato e approfondito. Sono andata a Londra e New York ed ho continuato a coltivare questa mia passione. A 33 anni ho registrato il mio marchio.

 

E' stata definita come “stilista eco-sostenibile”. Come mai?

E' una cosa che ho immaginato ancora prima che tutto nascesse. Ho sempre sognato una moda eco-sostenibile. Da un lato che valorizzasse la donna e dall'altro rispettosa della natura. Oggi con i canoni e le vestibilità che abbiamo si tendono a vedere abiti sempre meno femminili con taglie che non valorizzano il corpo femminile. Ho voluto dare anche un valore sociale ai vestiti perché nel realizzarli punto al rispetto per la natura.

 

E come?

Quando sono stata in India ho conosciuta da vicino la seta vegana chiamata “ahimsa”. Questa seta viene prodotta senza immergere i bozzoli nell’acqua bollente ma lasciando spazio alla farfalla di uscire dal bozzolo senza intervenire in maniera violenta ma rispettando la metamorfosi del baco in farfalla. Poi si esegue la raccolta della fibra che viene successivamente lavorata dalle donne dei villaggi rurali indiani nel rispetto dei loro diritti.

Come sono i vestiti che lei realizza?

Possiamo parlare di stile globale perché cerco di prendere il bello di ogni Paese. Sono vestiti per la donna che viaggia, per tutti i giorni ma anche abiti da cerimonia. Sia couture che prêt-à-porter.

 

Da qualche anno ha aperto il suo Atelier a Cles ma è presente anche in altri centri?

 

L'atelier a Cles ho deciso di aprirlo anche perchè sono affezionata alle mie origini. A Taormina ho poi un punto vendita a cui mi appoggio. A Londra ho avuto l'occasione di appoggiarmi invece ad un “pop up store”, spazi che rimangono aperti solo per un certo periodo di tempo e dedicati anche a stilisti emergenti.

Non mancano nemmeno i progetti per il futuro.

Quelli non devono mai mancare. Ho in testa il progetto di creare una sorta di piattaforma per stilisti emergenti che aiutare tutti noi nel presentare e vendere il nostro lavoro. Vorrei poi aprire un sito produttivo di seta in Italia, in Sicilia oppure in Calabria dove ci sono zone che cresce molto bene il gelso. In Trentino purtroppo non aiuta il clima.

 

Sfondare nel mondo della moda non è semplice. Se qualche altro giovane le chiedesse un consiglio cosa gli direbbe?

Di andare avanti con i suoi progetti e di non perdersi d'animo. Qualsiasi cosa facciamo dobbiamo prima di tutto esserne noi convinti al 100%.

 

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