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Cronache di un impero in disfacimento: la questione nazionale in Trentino vista dagli ufficiali austro-ungarici

La figura di Francesco Giuseppe marca la fase finale del regno asburgico. Dalla sua incoronazione, avvenuta nel dicembre 1848, dovette affrontare le tensioni sociali, politiche e nazionali che sconvolsero l'impero e l'Europa. Dal Trentino gli ufficiali austro-ungarici registravano l'inasprimento della questione nazionale, scoppiata definitivamente con la guerra

Di Davide Leveghi - 03 dicembre 2019 - 13:19

TRENTO. Il regno di Francesco Giuseppe I non cominciava certo con i migliori auspici in quel 2 dicembre di 171 anni fa. Il '48 – non a caso entrato poi nel vocabolario come sinonimo di scompiglio e sconvolgimento – agitava tanto l'Impero austriaco da costringere l'imperatore Ferdinando I ad abdicare, lasciando il trono, data la rinuncia del fratello Franz Carl, al figlio di questo, Franz Josef, appunto. Appena 18enne, la sua incoronazione doveva iniettare nuova linfa in un Impero sconvolto dalle rivoluzioni.

 

Mentre il feldmaresciallo Radetzky soffocava i vagiti del Regno d'Italia, infliggendo una dura sconfitta ai piemontesi e costringendoli ad evacuare la Lombardia – celebrata da Johann Strauss padre con la composizione di una marcia in suo onore – l'Ungheria poteva essere domata solo con l'intervento dei russi, richiesto in nome della Santa Alleanza e della difesa dello status quo. Cominciava con il soffocamento delle rivoluzioni del 1848 un irrigidimento in senso centralista e assolutista, tale da crepare progressivamente l'impalcatura imperiale – il disfacimento fu tuttavia rallentato con la creazione nel 1867 della duplice monarchia austro-ungarica.

 

La “carriera” dell'imperatore, in una cornice biografica funestata dai drammi personali, veniva segnata dal graduale sgretolamento dell'ordine restaurato, tra cambi d'alleanza, avvento dei movimenti di massa, spinte centrifughe e quel tarlo ineluttabilmente fatale della questione nazionale. Questione che non risparmiava nemmeno una delle più leali province imperiali, quel Tirolo assurto al mito con la rivolta hoferiana – una vera e propria “Vandea” in difesa di Dio, la patria e l'imperatore – e che si manifestava in modo esemplare nella “battaglia dei monumenti” tra Bolzano (Walther von der Vogelweide, 1889) e Trento (Dante Alighieri, 1896).

 

“La figura di Francesco Giuseppe non compare moltissimo nelle memorie degli ufficiali austro-ungarici in Trentino – racconta Nicola Fontana, responsabile dell'archivio e della biblioteca del Museo della Guerra di Rovereto e autore di Memorie in divisa. Ufficiali austro-ungarici in Trentino al tempo di Francesco Giuseppe (2018) – nella testimonianza dell'ufficiale Novotny, ad esempio, si riporta come nella città di Trento i ritratti dell'imperatore non fossero molto frequenti negli esercizi pubblici. La città mostrava il suo volto marcato dal sentimento nazionale italiano, e semmai lo stemma dell'Impero compariva solo nei ritratti dei tre monarchi della Triplice Alleanza, accanto a Guglielmo e al re d'Italia”.

 

“La citazione di Francesco Giuseppe è infrequente – continua – celebrata in città solo dalle autorità, ad esempio in occasione del compleanno il 18 agosto, non dalla popolazione, che piuttosto nei contesti rurali lo considera figura popolare e amata. La rappresentazione del sentimento dei trentini verso l'imperatore è dicotomica e si nota nell'ostilità diffusa a Rovereto, Trento e Riva del Garda verso la guarnigione austro-ungarica e nei rapporti più amichevoli che si avevano invece nelle valli e nelle campagne. In ogni caso le relazioni dei soldati con la popolazione sono limitate dallo scoglio linguistico, si riducono a occasioni di festa come il Carnevale, all'incontro nelle osterie o a contesti formali d'ambito commerciale. Non c'è racconto della vita quotidiana, ma interesse verso la questione nazionale”.

 

Il Tirolo è percorso da tensioni crescenti. Le associazioni nazionali si innalzano a paladine dei diritti nazionali, aprono scuole e luoghi d'incontro ricettacoli di sentimento anti-italiano o anti-tedesco a seconda del caso. Questioni come l'università in lingua italiana o l'autonomia scavano definitivamente il solco fra la borghesia trentina e Vienna, sorda alle richieste di Trento. La costruzione del sistema di fortificazione, teso a difendere il limite meridionale dell'Impero dallo storico, fastidioso e crescente vicino – passato nel corso del regno giuseppino da acerrimo nemico ad alleato forzato e infine a traditore – pone i militari del genio in una posizione di osservatori privilegiati.

 

Chi è impegnato nella costruzione delle fortificazioni – chiosa Fontana – percepisce ancor più l'aggravamento del problema nazionale mano a mano che ci si avvicina alla guerra, attraverso la corsa agli armamenti, nella tensione degli episodi di spionaggio riferiti. La rappresentazione della realtà trentina, slegata dal contesto sociale, risulta schematica, in bianco e nero”.

 

Entrato in crisi nella prima fase dell'Impero di Francesco Giuseppe, l' “idillio tirolese” era destinato a rompersi in mille pezzi con lo scoppio della guerra, portando sul fronte dall'altra parte d'Europa oltre 60mila uomini – le diserzioni o la cattura da parte del nemico russo tra i trentini in divisa austro-ungarica raggiunsero un terzo del totale, mentre furono circa 700 i volontari che combatterono sin dal primo momento con il Regno d'Italia. La popolazione fu travolta dal conflitto, che sconvolse il territorio e portò le autorità belligeranti a sfollare più di 130mila tra anziani, donne e bambini. La Grande Guerra, il cui termine non fu visto dall'imperatore, marcava il tramonto di uno dei più grandi e longevi imperi europei.

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