Contenuto sponsorizzato

Dalla casa natale di Hitler al museo del fascismo a Predappio: l'Europa e i diversi modi di trattare con i propri fantasmi

E' di qualche giorno fa la notizia del respingimento del ricorso con cui la proprietaria della casa di Hitler a Braunau am Inn chiedeva un maggiore indennizzo allo Stato austriaco. L'edificio sarà trasformato, ma ancora non si sa come. Non è solo l'Austria, però, a trovarsi nella difficile situazione di dover gestire i luoghi intrisi del passato regime

Di Davide Leveghi - 08 agosto 2019 - 19:47

TRENTO. Monumenti, edifici e opere dei regimi totalitari lasciano ai posteri l'arduo compito di decidere cosa farne. Le democrazie nate dalle ceneri di una dittatura si trovano di fronte al problema di come gestire un patrimonio intriso di ideologia, uno strumento che gli autoritarismi, specie novecenteschi, hanno saputo sfruttare a fini propagandistici, veicolando messaggi altisonanti, innalzando opere che ne esaltassero la (supposta) grandezza.

 

È di qualche giorno fa la notizia, ad esempio, di una scritta “Dux” restaurata per volontà del sindaco di Villa Santa Maria, in Abruzzo, su una parete di roccia dove si vorrebbero creare delle vie d'arrampicata. “Quell'incisione è sempre stata lì- avrebbe dichiarato lo stesso, aggiungendo poi- se serve da attrattiva per far venire gente nel mio paese va benissimo”. Affermazione simile era stata pronunciata dal sindaco di Predappio riguardo alla proposta di mantenere aperta tutto l'anno la cripta Mussolini. Sempre in Abruzzo, sul Monte Giano, la scritta “Dux” composta da migliaia di alberi, cancellata in buona parte da un incendio nell'agosto 2017, fu “ripristinata” da volenterosi attivisti di Casapound.

 

A fascismo caduto, nel luglio 1943, e ancora di più a fascismo sconfitto, tra aprile e maggio del 1945, l'Italia fu percorsa da una furia iconoclasta che cancellò o abbatté monumenti e toponomastica. Ciononostante il passaggio del regime rimase impresso in moltissime opere. A Trento fu per opera di iniziative personali che alcuni nomi di vie e piazze vennero cambiati, mentre dal mosaico di Galleria dei Legionari vennero raschiati via il fascio littorio ed il nome di Mussolini. Per non parlare dell'Alto Adige, poi, dove i monumenti costruiti dal fascismo trovarono nei due principali gruppi linguistici da parte italiana la scissione dall'aspetto ideologico e l'ammantatura delle vestigia fascista col carattere nazionale e da parte tedesca un'inflessibile ostilità, manifestata dai numerosi attentati che colpirono i simboli della dittatura dall'Alpenvorland fino agli anni del terrorismo altoatesino.

 

Predappio, più di ogni altro luogo, contiene in sé l'essenza di queste problematiche. Assurto a Nazareth dei nostalgici, il paese natale di Mussolini ha avuto pace solo per un decennio, fino a quando il governo Zoli, dopo il picaresco viaggio del cadavere del “Duce”, non ha deciso di riconsegnarlo alla famiglia, dando avvio, con la sepoltura nel mausoleo di famiglia, alle macabre danze dei pellegrinaggi neri.

 

La presenza del corpo del dittatore, di certo, non ha aiutato il paesino romagnolo a disfarsi del suo scomodo passato e del suo ingombrante “figlio”. La polemica, spesso troppo settoriale nell'ambito degli storici, sulla bontà o meno del progetto di costruzione di un museo del fascismo proprio lì dove nacque Mussolini dimostra le difficoltà del Paese ad affrontare serenamente e con spirito democratico il proprio passato di dittatura totalitaria. L'inesistenza stessa, in Italia, di un museo dedicato alla storia del fascismo ed al regime testimonia le nostre lacune nella metabolizzazione del passato.

 

- Inaugurata nel marzo di quest'anno, la casa natale di Mussolini ospita un museo. Villa Carpena, residenza dei Mussolini poco distante da Predappio, è stata trasformata invece in un'esposizione agiografica con il benestare dei familiari. Eccetto quest'ultima, l'adeguatezza di operazioni volte a trasformare questi luoghi in centri di conoscenza e studio del fascismo appare alquanto opinabile in virtù del carico simbolico che contengono-

 

L'Europa trabocca di questi casi. Ogni Paese che la compone e che è passato per una o più dittature si trova nella posizione di doversi confrontare con un doloroso passato, e le risposte sono molto spesso le stesse (permettete lo schematismo), seppur declinate nei contesti nazionali: oblio- per dimenticare e passare oltre, senza però elaborare il lutto- e vittimismo rispetto alle proprie responsabilità come popolo- per scaricarsi dalla coscienza la partecipazione ai crimini delle dittature, riversando le colpe sul "cattivo perfetto" (Germania nazista e Russia sovietica su tutti).

 

Qualche giorno fa, ad esempio, è stata diramata la notizia della conclusione della disputa legale sulla casa di Brannau am Inn, paese che diede i natali ad Adolf Hitler nel 1889. Il respingimento del ricorso presentato dall'ex proprietaria della casa sul basso indennizzo- a suo giudizio- corrisposto dallo Stato ha infatti sbloccato la situazione, consegnando alla Repubblica austriaca il complicato compito di decidere le sorti dello stabile. Dall'iniziale ipotesi dell'abbattimento dell'edificio si sarebbe passati a quella della riconversione ad un uso che lo distanzi dal suo passato.

 

Divenuto durante il regime luogo di pellegrinaggio dei nazisti e recuperato dopo la guerra dalla famiglia dei proprietari, l'edificio fu preso in affitto dallo Stato austriaco con lo scopo di evitare che si trasformasse in un santuario del nazismo. Recentemente la casa ha ospitato un'organizzazione che lavora con le persone disabili, fino al 2011 quando la padrona non ha voluto vendere al pubblico e men che meno accettare di apporre una targa, posta alla fine su suolo pubblico, con la scritta: “Per la pace, la libertà e la democrazia, mai più fascismo. Milioni di morti ricordano”.

 

Premettendo che questo specifico caso si caratterizza per la presenza di una figura nata in un Paese, l'Austria, e divenuta dittatore in un altro, la Germania, ed evitando di dilungarsi sulle peculiarità del rapporto dei popoli di lingua tedesca con il passato nazionalsocialista, due aspetti meritano attenzione ai fini di un discorso più generale. In primis che nel caso di Hitler non ci sono stati né ci sono un corpo ed una tomba. Fu per sua scelta, nei giorni dell'assedio di Berlino, che il cadavere venne cremato in un cortiletto del bunker dove aveva passato gli ultimi giorni. I sovietici, giunti per primi nel luogo del suicidio, ritrovarono solo l'osso mandibolare e due ponti dentari, e ciò che rimaneva del dittatore che aveva avviato la più grande catastrofe della storia umana venne prontamente fatto sparire.

 

In secondo luogo l'Austria, proprio per la sua particolare vicenda storica, sviluppò nel secondo dopoguerra il mito della “prima vittima del nazismo”. La corresponsabilità ai crimini nazisti venne rimossa a favore di una tendenza assolutoria che voleva la piccola repubblica alpina succube della più potente sorella tedesca e privata delle sua unità nazionale. Il nazismo, dunque, come una parentesi in cui il popolo austriaco fu oggetto e non soggetto del regime- aspetto che torna in diversi Paesi della Mitteleuropa. Solo nel '91, per bocca del cancelliere Franz Vranitzky, vi fu riconoscimento da parte di un'alta figura dello Stato austriaco delle responsabilità di Vienna.

 

L'assenza del corpo del dittatore, pertanto, rende da una certa prospettiva le cose più facili per le democrazie succedute alle dittature, inibendo il processo di creazione di un luogo di omaggio alla salma. Italia e Spagna, vista la freschezza della polemica sul corpo di Franco, docent. Ciò non sgombra, in ogni caso, il problema dal tavolo, come testimonia d'altra parte il caso austriaco. La mancanza di un processo di riconversione e risignificazione dei luoghi collegati alle figure dei dittatori, oltre alla più generale difficoltà a confrontarsi, a metabolizzare e a superare (dove averne appreso la lezione) il proprio passato di dittatura, continuano a rappresentare i maggiori ostacoli alla costruzione di una democrazia consapevole e matura.

Contenuto sponsorizzato
Telegiornale
Ultima edizione
Edizione ore 19.30 del 28 settembre 2020
Il DolomitiTg, le notizie della giornata in sessanta secondi. Cronaca, politica, ambiente, università, economia e cultura: tutte le news in un minuto
Contenuto sponsorizzato

Dalla home

29 settembre - 10:06

Stop anche all'entrata delle stelle alpine in giunta a Laives, il sindaco Christian Bianchi: "Ci saremmo aspettati più prudenza dal direttivo della Svp con il mantenimento della neutralità lasciando alla gente la possibilità di scegliere. Il centrodestra ha deciso di mettere in stand by la formazione di nuove giunte con la Svp"

29 settembre - 05:01

Una famiglia si trova da martedì scorso tutta a casa in attesa dell'esito del tampone della figlia che da scuola, lunedì, era tornata con il raffreddore. E se ancora non è arrivata l'influenza e i primi raffreddori e mal di gola stanno arrivando proprio in questi giorni cosa succederà con il peggiorare della situazione? Sono sufficienti i tamponi a tenere sotto controllo la situazione?

28 settembre - 13:14

Questo strumento consente di igienizzare dopo ogni viaggio il furgone che garantisce il trasporto delle persone del Centro diurno. Un utilizzo che può essere anche ampliato alle altre necessità, come la sanificazione di alcuni locali e dei filtri dei convettori dell'impianto di raffrescamento e riscaldamento

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato