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Tra oggettistica e raduni fascisti, Predappio “ospita” i nostalgici nell'anniversario della nascita di Mussolini. Il sindaco: “Una grande risorsa turistica”

In vista del 136esimo genetliaco del “duce”, il paese romagnolo assisterà all'ennesimo corteo in onore dell'apertura della cripta di famiglia. L'Anpi insorge: “Uno sfregio alla memoria”. Il sindaco gongola: “Teniamola sempre aperta, è una questione strategica per il turismo”

Di Davide Leveghi - 27 luglio 2019 - 19:44

PREDAPPIO. Ci sono paesi il cui destino è segnato da qualche personaggio a cui ha dato i natali. Cronaca nera, fatti curiosi o sgradevoli, personaggi illustri più o meno encomiabili marcano a fuoco il nome di un luogo, creando quell'equivalenza che finisce per circondare pure la comunità che ci vive. Un destino crudele, questo, per Predappio, paese natale di Benito Mussolini.

 

A maggior ragione vista la lunga tradizione di sinistra, nella “rossa” Romagna, con la guida del Comune a trazione comunista e socialista- lo stesso nome dato al futuro dittatore riprendeva quello di Benito Juárez, eroe nazionale della Rivoluzione messicana. Un fato che il piccolo paesino ha sempre dovuto sopportare, con una spiacevole presenza di nostalgici, accorsi a migliaia nei frequenti pellegrinaggi alla cripta Mussolini che cadenzano il “calendario delle ricorrenze nere”: 28 aprile, anniversario della morte; 29 luglio, anniversario della nascita; 28 ottobre, anniversario della Marcia su Roma... un'altra versione, altrettanto ributtante, di “turismo nero”.

 

Una presenza peraltro ben sfruttata economicamente da chi, senza tante “sottigliezze” ideologiche, ha cavalcato l'affluenza dei simpatizzanti fascisti vendendo memorabilia d'ogni tipo, dalle t-shirt ai ciondoli, dalle bottiglie ai manganelli con le scritte “Me ne frego”. Un business che pare aver trovato nel nuovo sindaco di centrodestra, Roberto Canali, un deciso sostenitore, tanto che l'annunciata riapertura ai visitatori della cripta di famiglia in concomitanza del 136esimo genetliaco del Duce sarebbe a suo modo di vedere, come da dichiarazione, “una questione strategica per il turismo”.

 

Il turismo al di sopra dei valori costituzionali, dunque, nonostante le leggi sul divieto d'apologia al fascismo siano piuttosto chiare, tanto quanto è lampante la loro trasgressione da parte dei gruppi in camicia nera che sopraggiungono numerosi in occasione delle “festività” fasciste. E così, la bilancia sembra pesare più verso il riempimento delle casse dei negozianti che non verso il rispetto dei principi antifascisti alla base della nostra comunità, a prescindere da chi ci sia al governo.

 

Domenica 28 luglio, il giorno prima dell'anniversario della nascita del dittatore fascista, pertanto, il cimitero di San Cassiano aprirà i cancelli della cripta Mussolini. Una circostanza che alcuni famosi familiari, divenuti esponenti politici transitanti attorno alla galassia dei partiti di destra/centrodestra, auspicano possa trasformarsi da eccezionale a permanente, per la gioia di chi, come il sindaco Canali, vede nei nostalgici una buona risorsa economica.

 

Per celebrare l'occasione, è stato annunciato l'immancabile corteo dove qualche altro simpatizzante nero, “fascista del terzo millennio” o nostalgico del millennio passato, delizierà probabilmente le camere sfoggiando uno sgargiante fez o l'ennesima maglietta “goliardica” (fresca ancora l'immagine della militante di Forza Nuova con la t-shirt “Auschwitzland”). Una manifestazione, che tra “presenti” e “Giovinezze”, finirà poi per rendere omaggio, in un canovaccio perennemente uguale, al defunto dittatore.

 

La storia del corpo di Mussolini, ricostruita magistralmente dal libro di Sergio Luzzatto Il corpo del duce (è disponibile pure un documentario), finisce con i pellegrinaggi alla tomba, ma dietro di sé contiene una picaresca serie di vicissitudini che lo “sbatacchiarono” tra cimiteri e conventi, tra segrete sepolture e rocamboleschi “rapimenti”.

 

Sepolta nel cimitero di Milano in una fossa senza nome, la salma venne trafugata da un gruppo di fascisti e nascosta, con l'ausilio di alcuni sacerdoti, nel monastero della Certosa di Pavia. Al centro di trattative tra la famiglia, desiderosa di interrarla nella cripta Mussolini, e lo Stato, messo in difficoltà da questa “patata bollente”, venne infine consegnata alla prima dal governo democristiano guidato dal predappiese Adone Zoli, nel 1957. Il corpo del dittatore, scottante più che mai, veniva rimesso ai familiari in nome del principio cristiano dell'uguaglianza nella morte, inaugurando d'altra parte le periodiche adunate e i picchetti dei nostalgici.

 

A 136 anni dalla nascita dell'uomo che trascinò un intero paese, dopo vent'anni di totalitarismo, alla peggior tragedia della storia, ci rimane quindi, di fronte al desolante spettacolo che ci attenderà domenica, solo una speranza: che dalla cripta non esca il redivivo. Di questi tempi, non si sa mai.

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