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Anche quest'anno a Salò si cena celebrando la Marcia su Roma. Bontempi (Anpi): "Da oltre 20 anni qui si normalizza il fascismo"

A causa di diverse iniziative pubbliche, organizzate da privati nostalgici o dall'amministrazione comunale, da tempo Salò si sta convertendo in una sorta di "altra Predappio", convogliando su di sé il ruolo di centro della memoria del neofascismo italiano e dell'esperienza del fascismo repubblicano. Anche quest'anno, in occasione dell'anniversario della Marcia su Roma, non poteva mancare una cena in suo onore. Il presidente della sezione Anpi Medio Garda Antonio Bontempi: "Normalizzazione preoccupante. Sono venuti meno gli argini di riprovazione e scandalo"

Di Davide Leveghi - 02 ottobre 2020 - 13:30

SALO'. Come avviene ogni anno, anche in questo, già funestato da una pandemia globale, non poteva mancare la cena organizzata a Salò per celebrare l'anniversario della Marcia su Roma. Un noto ristorante della località gardesana, resa famosa dalla storia per la scelta di porre sede, il 23 settembre del 1943, ad alcuni ministeri della Repubblica sociale italiana, lo Stato fantoccio sostenuto dalla Germania nazista, ospiterà infatti 150 invitati per banchettare “in ricordo dei vecchi tempi”.

 

Al centro della celebrazione, l'evento che sancì l'ascesa al potere del fascismo, quando orde di camicie nere, con la colpevole passività di forze dell'ordine e della corte, si resero protagoniste di una prova di forza che avrebbe convinto il re a consegnare le chiavi del Paese nelle mani di Benito Mussolini – ben lontano in quel momento, tra l'altro, da Roma, e pronto a fuggire in Svizzera in caso di reazione da parte delle autorità.

 

Salò, d'altronde, non è nuova a manifestazioni dell'anima nera del Paese. A febbraio di quest'anno, il Consiglio comunale, in una seduta blindata da una massiccia presenza di forze dell'ordine, aveva bocciato la proposta dell'opposizione di centrosinistra di revocare la cittadinanza onoraria data al duce del fascismo ancora nel 1924. Con una schiacciante maggioranza, si era dunque deciso di mantenerla, con la giustificazione che la mozione era “strumentale e anacronistica”.

 

Ma c'è molto altro. Tra musei, poi effettivamente allestiti o solo ventilati, cerimonie private ma pubblicizzate, dichiarazioni e via dicendo, la placida località lacustre si è convertita in una sorta di “altra Predappio”, in cui la memoria del fascismo repubblicano, quello più rancoroso, brutale e terribile, viene alimentata da iniziative capaci di calamitare il mondo dell'estrema destra. In questo caso particolare, a fare da “calamita”, è un noto esponente di quella galassia, da oltre trent'anni attivo sul territorio, Gianluigi Pezzali.

 

“E' una tradizione lunga – spiega Antonio Bontempi, presidente della sezione Medio Garda dell'Anpi – il personaggio interessato da oltre 30 anni è impegnato a Salò in iniziative come campagne di manifesti, pubblicazioni, esposizioni e cene che vedono partecipare piccoli gruppetti, ma che negli ultimi anni hanno visto una pubblicizzazione particolare sui media. Contatta direttamente i giornalisti, invita politici che svolgono ruoli pubblici. Da qualche anno a questa parte c'è stato un vero e proprio salto, per uscire dalla tana e farsi vedere”.

 

Militante del Movimento sociale e segretario della sezione locale, non si distacca né dall'ideologia né dall'acronimo, visto che proprio nel Comune sul lago fonda il Movimento Salodiano Indipendente (con tanto di citazione di Giorgio Almirante nel simbolo). Impegnato anima e corpo nella promozione della memoria fascista, organizza con l'associazione Catarsi la prima “Fascio-teca” d'Italia, riunendo migliaia di documenti e pubblicazioni su fascismo e Grande guerra.

 

Sempre all'opposizione, negli ultimi anni si è reso conto della necessità di maggiore concretezza – spiega Bontempi – appoggiandosi alla maggioranza e alle forze di destra, visto che il suo elettorato veniva eroso proprio da quei partiti. Impegnato a coltivare la memoria del fascismo, non si è certo scontrato con la giunta attuale e un sindaco giunto al quarto mandato, che da parte sua non ha mai preso posizione”.

 

La maggiore preoccupazione – prosegue – sta nel fatto che eventi del genere non si organizzano più in un contesto di riprovazione. Non c'è più scandalo verso iniziative che non rappresentano momenti goliardici ma il tentativo di utilizzare il passato per legittimare posizioni dell'oggi. C'è un collasso degli argini, la normalizzazione di fenomeni simili. A noi interessa proprio in clima generale, l'uscita di questi pensieri da un solco arginato”.

 

E a Salò, questa “uscita dal solco”, come è avvenuta?O per intenzione o per la mania di sentirsi capitale, gli amministratori di questa città hanno deciso di sfruttare l'elemento del binomio Rsi-Salò a fini economici e turistici. Il risultato è stato creare una sorta di 'altra Predappio', in cui manca l'elemento privato e c'è un aspetto più delicato di centro dell'esperienza fascista repubblicana, del sacrificio dei giovani della Rsi”.

 

Questo binomio, però, è falso. Salò è stata sovraesposta nel legame a quel periodo. Non fu il centro del fascismo repubblicano, che vide città ben più grandi, come Brescia o Verona, svolgere dei ruoli di maggior importanza. Il fatto che gli amministratori ci abbiano visto la possibilità del rilancio turistico si è poi concretizzata in diverse iniziative, come la sezione sulla Rsi nel museo comunale, la creazione di un centro studi sulla Rsi sostenuto da Comune, Provincia e Regione e fondato dal figlio di Tremaglia (Mirko Tremaglia, noto esponente dell'Msi-Alleanza nazionale, per capirci uno dei grandi promotori dell'istituzione del Giorno del Ricordo, ndA), o la proposta di dar vita ad un Museo del Ventennio. Ma Salò, cosa c'entra con il Ventennio? Nulla”.

 

Nello stesso museo comunale, quindi, l'Rsi viene raccontata in una prospettiva che esce dal locale e fa della località sul Garda il centro di un'esperienza nazionale. Un filo lega tutte queste iniziative, in un contesto generale di sdoganamento della memoria fascista, cominciato ancora negli anni '90. “Il filo conduttore è che la storia è finita. Il fascismo è stato condannato e quindi è inutile essere divisivi – conclude Bontempi – di fatto ciò che avviene, invece, è la normalizzazione di quella storia, che si vuole rendere neutra”.

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