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L’artista tappezza il bunker di Mussolini con i pixel colorati: “Un prolungamento dell’assurdità dell’oblio”

L’intera collina è stata coperta con motivi colorati per attirare l’attenzione sul bunker che vi è nascosto al di sotto, con la forma militare del travestimento che è stata in qualche modo invertita nella sua funzione. Così il bunker del duce è stato “pixelato” dall’artista Catrin Bolt che per la sua opera ha usato particolari sostanze ecocompatibili

Di Tiziano Grottolo - 10 ottobre 2020 - 17:35

BOLZANO. Come in ogni territorio di confine in Alto Adige ci sono centinaia di bunker e fortificazioni, eredità soprattutto legata al ‘900 in particolare al periodo della Seconda guerra mondiale. Uno di questi, il “bunker 15”, si trovava a Bolzano sud vicino all’autostrada A22 dove ora si incrociano via Einstein e via Agruzzo. Il passato è d’obbligo visto che la struttura principale in calcestruzzo è stata abbattuta mentre la parte restante è stata nascosta sotto una collina durante i lavori per la costruzione della MeBo negli anni ‘90.

 

Il bunker faceva parte di un complesso più ampio denominato “Sbarramento Bolzano Sud” ma noto anche con il nome di “Vallo alpino del littorio” i cui lavori iniziarono nel 1939 quando al governo c’era Benito Mussolini. Queste fortificazioni avrebbero dovuto difendere l’Italia da una possibile aggressione proveniente da nord, infatti i rapporti con l’alleato nazista (in particolare durante il primo tentativo da parte di Adolf Hitler di annettere l’Austria) non sono sempre stati idilliaci.

 

Le reminiscenze che rimandano a questo periodo fanno da sempre molto discutere, soprattutto in Alto Adige dove il regime fascista attuò una violenta opera di “italianizzazione”. Politica e opinione pubblica spesso si dividono fra chi vorrebbe rimuovere statue, monumenti o semplici riferimenti a quello che è stato il periodo più buio della storia d’Italia e chi chiede di lasciarli dove sono (talvolta non senza malizia). Da un lato il rischio di “nascondere la polvere sotto al tappeto” senza una reale presa di coscienza, dall’altro il pericolo della glorificazione senza riuscire a contestualizzare il monumento o l’opera in questione.

 

L’artista viennese Catrin Bolt però ha superato l’ostacolo, mettendo l’accento sul “bunker 15” in un modo del tutto originale, riuscendo in un colpo solo a riportare alla luce una struttura nascosta ma senza in alcun modo mistificarla. Anzi, è persino riuscita a renderla apprezzabile. Nel mio ruolo di artista con un particolare sguardo verso le dimensioni politiche dei nostri spazi quotidiani – spiega – sono stata invitata ad attirare l’attenzione sul bunker sotto alla collina, sfruttando la mia creatività. Il pensiero di mimetizzare a sua volta la collina, cioè la natura, sembra, inizialmente assurdo. Una collina ricoperta di erba, che si camuffa. Un prolungamento dell’assurdità dell’oblio, quando si tratta di eredità storica, cioè camuffare l’atto del dimenticare. In questo contesto la collina dovrà scomparire, o dissolversi, in tre fasi e in modi diversi. Ma sarà proprio questa mimetizzazione a donarle visibilità”.

 

Bolt ha sviluppato un progetto attorno al tema del nascondersi e del camuffamento. L’intera area è stata coperta con motivi mimetici per attirare l’attenzione sulla collina, con la forma militare del travestimento che è stata in qualche modo invertita nella sua funzione. Il “velo” mimetico posizionato dall’artista è servito ad attirare l’attenzione su una struttura militare nascosta. A partire dal 2017 la collina ha subito tre interventi, nel primo l’artista ha voluto creare un effetto ottico, con motivi che ricordavano la segnaletica del manto stradale. Nel secondo è stato scelto un motivo camouflage, mentre nella nella terza e ultime fase, la collina è stata completamente “depixelata”, come accade per i territori inaccessibili su Google Earth. I Colori, ecocompatibili e senza sostanze tossiche, hanno coperto il “bunker 15” che grazie all’artista viennese ha ritrovato una propria dimensione lasciando in eredità alla cittadinanza un’opera del tutto fuori dagli schemi ma dal grandissimo impatto visivo.

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