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Educa e il festival dell'educazione: ''L'innovazione non può fermarsi alla scuola e alla famiglia, ma deve necessariamente coinvolgere il territorio''

Nel bilancio pesano positivamente anche i numeri raccolti dallo staff rispetto alla partecipazione, cui si aggiungono i primi dati dell’indagine sul pubblico condotta dagli studenti dell’Istituto Fontana di Rovereto. Dai questionari emerge già una soddisfazione piuttosto buona dei partecipanti, l’88 % dei quali dichiara di voler tornare anche nei prossimi anni

Pubblicato il - 16 aprile 2019 - 18:42

TRENTO. E' calato il sipario su Educa, il festival dell'educazione e il comitato promotore fa una prima valutazione della manifestazione dedicata quest’anno ai rapporti tra scuola e famiglia. "Abbiamo colto una varietà di posizioni e indicazioni dai molti esperti intervenuti - spiega Paola Venuti, coordinatrice scientifica del festival - ma tutti i contributi scientifici e le ricerche, così come le pratiche presentate confermano unanimemente la necessità di ripensare condizioni, strumenti e metodi della relazione tra insegnanti e genitori. Questa innovazione non può fermarsi alla scuola e alla famiglia, ma deve necessariamente coinvolgere il territorio, sapendo cogliere anche da esperienze di frontiera modelli praticabili di inclusione".

 

Nel bilancio pesano positivamente anche i numeri raccolti dallo staff rispetto alla partecipazione, cui si aggiungono i primi dati dell’indagine sul pubblico condotta dagli studenti dell’Istituto Fontana di Rovereto, che saranno ulteriormente analizzati dall’Università di Trento nelle prossime settimane. Dai questionari emerge già una soddisfazione piuttosto buona dei partecipanti, l’88 % dei quali dichiara di voler tornare anche nei prossimi anni.

 

Nei giorni del festival quasi 70 relatori hanno rappresentato ricerche e illustrato esperienze sulle relazioni tra genitori e insegnanti, oggi messa in crisi da cambiamenti sociali, economici culturali, avvenuti in pochi anni.

 

“Il nostro intento – sottolinea Venuti - non era quello di proporre una soluzione universale che non esiste, ma di provare a capire dove sono i nodi critici e quali sono le strategie che si possono mettere in campo. E lo abbiamo fatto invitando relatori con competenze molto differenti: pedagogisti, psicoterapeuti, filosofi, esperti di comunicazione digitale, avvocati, scrittori e sportivi".

 

Più di 90 gli appuntamenti in calendario tra cui 18 incontri (lectio magistralis, focus e dialoghi) con esperti nazionali, ma anche grande spazio all’esperienza con 42 laboratori e 20 attività di animazione. Le 16 proposte della mattinata di apertura del festival dedicata alle scuole hanno registrato oltre 700 studenti di tutte le età (dai bambini delle scuole materne a quelli degli istituti superiori). I giovani hanno inoltre partecipato anche agli altri momenti sia come pubblico sia con un ruolo attivo nell’organizzazione come le classi di studenti degli istituti Don Milani e Fontana.

 

"Sono emerse indicazioni diverse - aggiunge Venuti - che vanno dall’aggiornamento delle competenze indispensabili per insegnare con il necessario adeguamento dei piani formativi delle università agli strumenti tecnologici che possono facilitare il dialogo con le famiglie o ancora alla riorganizzazione delle classi. È difficile perciò fare una sintesi, credo però che trasversale a tutti gli interventi sia stata un’indicazione culturale e cioè che educare da soli è impossibile, occorre farlo insieme prendendosi cura dello sguardo altrui, attraverso una relazione autentica. Su questo molto ci possono insegnare proprio le esperienze di frontiera e quelle che riguardano i bambini e i ragazzi più fragili cui abbiamo dato grande spazio ottenendo una altissima attenzione e partecipazione".

 

In generale gli spettacoli in teatro (concerto “Aspettando Educa” e l’anteprima del film “Quello che i social non dicono”) hanno registrato il tutto esaurito, come molti degli appuntamenti con gli esperti (gli incontri con Michela Murgia, Giacomo Mazzariol, Umberto Galimberti, ma anche quelli sull’autismo e la genitorialità, ad esempio). La partecipazione media del pubblico ai dialoghi e focus è stata di 95 persone.  Per quanto riguarda la comunicazione sono stati redatti 21 comunicati stampa e 12 video interviste ai relatori del festival.

 

“Il nostro impegno ora – aggiunge Francesca Gennai, vicepresidente di Consolida - è di restituire a chi ha partecipato e a chi non ha potuto esserci, la ricchezza delle riflessioni emerse. Lo faremo con un libro che uscirà in autunno in libreria nel quale ripercorreremo i temi affrontati in queste dieci edizioni, rivisitandoli insieme ai principali esperti che ci hanno accompagnato.”

 

Altrettanto positivo l’andamento della comunicazione on line con 8 mila utenti attivi nell’ultimo mese sul sito web del festival con 24 mila visite. Per quanto riguarda i social: la pagina Facebook del festival ha quasi 6 mila mi piace e più di 6.100 follower, mentre su Twitter questi ultimi sono quasi 400 con 30.900 visualizzazioni

 

Il festival è diventato negli anni un progetto collettivo: ai 3 enti promotori (Provincia di Trento, Università di Trento e Comune di Rovereto), al consorzio Consolida che lo organizza, ai partner scientifici (Fondazione Bruno Kessler, Fondazione Franco Demarchi), agli enti sostenitori (Cooperazione trentina e casse rurali trentine) si sono aggiunte nel tempo centinaia di organizzazioni. In particolare a questa decima edizione hanno contribuito più di 60 enti tra istituzioni, associazioni, imprese, cooperative, centri culturali come i musei.

 

Anche quest’anno gli studenti dell’Itet Fontana di Rovereto coordinati dai loro docenti e con la supervisione scientifica di Luigi Lombardi, professore di Psicometria dell’Università di Trento hanno curato un’indagine sul pubblico del festival. I dati raccolti con oltre 542 interviste saranno analizzati approfonditamente nelle prossime settimane. Già ora emerge però che il 59% del pubblico è femminile, e più della metà si occupa professionalmente di educazione.

 

Le fasce di età più presenti sono tra i 26 e 48 anni (39%) e tra i 45 e i 55 (26%). Tra il pubblico di Educa c’è un consistente gruppo (il 62%), di visitatori habitué che risultano fedeli alla partecipazione nel tempo all’evento, ma non mancano nuovi visitatori (37%), e l’88% degli intervistati dichiara di voler tornare nei prossimi anni.  Il festival si caratterizza per una marcata presenza di visitatori trentini (con prevalenza della Provincia di Trento pari all’88%), ma non mancano quelli provenienti da fuori Regione (10%). In generale il livello di soddisfazione dei visitatori è piuttosto buono (il 92% esprime un giudizio superiore a 7 su una scala da 0 a 10). La partecipazione ai vari appuntamenti è distribuita, ma prevale la frequenza ai dialoghi (43%) e ai laboratori (32%).

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