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Festival delle famiglie. Fugatti esulta: "Trentino modello a cui guarda tutto il Paese"

Nella prima giornata del Festival delle famiglie è intervenuto a conclusione il presidente Maurizio Fugatti. Di fronte al quadro impressionante della denatalità nazionale, il Trentino-Alto Adige rappresenta un'eccezione. "Da noi molte misure di sostegno alle famiglie"

Foto di Daniele Mosna
Pubblicato il - 02 dicembre 2019 - 20:13

TRENTO. “Il Trentino è un modello a cui lo Stato guarda con attenzione. Siamo dopo l’Alto Adige uno dei territori con il tasso di natalità più alto in Italia e abbiamo messo in campo negli anni misure importanti in favore della famiglia. Ospitare un festival come questo quindi per noi è cosa quasi naturale”. Sono queste le parole, soddisfatte, del presidente della Provincia Maurizio Fugatti, intervenuto a conclusione della prima giornata del Festival delle famiglie, rassegna che ha preso oggi inizio con incontri al Teatro sociale di Trento.

 

“Abbiamo anticipato l’assegno di natalità governativo con l’assestamento di bilancio, adottando una misura che comporta l'erogazione di 100 euro per il primo figlio, che sale a 120 e a 200 per il terzo, con un impegno di spesa pari a circa 12 milioni di euro, a cui ne aggiungiamo più di due per il bonus nidi – ha aggiunto, parlando delle politiche adottate a riguardo dalla Giunta - ora, a seconda di come il governo interverrà nel prossimo futuro, le nostre misure andranno ricalibrate, in un’ottica naturalmente complementare. In ogni caso lo sforzo fatto dalle strutture provinciali e dall’Agenzia della famiglia è stato molto importante”.

 

“Gli aiuti economici, però, per quanto importanti, non sono esaustivi. Ad essi vanno affiancate adeguate politiche per la conciliazione famiglia-lavoro. In alcuni paesi del Nord europa dove le donne lavorano di più si fanno anche più figli. Perciò ad esempio abbiamo aumentato le detrazioni Icef per le donne che lavorano. Il tema dei nidi aziendali, sul quale abbiamo coinvolto fra gli altri anche l'Azienda provinciale per i servizi sanitari, è altrettanto significativo. Tutto ciò è confluito nel Piano strategico che abbiamo appena adottato, che si occupa anche di un altro tema, l’emancipazione dei figli dai nuclei familiari di appartenenza. Incentiviamo ad esempio i giovani a prendere casa autonomamente”.

 

“Non solo: abbiamo pensato ad un indicatore di sviluppo territoriale che calibra i nostri aiuti in ragione dell’effettiva situazione del Comune di residenza. Lo abbiamo fatto per aiutare soprattutto le zone di montagna e più lontane dai centri urbani. Per chi vive nelle realtà più a rischio spopolamento l’aiuto potrà essere maggiore, a parità di altre condizioni. L’indicatore sarà utilizzato per tutti i tipi di sussidi, compresi quelli all’industria e all’artigianato, e anche a fini Irap. Il Piano strategico mette dunque a disposizione risorse economiche in misura importante alle famiglie del Trentino. Accanto a questo, abbiamo pensato a tutta una serie di politiche che legano il mondo del lavoro alla donna che lavora e altre potremo sviluppare in futuro. Stiamo pensando ad esempio ad un punteggio aggiuntivo nei concorsi pubblici per le donne che hanno anche dei figli”.

 

L'intervento finale del governatore leghista è stato preceduto, come detto, da una serie di incontri. Tra questi gli interventi del ministro Elena Bonetti, del professore Alessandro Rosina, docente alla Cattolica di Milano, e di Chiara Ludovica Comolli dell'Università di Losanna, i quali hanno delineato un quadro impressionante del crollo demografico italiano a partire dai '70. Da quel momento, infatti, l'Italia è divenuta il Paese con il più basso tasso di fecondità al mondo (440mila nascite nel 2018). Un quadro che le previsioni per il futuro non rendono certo più ottimistico.

 

La stabilizzazione della popolazione mondiale vede l'Italia posta in un terzo gruppo di Paesi con un tasso inferiore a 1,5 figli e in costante decrescita, di contro a Paesi scesi poco al di sotto di due figli per donna e con squilibri ridotti – come la Francia – o ad altri scesi sotto questa soglia ma risaliti – come la Germania. Il Bel Paese è una tra le nazioni in cui la nascita del primo figlio è maggiormente ritardata (31,5 anni), in cui la percentuale di donne senza figli raggiunge il 22% e che maggiormente contribuisce in Europa al crollo demografico.

 

Territorio in controtendenza è sicuramente la regione Trentino-Alto Adige/Südtirol, anche se con differenze al proprio interno. È infatti la provincia di Bolzano a registrare il tasso di figli per donna più alto in Italia (1,6 figli per donna).

 

A cosa sono dovuti, dunque, questa diffusa denatalità e l'andamento in controtendenza della nostra regione? La spiegazione generale è legata al peggioramento delle condizioni economiche. Ma ci sono anche delle cause meno tangibili connesse alle aspettative negative sul futuro lavorativo, agli esiti delle politiche sviluppate nei vari Paesi per favorire la natalità e persino all'andamento dello spread. La crisi del 2008, pertanto, ha avuto effetti sul lungo periodo. Sulle “ricette” per aumentarla ci sono le misure che favoriscono l'autonomia dei figli (lavoro stabile, accesso alla casa, ecc.), i servizi per l'infanzia, il sostegno economico alle coppie con figli.

 

Il pomeriggio è proseguito con una tavola rotonda moderata dal giornalista Alberto Faustini a cui hanno partecipato Regina Maroncelli, presidente dell'Associazione europea della Famiglia numerosa, Manuela d'Alessandro, responsabile Unicef per i programmi Comunità, Ospedali e Scuole “Amici dei bambini” e Silvia Piani, assessora alle politiche per la famiglia e pari opportunità della Regione Lombardia.

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