Contenuto sponsorizzato
Trento
22 novembre | 13:30

Il ruolo dei padri tra famiglia-lavoro e l'esempio della Spagna al Festival di Trento: "La cura dei figli sia realmente condivisa tra entrambi i genitori"

Cresce il numero di padri che usufruiscono del congedo a loro dedicato e si alza la voce di quanti rivendicano il diritto di passare del tempo con i figli. L’impatto della genitorialità sulle carriere e le retribuzioni rimane però penalizzante per le madri rispetto ai padri e fa pensare che ci sia bisogno di una rivoluzione del paradigma culturale con cui si pensa la genitorialità

di Redazione

TRENTO. Il ruolo dei padri nella conciliazione famiglia lavoro, questo un panel inserito nell'ambito del Festival della famiglia in corso a Trento. Un appuntamento di incontri, attività, eventi e laboratori aperti alla cittadinanza per indagare l'evoluzione della società in un contesto di grandi cambiamenti globali a livello economico, sociale e demografico.

 

Da figure marginali nella cura dei figli, molti padri - per scelta o per necessità - hanno un ruolo sempre più presente nella quotidianità della casa. Cresce il numero di padri che usufruiscono del congedo a loro dedicato e si alza la voce di quanti rivendicano il diritto di passare del tempo con i figli.

 

Tuttavia, l’impatto della genitorialità sulle carriere e le retribuzioni rimane penalizzante per le madri rispetto ai padri e fa pensare che ci sia bisogno di una rivoluzione del paradigma culturale con cui si pensa la genitorialità. La Spagna, su questo, può essere un esempio da seguire.

 

Un tema analizzato al Castello del Buonconsiglio nel panel "I padri protagonisti del quotidiano", moderato Luca Pianesi, direttore de il Dolomiti. Un appuntamento con protagonisti Achille Spinelli, vice presidente della Provincia di TrentoMaria De Paola, professoressa di Economia politica all'Università della Calabria e dirigente InpsStefania Terlizzi, dirigente generale dell’Agenzia del LavoroMarc Grau-Grau, professore di Politiche sociali e familiari e direttore dell'Istituto di studi avanzati sulla famiglia all'Università di Barcellona, e Alessandra Minello, ricercatrice in demografia all'Università di Padova e autrice di autrice di "Senza figli" e “Genitori alla pari”.

 

"Questo appuntamento vuole innanzitutto promuovere cultura", spiega Spinelli. "Il ruolo dei padri sta diventando centrale per il Trentino, per il nostro Paese e per il mondo intero. E' tempo che la famiglia sia considerata in una prospettiva più ampia, in cui il carico e la cura dei figli siano realmente condivisi tra entrambi i genitori. Quello di oggi è inoltre un tema che tocca da vicino anche l’economia, perché il ruolo dei padri incide in modo significativo sulla conciliazione tra tempi di vita e di lavoro. La Provincia intende coinvolgere su questo fronte le categorie economiche, per favorire una gestione efficace del congedo parentale nelle aziende e contribuire a superare lo stigma sociale del 'mammo', che è scorretto e riduttivo. Al contrario, deve essere riconosciuto come un’opportunità di valore sociale per tutta la comunità".

 

Il vice presidente ha inoltre aggiunto che la Provincia lavora su nuove direttrici per sostenere la conciliazione, oltre all’esperienza della scuola materna attiva nel mese di luglio: “Grazie al Pnrr abbiamo ampliato, insieme ai Comuni, i posti negli asili nido. Per accompagnare al meglio questa crescita, nella manovra finanziaria la Giunta ha approvato due provvedimenti: il primo riguarda l’abbattimento del costo dei nidi in base all’indice Icef; il secondo introduce un Servizio di interesse economico generale per garantire attività destinate ai ragazzi della scuola primaria e della secondaria di primo grado durante i mesi estivi”.

 

La professoressa di Economia politica De Paola ha spiegato che in Italia "la nascita del primo figlio avviene con un’età media di 36 anni per i padri e di 32 per le madri. Il principale vincolo alla scelta di fare famiglia resta la stabilità lavorativa. Gli uomini, in genere, possono contare su carriere che proseguono in modo lineare anche dopo la nascita dei figli, mentre per molte donne si registrano ripercussioni significative, spesso con la richiesta di part-time o persino con l’abbandono del lavoro. E' così che si alimenta il gender gap salariale tra uomini e donne. Alla cura dei figli si aggiunge poi quella degli anziani".

 

In Italia il congedo di paternità obbligatorio, 10 giorni, viene utilizzato nel 64% dei casi, mentre il congedo parentale da parte degli uomini resta inferiore all’1%.

 

“In Trentino il tasso di partecipazione al lavoro mostra ancora un divario del 10% tra uomini e donne. Le donne lavorano part-time nel 38% dei casi, contro il 5% degli uomini", prosegue Terlizzi. "E' un paradigma che deve cambiare: il carico di cura non può ricadere solo sulle donne che, fino ai 30 anni, lavorano full time per il 79%, ma che con la maternità vedono spesso modificarsi la propria condizione lavorativa. In Trentino, anche grazie al sistema di welfare, negli ultimi cinque anni il tasso di dimissioni è sceso dal 18% al 3%. Resta però un nodo cruciale: la resistenza dei padri a utilizzare i congedi parentali per timore di penalizzare la propria carriera. In provincia di Trento, infatti, su 280.000 giornate di congedo, 230.000 sono richieste dalle mamme".

 

Il professore di politiche sociali e familiari e direttore dell'Istituto di studi avanzati sulla famiglia all'Università di Barcellona evidenzia che la paternità è in transizione e occorre introdurre un cambio di paradigma culturale: “In Spagna è stato fatto molto e i padri che lavorano ricevono 16 settimane di congedo contro le 10 giornate in Italia. Occorre investire maggiormente per invertire la rotta e cercare di alzare l’occupazione femminile".

 

Perché il 40% dei padri non utilizza un congedo retribuito al 100%? Questa la domanda che si è posta Minello: "Le ragioni sono soprattutto culturali: spesso permane uno stigma, una scarsa conoscenza delle opportunità disponibili oppure una difficoltà a riconoscersi pienamente in questo ruolo di cura. La parola 'mammo', per esempio, tende a svilire la figura paterna, inoltre è ancora un deterrente nell’utilizzo dei congedi. Finché non ci saranno scelte istituzionali in grado di orientare il cambiamento culturale, la situazione faticherà a evolvere. Oggi i padri sono sempre più presenti, contribuiscono alla vita domestica e alla cura dei figli, ma non ancora in misura paritaria rispetto alle donne. Dobbiamo costruire un Paese capace di favorire questo cambiamento culturale e ampliare le opportunità di accesso ai servizi di cura — oltre ai nidi, anche il post-scuola, le attività estive e altre proposte che possano sostenere davvero le famiglie".

 

Il Festival della famiglia è un evento ideato e organizzato in collaborazione con l’Università di Trento e Tsm – Trentino School of Management. Il titolo di questa edizione è "Costruire il domani" (Qui info).

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Società
| 24 aprile | 19:48
La testimonianza carica di gratitudine della signora Rosalina: "Di sanità si parla sempre male, forse perché fa più notizia: ma qui a Trento ho [...]
Cronaca
| 24 aprile | 21:20
Incidente stradale a Pergine Valsugana: feriti una donna di 67 anni e un uomo di 51 
Cronaca
| 24 aprile | 18:41
Grande cordoglio in paese per la morte della giovane mamma Helen Zubani, vinta a soli 36 anni da una malattia fulminante
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato