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''Incontrarsi'' al Villaggio del Fanciullo SOS, dove tra le famiglie di 27 etnie, operatori e volontari cresce la speranza che, insieme, possiamo farcela

Silvano Bert ci racconta il ciclo di incontri (lui è stato il moderatore) che si sono tenuti a partire da marzo nella struttura diretta da Giovanni Odorizzi. Si è parlato del rapporto uomo-donna, dell'orientamento sessuale plurale, dei pregiudizi sui disagi psichiatrici

Di Silvano Bert - 23 maggio 2019 - 12:15

TRENTO. I trentini conoscono tutti il Villaggio del Fanciullo SOS. Ci è caro, è sostenuto dalle istituzioni e dai cittadini fin dalla nascita, nel 1963. E' un dono dell'Europa pentita. A fondarlo nel 1949, per gli orfani di guerra, è infatti un medico austriaco, Herrmann Gmeiner, che si ispira al cristianesimo della fratellanza universale. Le cooperative sociali, per l'accoglienza dei bambini in difficoltà familiare, si diffondono da allora in tutto il mondo.

 

Oggi a Trento hanno bisogno di soccorso non solo i trentini e gli italiani. Al Villaggio le etnie sono 27, distribuite fra le confessioni cristiane, l'islam, le religioni orientali. La sfida è l'incontro fra culture, fra chi arriva diverso e chi da questa diversità si sente minacciato. Il pluralismo richiede più conoscenze e sensibilità.

 

Per questo il Villaggio, il direttore è Giovanni Odorizzi, ha organizzato sei incontri di formazione (sono cominciati a fine marzo) per gli operatori e i volontari, aperti a tutti i cittadini.

 

Alla accoglienza è chiamata la società intera, quella fiduciosa, quella spaventata, anche quella incattivita. Nelle assemblee si danno e si ricevono stimoli. L'”Incontrarsi” si richiama alla “Dichiarazione universale dei diritti umani” approvata dall'Onu nel 1948. Fu Eleanor Roosevelt, una donna, a scrivere l'articolo 1, superando d'un balzo gli “uomini” della prima stesura: “Tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali in dignità e diritti”. Così fu indicato agli Stati il percorso, nella tensione fra diseguaglianze da ridurre e differenze da valorizzare. Il cammino fu ed è accidentato. Anche le nostre assemblee, in cui si incontrano più di cento persone, sperimentano al proprio interno accenti diversi nel rapporto fra “cultura” e “diritto”.

 

Il primo incontro è dedicato al rapporto fra l'uomo e la donna: perché esiste ancora tanta “violenza di genere nelle relazioni affettive”? Poi: perché solo oggi emerge alla luce del sole, contrastato, l'”orientamento sessuale plurale”? E infine, l'ultimo incontro del ciclo primaverile: “Come combattere il pregiudizio sul disagio psichico”? La gestione degli incontri è affidata alla “Casa Rifugio per donne vittima di violenza”, all'Università di Trento, alle Associazioni Lgbt+ e Agedo, al Servizio di salute mentale. Alla “Casa del Sole” il concerto è opera di giovani sassofonisti. Sul film “L'affido” la discussione è animata. Ascoltiamo testimonianze toccanti che sciolgono la diffidenza: cresce la speranza che, insieme, possiamo farcela.

 

Sono messi a frutto gli studi di genere. La Circoscrizione Oltrefersina e il Consiglio pastorale di S. Antonio e Sacro Cuore danno coraggiosamente la loro adesione, ma è forse la parola incriminata del “genere” a ridurre la presenza dei parrocchiani. E' rilevata con franchezza, ma senza ira, la distanza, nella forma e nella sostanza, dal Family Day di Verona, dai decreti di Simone Pillon e di Matteo Salvini. Sappiamo che il confronto deve continuare ed estendersi. Non c'è ossessione per la sicurezza, Franco Basaglia è citato con ammirazione.

 

In autunno il corso proseguirà, sulle “persone migranti”, sui “ragazzi che crescono fuori famiglia”, sulla “spiritualità nelle diverse fedi”. Il Villaggio aspira ad essere sempre più un simbolo del Trentino che accoglie e che dialoga.

 

Silvano Bert- moderatore di “Incontrarsi”

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