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“Il nemico numero uno è l'ignoranza”: il Mondo in Piazza raggiunge Trento per parlare di accoglienza e integrazione

Nello spazio del Sas, vista la pioggia, si sono alternati al microfono i vari rappresentanti delle realtà coinvolte nell'iniziativa. Cgil, FaRete, Atas, Acav, Forum trentino per la pace e i diritti umani, Comunità islamica del Trentino-Alto Adige hanno raccontato le loro esperienze. In mattinata anche il Dolomiti ha partecipato a un incontro sulle notizie e l'informazione

Di Davide Leveghi - 28 luglio 2019 - 14:44

TRENTO. Cgil, FaRete, Atas, Acav, Forum trentino per la pace e i diritti umani, Comunità islamica del Trentino-Alto Adige. Sono queste le realtà che nell'ultimo incontro del progetto Il Mondo in piazza, organizzato da 46o parallelo- L'atlante delle guerre e dei conflitti del mondo si sono presentate al pubblico.

 

Un'iniziativa nata dall'urgenza di contrastare le fake news che inondano il dibattito pubblico sull'immigrazione e l'accoglienza, raccontate come “invasione” e “assedio”, mostrando alla cittadinanza il lavoro, le fatiche e le soddisfazioni del mondo associazionistico impegnato in questo settore. Una serie di eventi attraverso cui l'Atlante ha portato nelle piazze i grandi temi del dibattito internazionale, apportando tappa dopo tappa complessità e nuovi temi.

Dopo una mattinata all'insegna degli incontri, con la mostra sulla guerra in Libia di Fabio Bucciarelli, il dibattito in piazza alla presenza del direttore de Il Dolomiti Luca Pianesi e del giornalista Luca Andreazza, di Claudio Bassetti, presidente del CNCA ed ex presidente della SAT, moderato da Elia Gerola e con i disegni di Flavio Rosati, ed un pomeriggio tra i giochi della Uisp, le associazioni si sono presentate. Il Mondo in Piazza s'è dimostrato uno sforzo importante, come detto dal direttore responsabile Raffaele Crocco, per tornare a “confrontarci nelle piazze, a vederci, ad annusarci”, senza chiudersi in bolle che impediscono la comunicazione e il confronto, isolandoci dalla realtà.

 

Con il patrocinio del Comune di Trento, presente attraverso il vicesindaco e assessora alle politiche sociali Mariachiara Franzoia, la presentazione delle associazioni è avvenuta nello spazio archeologico del Sas, in virtù del peggioramento nel pomeriggio delle condizioni meteorologiche. Primo a parlare è stato Andrea Grosselli, uno dei segretari confederali della Cgil Trentino.

 

Il mondo del sindacato- ha detto- è collettore ti tante storie, anche d'integrazione. Quando si parla del mondo, infatti, il sindacato ce l'ha in casa, contenendo al proprio interno quasi tutte le nazionalità, le culture, le diversità”. Accompagnato dalla proiezione di un video, utile a “comprendere le differenze incarnate da lavoratori e lavoratrici”, Grosselli ha sostenuto come le differenze non apportino solo problemi e difficoltà, ma soprattutto ricchezza ed opportunità.

 

Fresca la polemica sulla cooperazione internazionale, il segretario Cgil ha usato questa situazione come esempio di una logica distorta che mettendo prima gli interessi dei trentini finisce in realtà per togliere a tutti, trentini in testa, competenze e risorse. “Con la decisione di destinare il famoso 0.25% del bilancio prima dedicato alla cooperazione internazionale a delle agevolazioni ai trentini, si è finito per togliere a tutti”. E a subirne le conseguenza sono in primis le tante associazioni con tanti volontari trentini impegnati nel settore.

Tra queste, la realtà di FaRete, insieme di 67 associazioni del sociale e della cooperazione internazionale costituita nel giugno scorso con l'idea di rappresentare le organizzazioni e fare da coordinamento con la politica. È la vicepresidentessa Francesca Anzi, alla luce del taglio dei fondi, ad esprimere la naturale preoccupazione del settore: “Crediamo che la scelta di abolire lo 0.25% presenti un'immagine del Trentino chiuso a riccio, interessato a coltivare i rapporti con l'esterno solo quando fa comodo al proprio tornaconto. Così si va contro la nostra storia, contro la nostra tradizionale solidarietà”.

 

E FaRete, particolarmente, rappresenta questa visione d'un Trentino solidale. “Sono 800mila in 28 paesi le persone raggiunte nel mondo dai nostri progetti, 84mila le ore di volontariato. Promuoviamo percorsi nelle scuole, sul territorio, cercando di coinvolgere e raggiungere nei progetti anche i trentini e il resto degli italiani. Qui si rischia di mettere seriamente fine a competenze e professionalità che hanno fatto della nostra provincia un faro riconosciuto internazionalmente nella solidarietà”. Ha infine concluso: “Togliendo questa percentuale simbolica si vuole distruggere un'idea di mondo. Lo 0.25 è una percentuale simbolica. Cercheremo e stiamo cercando il dialogo con la Giunta affinché non si distrugga il valore e l'umanità dei nostri progetti”.

 

Legato alle istituzioni, invece, il Forum per la pace e i diritti, che per bocca della vicepresidentessa Katia Malatesta ha presentato il proprio programma evidenziando l'importanza dei temi della lotta ai discorsi d'odio, dei muri e dei diritti. “Noi come Forum siamo nati nel 1991 per decreto provinciale per fare da ponte tra le istituzioni e il mondo delle associazioni. Quest'anno proponiamo un percorso incardinato in temi vari, che rappresentano però le grandi sfide della nostra epoca”. Se il primo evento, un laboratorio sul contrasto ai discorsi d'odio, si è concluso positivamente- nonostante la scarsa presenza di politici (qui l'articolo), “inferiore a quanto auspicavamo”-, la call for projects “Quali diritti?” cerca di “valorizzare ciò che nasce autonomamente dal mondo delle associazioni, mentre il progetto “1989-2019. Il muro di ieri, i muri di oggi” tenta di cercare la collaborazione e la coopartecipazione in vista di una serie di eventi per il prossimo autunno.

 

L'occasione per “ritornare fra le persone” garantita dall'evento è stata apprezzata anche da chi, l'associazione Acav, lavora per dimostrare come esistano nel mondo diversi approcci alle questioni dell'accoglienza e delle migrazioni molto più intelligenti dei muri e delle chiusure dei porti. È la direttrice Elisabetta Bozzarelli a presentare il modello ugandese, nato dall'idea di un paese che ha vissuto drammaticamente il profugato e ha elaborato una legge che dando alle comunità ospitanti le risorse per formare i migranti, giunti in gran numero dal Sud Sudan in guerra, elude il rischio di trasformarli in un problema. “L'accoglienza è l'occasione per essere comunità, l'opportunità, se considerata con razionalità, di creare pace e connessioni con chi, una volta finite le circostanze che lo tengono lontano da casa, vuole ritornare nel proprio paese”.

In ambito trentino è Atas, a breve in vista del proprio trentennale e rappresentata dal presidente Emiliano Bertoldi, a trattare la questione accoglienza. “Siamo in un mondo in cui la modalità di relazione col prossimo è l'esclusione- ha detto-. L'accoglienza è funzionale ad un mondo più inclusivo, tanto che il nostro slogan è “Per stare bene tutti”. Aprendoci a tutti, quindi, stranieri e trentini, poiché straniero è chi si sente tale”.

 

È la narrazione delle migrazioni e dell'inclusione a essere falsata. I dati parlano chiaro: la maggioranza di immigrati sono europei, oltre il 70% cristiani e più del 50% donne. Altro dunque che le bestie nere assatanate dalla brama di possedere la donna bianca o di farsi saltare in aria in nome di Allah. “C'è un problema di comunicazione- incalza Bertoldi-, e l'Italia da questo punto di vista assomiglia sempre più ad uno stadio con i fronti contrapposti. Il Mondo in Piazza serve a rompere questi fronti”.

 

In conclusione, è intervenuto anche un rappresentante della Comunità islamica trentina, “autoinvitatasi” all'iniziativa. “Abbiamo ritenuto doveroso partecipare oggi- ha affermato l'imam Aboulkheir Breigheche- in quanto si deve richiamare l'attenzione su una realtà, quella dell'immigrazione mussulmana, spesso strumentalizzata. Noi con la nostra associazione, tra tante difficoltà e sacrifici, siamo stati accolti e accogliamo; facciamo informazione su chi siamo, diamo conoscenza sulle nostre attività e sulla nostra presenza, assistiamo chi arriva e chi ha bisogno. La nostra missione continua, anche ora che è più difficile. Il nemico numero uno è l'ignoranza, il rispetto e la conoscenza reciproca la chiave”.

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