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Meet&greet con Arrigo Sacchi: ''Il successo non viene quando vinci, ma quando non hai nulla da recriminare''

Lo storico ct del Milan degli immortali e della nazionale italiana in piazza Fiera per il Festival dello sport ha condiviso la sua visione del panorama calcistico odierno con i tifosi: "Abbiamo bisogno di allenatori in grado di vedere oltre i singoli e di club pronti a supportarli"

Di Mattia Sartori - 12 October 2019 - 12:13

TRENTO. Dopo il racconto di venerdì sul Milan degli immortali (Qui articolo), il coach Arrigo Sacchi si è reso disponibile anche sabato 12 ottobre ad incontrare i tifosi per parlare della situazione attuale del calcio e di come essa si stia evolvendo. Secondo il ct nel nostro Paese serve innovazione dal punto di vista calcistico, serve una visione più ampia, che spazi oltre i purtroppo ormai consolidati paradigmi italiani.

 

"Vedo dei segnali promettenti in questa direzione - ha affermato - sono arrivati in Italia dei buoni allenatori pronti a preparare le nostre squadre a competere, e vincere, a livello internazionale. Allenatori disposti a vedere una squadra come insieme e a coordinare i giocatori all'interno di una trama che li porti a contribuire tutti, sia in attacco che in difesa. Il problema però, sono i dirigenti: come ho detto ieri, il club deve venire prima della squadra e la squadra prima dei singoli. Se non c'è supporto da parte del club l'allenatore non può essere nelle migliori condizioni per realizzare un ottimo lavoro".

 

Sacchi ha poi esposto la sua opinione riguardo al cosiddetto "effetto Mancini" che, secondo lui, ha provocato un leggero movimento all'interno del panorama calcistico italiano. Spiega che "si sta passando da una visione tattica (sfruttare l'errore dell'avversario per colpirlo) ad una più strategica, cioè una visione di lungo periodo in cui si cerca la vittoria per merito proprio, non per lo sbaglio di qualcun altro". Si torna però sempre sullo stesso punto: "I dirigenti, preoccupati come sono per i risultati immediati, non vengono in supporto dei tecnici in questi aspetti e senza il loro appoggio non si può fare praticamente nulla. Sono stato fortunato ad avere Berlusconi che mi ha sempre supportato, senza di lui non sarei chi sono ora". 

 

Da quasi una decade ormai, dalla famosa Inter di Mourinho del Triplete, la "coppa dalle grandi orecchie" (Champions, ndr) manca dalle bacheche dei club italiani e Arrigo non crede che ci tornerà presto: "Non possiamo vincere in Europa perché giochiamo due tipi di calcio diametralmente opposti. Le altre squadre europee optano per un calcio molto più offensivo e collettivo, mentre noi siamo ancora bloccati ad una concezione di gioco difensivo e focalizzato sul singolo talento piuttosto che sulla squadra. Purtroppo serve uno sforzo da parte di tutti per cambiare in questo senso, dai giocatori alle squadre, dai tifosi ai giornalisti. Questi ultimi in particolare dovrebbero cercare di fare più critica costruttiva, cosicché le squadre abbiano anche delle opinioni esterne a cui far riferimento". 

 

In conclusione coach Sacchi trova anche il tempo per dire due parole sul suo caro Milan: "Voglio bene alla squadra e ai membri del club, in particolare quelli con cui ho avuto occasione di collaborare, ma purtroppo i rossoneri arrancano da troppo tempo. Serve chiarezza mentale, serve un piano ben definito, ma soprattutto servono persone selezionate con cura appositamente per mettere in atto il suddetto. Se si riescono ad ottenere queste cose non c'è motivo per cui il Milan, o qualsiasi altra squadra non possa tornare a competere a livelli molto alti".

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