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Pannelli solari sul tetto, bagno, cucina e stufa elettrica. ''Con mio padre ho trasformato il camper e ora vado in Bosnia ad aiutare i rifugiati''

Lorenzo Albertini, ventiseienne rivano, appena laureatosi alla magistrale di geologia a Padova ha deciso di trasformare la sua vacanza post titolo in un viaggio di oltre 1.000 chilometri per portare sacchi a pelo, tende e scarponi, indispensabili per affrontare le rigide temperature, ai rifugiati che sono accolti nel campo profughi di Ušivak. Ecco la sua storia e come ha trasformato (grazie a suo padre), con soli pezzi usati, il camper in una vera casa

Di Tiziano Grottolo - 17 marzo 2019 - 18:31

RIVA DEL GARDA. Sono in molti i giovani laureati che non appena terminano il loro percorso di studi scelgono, giustamente, di prendersi una meritata vacanza. Questo è anche il caso di Lorenzo Albertini, ventiseienne rivano, appena laureatosi alla magistrale di geologia a Padova. Quello del giovane trentino però non sarà un viaggio come tutti gli altri la sua metà infatti è la Bosnia ed Erzegovina e più precisamente un campo profughi governativo situato nella cittadina di Ušivak, nei pressi della capitale Sarajevo. Qui Lorenzo consegnerà sacchi a pelo, tende e scarponi, indispensabili per affrontare le rigide temperature, ai rifugiati che sono accolti nel campo.

 

 

Ho sempre pensato che finiti gli studi avrei fatto un viaggio - spiega Lorenzo - non sapevo bene dove andare e quest’idea mi è stata suggerita da un’amica che mi ha messo in contatto con un associazione di volontariato veronese”. L’associazione di cui si parla è la ‘One bridge to Idomedi’ fondata da un gruppo di volontari di Verona che iniziarono la loro attività proprio nella cittadina greca di Idomedi, dove tra 2015 e il 2016 si ammassarono migliaia di profughi provenienti sopratutto dalla Siria. Nel corso del tempo le operazioni di soccorso umanitario prestate dai volontari dell’associazione si sono spostate lungo l’intera ‘Rotta balcanica’ che risulta essere, anche oggi, uno dei principali percorsi scelti dai migranti per tentare di trovare rifugio all’interno dei confini europei.

 

Ad accompagnare Lorenzo nei quasi 1000 chilometri che separano la cittadina gardesana da Ušivak ci sarà il fedele ‘Azimut’ un ex furgone commerciale riadattato a camper. L’ex furgone ha subito una trasformazione prodigiosa, ci sono voluti quasi tre anni per completare le modifiche e Lorenzo vuole sottolineare una cosa: “Senza l’aiuto di mio padre tutto questo non sarebbe stato possibile, in famiglia è lui il vero appassionato di motori”. Oggi ‘Azimut’ è diventato una piccola casa su ruote completa di tutto: dalla cuccetta per dormire al bagno passando dalla cucina, con frigo, stufa elettrica, più una postazione per lavorare al computer. Inoltre sul tetto sono stati posizionati alcuni pannelli solari che permettono di tenere accesi i vari accessori senza consumare la batteria del mezzo che in questo modo guadagna in autonomia. Altra particolarità rivelataci da Lorenzo risiede nel fatto che quasi tutti i materiali utilizzati per la costruzione del camper provengono da altri mezzi destinati alla demolizione, ciò ha permesso di contenerne anche i costi.

 

 

Con i soldi ricevuti come regalo di laurea Albertini ha completato gli ultimo ritocchi al suo camper, mentre una parte coprirà le spese del viaggio, il restante sarà devoluto in beneficenza all’associazione ‘One bridge to Idomedi’. “Quando ho lanciato sui social l’idea per il progetto ‘Azimut without borders’ sono rimasto stupito della solidarietà ricevuta - spiega ancora il giovane - a molte persone ho dovuto dire di no perché di comune accordo con l’associazione abbiamo deciso di non portare indumenti, facilmente reperibili anche sul posto, ma di concentrarci piuttosto su beni più specifici per affrontare l’inverno”.

 

Tra le idee del giovane rivano c’è anche quella di girare un breve documentario per raccontare la sua esperienza e per spiegare quello che migliaia di persone vivono cercando di entrare in Europa: “Se un domani qualcuno saprà un po’ di più su ciò che queste persone affrontano percorrendo la rotta balcanica sarò contento”. Si può dire però che Albertini un obiettivo lo abbia già raggiunto: “Forse il progetto è stato una scusa per passare più tempo con mio padre, ci ha dato l’opportunità di stringere un legame ancora più speciale” ammette candidamente.

 

 

Azimut without borders’ è la storia di un progetto che nasce per unire due regioni lontane ma con storie simili, dove etnie diverse si sono affrontate in violenti scontri e che oggi stanno cercando, seppur con molte difficoltà, di ricostruire i rapporti fra le persone. Le parole migliori per spiegare l’essenza di questo viaggio sono quelle riportate dalla stessa pagina Facebook del progetto: “Un’avventura su quattro ruote per creare ponti e superare confini, per donare una voce a chi l’ha persa da tempo”, un messaggio di passione e speranza che non possiamo che condividere.

 

Sabato 23 marzo, ad Arco, sarà possibile ammirare il camper modificato che scorterà Lorenzo nel suo viaggio e si potrà ascoltatore la storia di ‘Azimut project’ direttamente dalla bocca del protagonista. Durante il pomeriggio si raccoglieranno sacchi a pelo, tende e scarponi che saranno consegnati ai rifugiati. Appuntamento quindi alle ore 16:30 al ‘Cantiere 26’ di Arco.

 

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