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Pejo diventa la prima ski area plastic free al mondo. ''Una sfida che riguarda tutti. Dobbiamo preservare la montagna per i nostri figli e nipoti''

L'obiettivo è ambizioso, tanto che nessuno mai in Europa, ma anche a livello mondiale, ci aveva ancora provato: liberare un intero comprensorio sciistico dalla plastica, fonte di inquinamento che danneggia gravemente l'ecosistema montano. Dalle bustine di ketchup alle cannucce, dalla bottiglietta alle stoviglie monouso: plastica al bando

Di L.A. - 14 novembre 2019 - 15:10

PEIO. "Stop alle plastiche su montagne e ghiacciai", Pejo3000 si candida a diventare la prima ski area plastic free al mondo. Previsto un percorso in più tappe, inserito in un più ampio progetto di sostenibilità di valle, per mettere al bando i prodotti in plastica. La nuova stagione invernale parte, così, con l'addio nei rifugi a stoviglie, bicchieri, cannucce monouso e bottiglie.

 

L'obiettivo è ambizioso, tanto che nessuno mai in Europa, ma anche a livello mondiale, ci aveva ancora provato: liberare un intero comprensorio sciistico dalla plastica, fonte di inquinamento che danneggia gravemente l'ecosistema montano e gli animali.

 

E' proprio dalle analisi scientifiche su uno dei ghiacciai del Parco che è arrivata l'idea e la spinta a agire: in aprile, una ricerca dell'università Statale di Milano e di Milano Bicocca, aveva scoperto che il ghiacciaio dei Forni contiene tra i 131 e i 162 milioni di particelle di componenti plastici, tra poliestre, poliammide e polietilene per un tasso equiparabile a quello dei mari europei. Una conseguenza della presenza umana che ovviamente incide sui gioielli naturali di cui dispone l’arco alpino.

 

"Se le plastiche raggiungono le alte quote, ci rimangono per molto tempo, anche decenni e poi vengono restituite all'uomo sotto forma di danni ambientali e sanitari, entrando nella nostra catena alimentare - spiega Christian Casarotto, glaciologo del Muse-Museo delle scienze di Trento -. Le iniziative per contenere la diffusione delle plastiche sono quanto mai urgenti. Tutto l'arco alpino dovrebbe adottarle".

 

I vertici dell'Azienda per il turismo della Val di Sole hanno, quindi, deciso di agire per spingere sull'acceleratore e concretizzare un'idea che coltivavano da tempo e che la nuova direttiva europea sulle plastiche approvata a giugno non ha fatto che confermare nella sua bontà: hanno così proposto agli operatori di Pejo3000 di fare della proprio ski area, che si sviluppa tra i 1.400 e i 3.000 metri di altitudine, la prima al mondo che metta al bando i materiali plastici.

 

Più tappe per una sfida dal basso. "Ci siamo subito resi conto che il lavoro da fare era imponente – commenta Luciano Rizzi, presidente dell'Apt Val di Sole, Pejo e Rabbi - ma d’altro canto non volevamo più aspettare. L’economia locale si fonda sul turismo ma questo impone un’attenzione in più affinché le nostre risorse naturali non vengano depauperate. Sono il nostro tesoro e lo dobbiamo preservare per i nostri figli e nipoti. Siamo quindi orgogliosi di essere i primi al mondo a fare questo passo, sicuri che ben presto altri seguiranno".

 

Impresa tanto più essenziale per una ski area che ha, tra i propri punti di forza, il fatto di essere tra le più adatte alle settimane bianche delle famiglie e di chi ha figli che stanno imparando a sciare. La vacanza sulla neve può infatti diventare un ottimo viatico di buone pratiche da diffondere una volta ritornati a casa.

 

Ma come costruire un progetto che producesse davvero effetti concreti e non fosse l’ennesimo caso di greenwashing valido solo come fattore di marketing? "Per prima cosa – dice Fabio Sacco, direttore generale dell’Apt solandra – abbiamo chiesto a una società specializzata di realizzare un’indagine che potesse rappresentare lo strumento programmatico per la ski-area prima e per l’intera Val di Sole poi. In questo modo, abbiamo definito i contorni della strategia, gli obiettivi e le azioni da adottare per fare della sostenibilità la mission di sviluppo del nostro territorio. Questa scelta sostenibile migliora inoltre la reputazione, anche perché sono i clienti che ci chiedono di esserlo. Ci sarà inoltre un monitoraggio costante per valutare l'andamento e apportare eventuali correttivi ".

 

Dopo una fase di ascolto degli operatori della skiarea è stata firmata con loro una lettera d'intenti, che indichi precisamente le azioni da effettuare e le diverse tappe. "La stagione sciistica 2019/2020 sarà la prima in cui si applicheranno le novità. Non tutte, perché le cose da fare sono molte e alcune richiedono più tempo. Ma, fin da subito, il cambio sarà tangibile per tutti gli sciatori. Ci sentivamo in dovere di operare queste scelte che aiutassero il territorio: vogliamo sensibilizzare tutti, residenti e turisti, a non utilizzare la plastica", aggiunge Simone Pegolotti, direttore di Pejo Funivie.

 

Quando riapriranno le piste da sci, ad esempio, nei rifugi del comprensorio i clienti non troveranno più acqua e bibite in plastica, né stoviglie monouso né cannucce. Anche le bustine di ketchup e maionese spariranno (particolare da non sottovalutare: se ne consumano a migliaia, insieme ad hamburger, würstel e patatine fritte e spesso vengono disperse nell'ambiente). Accanto ai primi interventi, si stanno già pianificando altre iniziative, più complesse, che verranno man mano introdotte, per intervenire sulle tante potenziali fonti di provenienza delle microplastiche.

 

Allo stesso tempo nella ski area, nelle prossime settimane, saranno introdotti dei pannelli informativi che descriveranno il progetto Pejo Plastic Free e sensibilizzeranno gli sciatori per limitare l'uso di plastica a partire dai packaging e bottiglie di plastica e per invitare a riportare a valle i rifiuti, invece di disperderli in quota.

 

Una valle sostenibile. Il percorso per la ski area plastic free è comunque solo la punta dell’iceberg di uno sforzo per la sostenibilità che è decisamente più ampio e che già vedeva la Val di Pejo all'avanguardia: sul fronte dell’approvvigionamento energetico, da tempo viene utilizzata solo energia rinnovabile grazie a tre piccoli impianti idroelettrici. Inoltre, la produzione è superiore ai consumi di residenti e utenze commerciali, quindi viene immessa in rete energia verde, contribuendo così all'aumento della quota nazionale prodotta con le rinnovabili.

 

Per riscaldare le abitazioni, gli alberghi, gli edifici pubblici e le Terme di Pejo si utilizza poi un moderno impianto di teleriscaldamento a cippato, alimentato con gli scarti delle lavorazioni boschive. "E per innevare artificialmente le piste - prosegue Pegolotti - si sfrutta solo acqua di recupero. Per il futuro, è già in programma di sostituire con nuovi mezzi ibridi, i gatti delle nevi che ogni sera battono le piste da sci, per evitare enormi quantità di carburante fossile".

 

Infine, il discorso certificazioni: il Parco Nazionale dello Stelvio ha finalmente ottenuto la certificazione della Carta europea del turismo sostenibile, che permette una migliore gestione delle aree protette e coinvolge sia i gestori del parco, sia i tour operator, sia le strutture ricettive. I tre rifugi dell’area sciistica, da parte loro, hanno invece avviato l’iter per ottenere la certificazione di Ecoristorazione Trentina, un marchio assegnato ai ristoranti che dimostrano di attuare azioni per la riduzione del proprio impatto sull’ambiente.

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