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Tagli al sistema di accoglienza, Cgil, Cisl e Uil: ''Nel silenzio della Pat gli esuberi aumentano e si colpiscono i lavoratori trentini''

I sindacati ritornano a farsi sentire dopo il drastico cambio di rotta impartito dal centrodestra al sistema di accoglienza trentino. Sono oltre 200 i lavoratori e le lavoratrici che rischiano di restare a casa da qui al 2020. I sindacati: "Tempi lunghi di risposta, non si conoscono i piani e i provvedimenti: pronti a mobilitarci"

Pubblicato il - 07 agosto 2019 - 16:59

TRENTO. “Intorno al sistema di accoglienza è calato nuovamente il silenzio, ma intanto aumentano gli esuberi senza che la Provincia prenda in mano la questione”, queste le parole di Luigi Diaspro (Fp Cgil), Lamberto Avanzo (Fisascat Cisl) e Marcella Tomasi (Uil Fpl), che aggiungono: “Questa grave crisi è determinata da scelte dirette di questa giunta, che ha il dovere di assicurare a lavoratrici e lavoratori la stessa attenzione e ricerca di soluzioni che deve a tutti i soggetti coinvolti dal dramma della perdita del posto di lavoro”.

(Luigi Diaspro, segretario Cgil Fp)

I sindacati ritornano a farsi sentire dopo il drastico cambio di rotta impartito dal centrodestra al sistema di accoglienza trentino. Sono oltre 200 i lavoratori e le lavoratrici che rischiano di restare a casa da qui al 2020

 

“Abbiamo sostenuto e condiviso – proseguono Fp Cgil, Fisascat Cisl e Uil Fpl – diverse mobilitazioni sul territorio. Azioni iniziate già dal 27 dicembre scorso per arrivare ad attivare un tavolo di confronto tra la Provincia e tutti quegli enti, associazioni e cooperative interessati dai tagli e dai conseguenti esuberi di personale”.

 

I tempi, però, si sono rivelati lunghi e intanto le lavoratrici e i lavoratori del settore restano senza occupazione. “Un tavolo – aggiungono Diaspro, Avanzo e Tomasi – è stato effettivamente costituito all'Agenzia del lavoro, ma solo il 17 giugno. Troppo tardi, il personale in questo modo si trovare a dover affrontare incertezze e insicurezze sul futuro. Oltre alla perdita del lavoro, si aggiunge una qualità della vita che si abbassa”.

 

Criticità che sono emerse anche nel confronto tra le realtà coinvolte nel sistema di accoglienza, la Pat e le parti sociali. “E' emerso l'impegno urgente di una rilevazione puntuale degli esuberi, delle possibili ricollocazioni e degli interventi anche straordinari per gestire la crisi”.

 

Ma dalle parole non si è passati ai fatti e intanto è passato quasi un anno dalle prime azioni e in corso ci sono ulteriori provvedimenti. “Non è stata fornita alcuna risposta – commentano Diaspro, Avanzo e Tomasi - anzi ancor più grave che la nota di sollecito del 31 luglio scorso e indirizzata al presidente Fugatti, ai responsabili dell’Agenzia del Lavoro e di Cinformi non ha sortito alcun effetto”.

 

Un altro nodo è, infatti, l'assenza di dialogo e confronto. “Non si hanno informazioni dirette delle misure assunte dalla Provincia – dicono Cgil, Cisl e Uil - che intanto continuano a produrre conseguenze in termini occupazionali quali, ad esempio, la chiusura a breve di alcuni appartamenti sul territorio con circa 40 ospiti. In previsione c'è anche la prevista rimodulazione del progetto Siproimi, che costerà altri posti di lavoro degli operatori addetti che, ricordiamo, sono in gran parte giovani professionisti con notevoli percorsi di formazione alle spalle, costretti a ridimensionare le proprie mansioni e attività o a lasciare addirittura il territorio, con grave perdita di competenze e professionalità importanti”.

(Da sx Lamberto Avanzo, Lorenzo Pomini, Franco Ianeselli, Luigi Diaspro, Marcella Tomasi e Walter Alotti)
L’impegno del presidente Kaswalder a farsi parte attiva per assicurare l’istituzione del tavolo per trovare soluzioni urgenti – molti sono a casa dal 1 gennaio e altri, goccia a goccia, giorno dopo giorno, li seguono – rischia pertanto di essere disatteso. “Rivendichiamo – evidenziano Cgil, Cisl e Uil - ancora una volta la  titolarità di rappresentanza per le conseguenze occupazionali sul sistema accoglienza e la necessità di occuparsi di questi lavoratori, che non possono essere ritenuti di serie B rispetto ad altri espulsi dal mondo del lavoro per crisi aziendali”.

 

I tagli al sistema di accoglienza colpiscono i richiedenti asilo, ma anche i lavoratori trentini. “Si rischia una doppia crisi sociale. I richiedenti asilo non spariscono nel nulla se si chiude il sistema, mentre si tolgono concretamente posti di lavoro. 

“Chiediamo – concludono Diaspro, Avanzo e Tomasi - di riconvocare tempestivamente il tavolo sindacale e, in ogni caso, di informarci di tutti i provvedimenti che continuano a determinare conseguenze sul sistema accoglienza trentino. In caso contrario siamo pronti a riprendere le iniziative di mobilitazione”.

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