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Translagorai, l'addio di Faggiani (autore di guide e libri su baite e sentieri) alla Sat: ''Non ci prendano in giro, è una questione di affari''

Lettera dell'autore di testi quali ''Le Dolomiti di Brenta. Bivacchi, rifugi, escursioni'' e ''Le malghe del Trentino'' ai presidenti di Sat e Sosat: ''Per tutto ciò quest’anno festeggerò il mio 70° anno, ma la mia tessera, anche se con rammarico, non vedrà il suo bollino n° 53''

Di Luca Pianesi - 17 gennaio 2019 - 20:25

TRENTO. ''Tutte le strutture interessate dal progetto, dico tutte, non hanno nulla a che spartire con la traversata in quota del Làgorai, mentre era chiaro come il sole che il vero obiettivo era semplicemente quello di sempre, cioè gli affari''. Così Luigi Faggiani, uno che nella sua vita ha firmato libri su libri con titoli come ''Le Dolomiti di Brenta. Bivacchi, rifugi, escursioni'', ''Le malghe del Trentino. Viaggio nel tempo sulle tracce di un mondo antico'' e ancora ''Bivacchi del Trentino Occidentale e Orientale'', spiega la sua scelta di non rinnovare, dopo 53 anni, la sua tessera Sat.

 

Lo fa con una lettera molto dettagliata di analisi e ricordo su uno dei progetti, quello della Translagorai, tra i più discussi degli ultimi tempi e che sta lacerando le stesse Sat e Sosat come raramente successo prima. La vicenda è conosciuta: la Provincia sta lavorando a un progetto di riqualificazione da 3 milioni di euro distribuiti su 3 anni, con un finanziamento provinciale di 2 milioni e 381 mila euro per ''valorizzare - così scrive la Pat - l'itinerario che attraversa la catena del Lagorai, dalla Panarotta al Passo Rolle per un totale di circa 85 chilometri''. Per i puristi della montagna, amanti della natura, molti satini, guide e alpinisti, di fatto, invece, si tratta di un'antropizzazione spinta di una delle ultime zone quasi ''vergini'' del nostro territorio. Un trasformare paesaggi e luoghi meravigliosi in qualcosa alla portata di tutti, meglio, di troppi (QUI LE RISPOSTE DI TONINA A DEGASPERI SULLA QUESTIONE). 

 

E l'opinione di Faggiani è di quelle importanti proprio per il suo lungo impegno in Sat e per le grandi competenze in materia di bivacchi, sentieri, escursioni e montagna. Ecco la sua lettera integrale:

 

Lettera aperta alla Presidenza SAT e SOSAT

 

 

Dopo essermi documentato e aver seguito il dibattito svoltosi intorno al progetto di “potenziamento della Translàgorai” mi sono preso il tempo di una lunga riflessione che mi ha portato un poco indietro con gli anni.

Nel lontano 1967 m’iscrissi al Club Alpino Italiano di cui la SAT, come noto, è sezione autonoma con il suo statuto. Un anno dopo, 1968, avvenne il mio primo incontro con le cosiddette “valorizzazioni” quando, a causa del tempo ostile, dovetti rinunciare a salire a Punta Penìa in Marmolada, accontentandomi di Punta Rocca. Quando arrivai alla cima, mi trovai con stupore vicino a un cantiere! Era la costruenda stazione a monte della funivia di Malga Ciapèla, che avrebbe portato su quella cima turisti in braghe di tela e scarpette da ginnastica e riempito un canalone della “Regina” di rifiuti di ogni tipo. Nel 1981 firmai con Luigi Sardi, allora cronista di giudiziaria del quotidiano l’Alto Adige, il libro edito da u.c.t. «Fassalaurina una valle cemento». Con quel lavoro mi trovai di fronte a un altro tipo di “valorizzazione”, quella dell’intreccio tra politica e affari che ha infiniti esempi, purtroppo, in tutta Italia.

 

 

Il 30 ottobre 1998 in un documento approvato dal Consiglio Centrale della SAT – sodalizio del quale, essendo iscritto alla SOSAT (Sezione Operaia della SAT), ero orgoglioso socio – si poteva leggere: « … Per la difesa delle montagne trentine la SAT si è mossa con maggior fermezza e continuità nell’ultimo periodo perché costretta da proposte e progetti, seppur generici, ritenuti non condivisibili, che vedono solo nello sfruttamento del territorio una facile via d’uscita per rispondere alla complessità del fenomeno turistico … Quello che preoccupa maggiormente sta nel fatto che la gestione del territorio risente in modo forte, spesso decisivo, delle esclusive ragioni di chi investe per ottenere profitto, ragioni legittime, ma che non coincidono sempre con l’interesse collettivo … La SAT auspica che il fenomeno del turismo sia orientato sulla richiesta di qualità dell’offerta, derivata da un turismo con maggiori connotazioni di specificità, di carattere culturale, di rispetto per la natura e per le tradizioni della nostra gente … ».

 

Il 2 luglio 1999 il Consiglio Centrale della SAT approvava un documento, dove si poteva leggere: « … Se nel passato il turismo alpino significava soprattutto ambiente naturale e salute, oggi molti modi di fare turismo sulle Alpi sono in contrasto con la conservazione dell’ambiente montano, che è anche il nostro ambiente di vita … La cosiddetta globalizzazione già investe tutti gli altri aspetti della nostra vita, rendendoci in questo uguali alle popolazioni delle pianure circostanti le Alpi … l’andar per monti deve rimanere un procedere naturale, attento e rispettoso … Se lasciamo che scompaia anche quest’ultimo scampolo di cultura alpina … cosa ne sarà della nostra identità e della nostra capacità di vivere tra queste montagne? La meta non può e non deve essere il tornaconto economico immediato di pochi ma il benessere duraturo per tutti noi e per le generazioni che ci seguiranno … È dovere morale di tutti guardare di là dei confini culturali dell’immediato interesse economico, ricercando e rivalutando un’armonia di vita con la natura e con la storia della nostra regione .... ».

 

Il 19/09/2009 a Gamprin, Liechtenstein si tenne il Convegno annuale della Cipra al quale partecipò l’allora vicepresidente della SAT Claudio Bassetti che in proposito scriveva: « … Inoltre sono le Alpi nel loro complesso in quanto ecosistemi sensibili a essere vittime; le modifiche del clima sono avvertite prima e con maggior intensità; le risorse sono limitate, in particolare la risorsa territorio è un bene limitato, ben definito , e per questo molto più prezioso che altrove; la crescita quantitativa non tiene conto dei limiti di carico dell’ambiente … Rimanere nei vecchi binari e puntare a una crescita all’infinito non ha futuro, né a livello economico, né ecologico … La convinzione finale è che le piccole correzioni e modifiche della situazione esistente non bastano! È necessario invece un nuovo orientamento, più profondo: una decrescita controllata nei Paesi industrializzati è indispensabile … ».

 

Il 29 aprile 2017 l’Assemblea dei Delegati SAT approvava uno Statuto, dove si leggeva: «Art. 1 Costituzione e finalità … La SAT … si propone quale strumento di unione fra l’esplorazione sportiva dei monti e l’antica cultura delle valli con la finalità di favorire ed incentivare: a) l’alpinismo in ogni su manifestazione; b) la conoscenza e lo studio delle montagne, soprattutto trentine; c) la tutela del loro ambiente naturale; d) il sostegno alle popolazioni di montagna e più in generale ad iniziative di solidarietà sociale».

 

Il 21/08/2018 in un comunicato dell’Ufficio Stampa della Provincia autonoma di Trento si legge: «TransLagorai, si parte. Dare nuova vita e valorizzare (e dalli) il percorso”TransLagorai”. Questo l’obiettivo dell’Accordo di programma firmato oggi a Cavalese dall’assessore all’ambiente (sic) Mauro Gilmozzi e da tutti gli altri partner territoriali del progetto …». Tra i firmatari anche la SAT. Sia sulla stampa locale, che in rete è cronaca recente il dibattito pubblico che si è originato sul tema della “Translàgorai”. Un dibattito che ha portato poi ha un’assemblea pubblica alla SAT.

 

Il sottoscritto si è documentato sul progetto di “valorizzazione” della Translàgorai rimanendo fin da subito sconcertato dal fatto che la SAT figurava tra i firmatari, infatti, anche un bambino non poteva aver problemi a rendersi conto che il richiamo alla Translàgorai era solo un pretesto. Tutte le strutture interessate dal progetto, dico tutte, non hanno nulla a che spartire con la traversata in quota del Làgorai, mentre era chiaro come il sole che il vero obiettivo era semplicemente quello di sempre, cioè gli affari! Soprattutto a Malga Làgorai si parlava di ristorante, terrazza esterna e quant’altro, qualcuno ha parlato anche di ponti tibetani sul lago di Lagorài. Pensavo: «Chissà come mai proprio questa Malga è così interessata dalla “valorizzazione”», e chissà come mai mi veniva in mente il vicino Cermìs.

 

Ma di tutta la faccenda quello che mi aveva prima stupito, poi offeso era l’ipocrisia che si nasconde dietro questa ennesima “valorizzazione”, il voler nascondere un pachiderma dietro un filo d’erba. Prima stupito, perché era lapalissiano il vero progetto, poi offeso perché mi veniva spontaneo pensare: «sarò anche vecchio. Ma non sono ancora rincretinito!». In seguito la SAT sembrava avere avuto un ripensamento. Ricevuto il bollettino del sodalizio lessi l’articolo firmato dalla Presidente SAT Anna Facchini. Qui, su Malga Làgorai si legge: « … riguarda Malga Làgorai “la cui riqualificazione” nel primo documento “potrebbe essere indirizzata alla realizzazione di un classico, piccolo rifugio alpino oppure verso un’azienda agrituristica che offra anche possibilità di pernottamento” mentre, nel secondo, si fa riferimento in maniera esplicita ad una attività di ristorazione da realizzarsi anche attraverso la costruzione di una terrazza esterna. … il Consiglio Centrale (della SAT) … ha così inteso porre all’attenzione dei sottoscrittori dell’Accordo di Programma … la proposta di revisione delle modalità di destinazione e utilizzo degli edifici che compongono il complesso di Malga Làgorai in progetto di ristrutturazione. In particolare di realizzare un bivacco attrezzato e custodito, con cucina e servizi igienici, in luogo dell’attività di ristorazione … ».

 

Un bivacco custodito, ma scherziamo! Un bivacco è tale perché non c’è né custode né gestore. Sono andato per bivacchi in tutto il Trentino, ne ho visitato un bel po’ tanto che la documentazione che ne ho tratto mi è servita, nel 1996, per compilare una guida dei bivacchi del Trentino, la prima, edita dalla Euroedit di Trento. Un bivacco può essere il locale lasciato aperto di una malga, il classico bivacco Apollonio della Fondazione Berti, un sasso aggettante, perfino i rami di un folto abete che trattengono l’umidità notturna e tengono il terreno libero da neve, tutto! Meno che una struttura con un gestore o un custode. Questo per me è veramente troppo, ancora una presa in giro. Siamo seri, se la SAT tramite i suoi dirigenti, nel 2018 appena terminato, ha cambiato rotta non è un delitto. Certo non si tratta di cambiamento da poco, visto i documenti da me citati in apertura. Forse era meglio consultare i soci, tramite assemblee di sezione, dandogli la possibilità di esprimersi su tale progetto, prima di aderire alla “valorizzazione”. La maggioranza dei soci può anche decidere di chiamarsi Società Affaristi Trentini invece di Società Alpinisti Trentini, può cambiare Statuto e ognuno sarà libero di tirare le proprie conclusioni e decidere in merito: ma per cortesia non prendiamo in giro la gente.

 

Per chiudere, la mia SAT rimane quella dello Statuto del 2017, a quella del 2019 non posso aderire, preferisco essere coerente con me stesso e le mie convinzioni.

Per tutto ciò quest’anno festeggerò il mio 70° anno, ma la mia tessera, anche se con rammarico, non vedrà il suo bollino n° 53.

Distinti saluti

Luigi Faggiani

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