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Tremila chilometri in bici sulle orme degli 8.000 trentini salvati in Russia dalla marchesa Gonzaga

Per gli austriaci erano troppo italiani, per gli italiani erano traditori e così per i prigionieri trentini in Russia fu difficilissimo tornare a casa. Una donna di Avio fu protagonista di una delle più importanti operazioni umanitarie. Cercava suo figlio e riportò a casa 8.000 soldati. In sei andranno a Kirsanov e torneranno in bici fino alla Tenuta San Leonardo 

Di Nereo Pederzolli - 14 aprile 2019 - 17:26

BORGHETTO D’AVIO. Pedalare lungo gli oltre 3 mila chilometri che separano il Trentino dai campi di prigionia russi dove – nella Grande Guerra – furono rinchiusi migliaia di soldati delle Dolomiti. Da Kirsanov all’Adige, itinerario su due ruote, su strade che a suo tempo molti soldati trentini avrebbero compiuto a piedi pur di ritornare alle famiglie. Invece, molti di loro, conquistarono la libertà solo dopo anni di sofferenze e grazie alla ciclopica azione umanitaria di una nobildonna trentina: Gemma de Gresti marchesa Guerrieri Gonzaga. Dopo cento anni quell’odissea torna in primo piano. Con un simbolico tour ciclistico umanitario.

 

Dalla Russia alla Tenuta San Leonardo, la residenza della nobildonna Gemma, nonna dell’attuale marchese Carlo Guerrieri Gonzaga, protagonista assoluto del vino italiano, personaggio da sempre vicino alla comunità locale, custode di storia e paladino della più sincera cultura umanitaria. Una nobile famiglia che coinvolge oltre Avio la schiera dei suoi collaboratori più stretti, viticoltori e cantinieri. Proprio da uno di questi nasce ‘Sulle tracce della storia’, progetto ideato e finalmente concretizzato da Antonio Benvenuti, under 40, cantiniere a San Leonardo, figlio d’arte, pure il padre già operativo tra i vigneti della Tenuta. E’ Antonio che suggerisce di compiere un viaggio a ritroso per onorare la figura della marchesa Gemma, abbinando l’impresa sportiva alla rievocazione della mastodontica azione umanitaria partita proprio dalla Tenuta San Leonardo.

 

Sul finire della Grande Guerra una contadina di Avio, madre di 6 figli, due maschi sotto le armi, chiese alla marchesa Gemma se poteva interessarsi sulla sorte di suo figlio, prigioniero in uno degli oltre 150 campi disseminati tra Stati ora denominati Russia, Ucraina e Bielorussia. Richiesta per certi versi assurda quanto inconcepibile. Ma che stimolò la nobildonna a cercarne uno per riportarne a casa oltre 8 mila. Proprio così. Uomini dimenticati, scientificamente bistrattati dai ‘potenti’ post bellici. Perché soldati ritenuti ‘stranieri’ dagli austroungarici in quanto d’origine trentina, dunque italiani, mentre l’Italia li considerava traditori, per la chiamata alle armi loro imposta dall’Imperatore asburgico.

 

 

 

Riportati in patria grazie all’incredibile, ciclopica opera umanitaria di questa nobildonna di Avio. Otre 8 mila prigionieri furono trasferiti dalla Russia a Trento, in una serie di ‘tradotte’ che hanno coinvolto diplomatici di mezza Europa, lasciapassare giapponesi, intuizioni e aiuti industriali (pure gli Agnelli di Torino) sempre con una precisa regia: quella della marchesa Gemma. Una donna eccezionale, azione solidale esemplare che ora merita anche questo ciclo tour storico/umanitario. Partenza a fine giugno dalla stazione ferroviaria di Borghetto d’Avio con una carovana d’auto dirette in Russia. Poi il ritorno su due ruote, in sella lungo le strade che annoverano campi di battaglia, azioni belliche e campi di prigionia. Pedalare per non dimenticare questa drammatica epopea vissuta dai soldati, ma anche pedalare con uno spirito di pace e fratellanza, lo sport come cultura e rispetto della storia.

 

Una ventina di tappe, tra sette nazioni, con soste a Leopoli, Cracovia e Vienna, per un traguardo fissato ad Avio il 19 luglio. Sei i ciclisti che si cimenteranno nella lunga pedalata - capitanati da Antonio Benvenuti, il promotore – con oltre 13 mila metri di dislivello, supportati da uno staff di amici dell’associazione sportiva dilettantistica Avio. Con una qualificata serie di sponsor tecnici (Pirelli in primis) e l’aiuto di Cassa Rurale, Falconieri, l’editore di Cicloturismo, Italia Aspirazioni, nonché APT Rovereto Vallagarina, il Museo della Guerra, altri enti locali e la Tenuta San Leonardo.

 

‘Viaggio’ presentato negli avvolti secolari della cantina, con il bene placido del governatore Fugatti (nato a pochi passi, i suoi antenati sepolti nella chiesa della Tenuta) e di tutta una serie di convinti supporters. Ogni tappa sarà in rete, per divulgare il messaggio solidale della spedizione ciclistica, pure per evidenziare come – nel 1916 – una donna riuscì a squarciare mastodontiche barriere belliche grazie alla sua altrettanto ciclopica azione umanitaria, senza disporre di telefoni o immediati collegamenti. Solo spronata da uno spirito d’alta umanità.

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