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A tutta trippa: in Val di Non arriva il Festival gastronomico che valorizza le interiora

La trippa, a metà gennaio, è il pasto che si mette in tavola anzitutto all’eremo di San Romedio. Trippe ai pellegrini, ai viandanti, e ai tanti golosi che giungono al suggestivo romitorio anche per condividere un brodoso piatto di trippe.

Se ne preparano almeno due quintali. Con tutti i carismi della tradizione. Ecco dove trovarle e in cosa consiste il Festival

Di Nereo Pederzolli - 12 January 2020 - 12:11

TRENTO. O la si ama o solo a sentirla nominare la si inserisce tra gli alimenti da relegare nell’orrido. Eppure è legata alla consuetudine gastronomica di quasi tutte le comunità, non solo tra le Dolomiti. Trippe, per riportare antichi sapori, per evocare certi pellegrinaggi in suggestivi santuari, ma anche cercare la piacevolezza legata a questa pietanza. Ecco che da oggi, per una settimana, entra nel vivo il primo Festival Trentino della Trippa. Con la Val di Non a scandirne le tappe. Regia dell’Apt e del Pineta hotel di Coredo (www.pinetahotels.it) da anni struttura mobilitata nella difesa dei cibi nonesi più veraci.

 

Perché la trippa, a metà gennaio, è il pasto che si mette in tavola anzitutto all’eremo di San Romedio. Trippe ai pellegrini, ai viandanti, e ai tanti golosi che giungono al suggestivo romitorio anche per condividere un brodoso piatto di trippe.

Se ne preparano almeno due quintali. Con tutti i carismi della tradizione. Trippe che però hanno moltiplicata la lettera ‘p’. Iniziale in sintonia con la parola ‘pellegrino’, pure con il concetto di ‘passaggio’, senza dimenticare la ‘p’ di ‘patrimonio’ – inteso come esperienze maturate in passato, quelle che ci fanno capire cosa siamo diventati oggi – e (non per ultima, anzi) la ‘p’ del ‘piacere’.

 

Trippe dunque scritte con ‘tante p’, per un Festival che recupera saperi contadini, schiette abitudini alimentari, azioni concrete di condivisa solidarietà. In onore – e non solo – al santo noneso per eccellenza, San Romedio. Ma perché valorizzare una pietanza apparentemente così minimalista? E’ per rendere onore alla più autentica cultura gastronomica tradizionale. Relegata da falsi stereotipi alimentari, quelli che ‘scartano’ il semplice per stupire con ingredienti roboanti. Dimenticando valori e i significati del cibo, le consuetudini di un territorio specifico, tra stupori che lasciano poco spazio a quanti valorizzano ancora il cosiddetto ‘quinto quarto’. E farlo con entusiasmo e altrettanta passione.

 

Così in tavola rispuntano le pietanze che conservano non solo i sapori d’antan, ma anche l’idea del risparmio, per razionalizzare il consumo, contro lo spreco. Mirando però anche al piacere. Ecco le nostre ‘tripppe’. I cuochi che hanno aderito a questo sperimentale quanto insolito Festival sono accumunati – è proprio il caso di dire – da una passione viscerale per la materia con le ’tante p’.

 

Tra i fornelli e sulle tavole dei ristoranti saranno protagoniste succulente porzioni di fumanti trippe. E ogni accostamento con …le frattaglie, la parte perduta della macellazione dell’animale. Quel quinto quarto, costituito dagli organi interni della bestia destinata alla cucina, vale a dire le parti molli, spezzate o separate dalla carne bovina nobile, tolte dai quattro quarti (anteriori e posteriori) delle due mezzene precedentemente macellate.

 

Piatto solo apparentemente banale, forse perché a buon mercato. In realtà è pasto nutriente, ricco di proteine, sali minerali, ferro e vitamine. Con un valore aggiunto: racconta la nostra storia, il legame con il territorio e le devozioni che identificano la comunità. Il Festival Trentino della Trippa cerca di recuperare la memoria del gusto perduto. Legato alle pratiche contadine della macellazione, l’arte di ‘saper fare per saper vivere’, stimolando con semplicità momenti di godibile soddisfazione alimentare. Senza tralasciare il rito conviviale al Santuario di San Romedio. Dove le trippe hanno la ‘p’ sia di pellegrino che di passaggio.

 

La ‘p’ del piacere si potrà gustare ai tavoli dei locali che hanno aderito al Festival.

 

osteriaplip.com

quartino divino.it

osteriaselvole.it

locandalpina.it

pinetahotels.it

 

 

Sarà un curioso viaggio nelle interiora. Un percorso gastronomico per quanti vorranno mettersi in gioco, pensando alle trippe senza storcere la bocca. Il quinto quarto – stando ai docenti di Storia della Cucina – mette a disagio molti consumatori perché le frattaglie sono organi vitali, creando una barriera psicologica molto diversa dall’approccio ad un trancio nobile di carne, come il filetto o la bistecca. Le citazioni si sprecano. Già lo storico della cucina trentina, Aldo Bertoluzza, negli Anni ’70, parlando di trippe, intuiva le nuove tendenze dei consumatori. Figli della cultura cittadina e del negozio sotto casa, scelte che poco o nulla hanno a che fare con la conoscenza alimentare.

 

Non conosciamo non solo le carni, ma neppure le bestie. Scartando prelibatezze da grandi intenditori. Nel Rinascimento le frattaglie erano cibo elitario, altro che cucina povera. Una questione culturale, non solo di gusto. Che scarta materie prime mollicce e certamente poco accattivanti alla vista. Per accelerare le dinamiche del benessere sociale, per ostentare la fettina di vitello in alternativa alla trippa. Adesso, in Val di Non, le ricette di trippa avranno nuove interpretazioni. Saranno contemporaneamente gourmet e altrettanto sincere. Con quelle ‘multiple p’ che le rendono uniche.

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