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Bollicine per tutti i gusti. Tante le bottiglie per celebrare, finalmente, l'arrivo del 2021

Per festeggiare la fine di questo terribile anno e l'inizio, si spera, di uno migliore, la scelta tra i vini e le cantine che producono Trento Doc è vasta. Nereo Pederzolli ne illustra la grande varietà, per tutti i gusti e per tutti i portafogli

Di Nereo Pederzolli - 31 dicembre 2020 - 16:52

TRENTO. Tra poche ore saranno i botti festosi di un 2020 da archiviare tra i più cupi, ma i tappi di sughero che libereranno lo spumante dalle bottiglie si faranno sicuramente sentire. Saranno brindisi prevalente domestici, quasi intimi, da "giorni in zona rossa". Bandite le sarabande collettive, il tripudio chiassoso tra "trenini vocianti" e balli in sintonia di cenoni pantagruelici. Ma lo spumante non mancherà. Con il Trento Doc protagonista.

 

94 italiani su 100 festeggeranno San Silvestro in famiglia, con parenti stretti, condivisione mirata e imposta dalla pandemia. I menù – stando alle previsioni di Coldiretti e altre organizzazioni dell’agroalimentare - sarà all’insegna del "prodotto tipico", ingredienti acquistati vicino casa. Per recuperare il senso più sincero della festa, commensali disposti pure ad allertare le forze dell’ordine se i vicini di casa o nel condomino la scorrettezza sarà ostentata come baldoria collettiva. Cin-cin di famiglia dunque, con una varietà di bottiglie sempre più sfiziosa. Tra esclusività e proposte popolari.

 

Sfiziose e assolutamente bollicine blasonate, per certi versi spumanti introvabili, rari e preziosiGiulio Ferrari Riserva 2001 su tutti – ma tanti altri validissimi "millesimati", proposti a prezzi comunque impegnativi – mediamente attorno a 100 euro a bottiglia – per le tavole che aspetteranno il 2021 senza troppo pensare a bilanci pandemici. Riserve d’autore che escono dai "caveau" più meditati come il Monfort dei Simoni di Lavis – che festeggiano le loro 75 vendemmie – poi il Blasè di Revì ad Aldeno. In gran spolvero pure Etyssa e lo spumante della cantina di Francesco Spagnolli a Covelo di Cimone. E le bollicine dei Marchesi Guerrieri Gonzaga di San Leonardo.

 

Le novità assolute certo non mancano in questo target elaborati nelle cantine del Trentino. Due su tutti: Monsieur Martis dell’azienda Maso Martis di Martignano, poi il Moliner del duo Pojer&Sandri di Faedo, entrambi spumanti ottenuti da uve Meunier, unici e tra i prototipi a livello italiano. Poi le variazioni tradizionali, le riserve millesimate che vedono alcune "maison" trentine protagoniste del mercato. Nomi spesso al femminile, le donne dello spumante che dimostrano tutta la loro autorevolezza. Lucia Letrari, Roberta Stelzer ‘Madame Martis’, le sorelle Togn di Maso Poli/Gajerhof, Clementina Balter, le sorelle Pedrotti, Roberta Lunelli di Abate Nero. Pure il trio Salisa di Villa Corniole, Elisabetta Donati di Mezzocorona, anche Erika e Giulia Pedrini della Pravis di Madruzzo. Senza tralasciare Camilla Lunelli del Ferrari, le giovani donne di Maso Mirì di Ravina, la Cantina Cenci in Valsugana, le nobildonne dei Conti Bossi Fedrigotti.

 

Spumante classico trentino che sul mercato di questo fine anno ha "tenuto botta" nonostante la chiusura di hotel, ristoranti e bar, con un calo attorno al 5%, confermandosi tra le "bollicine classiche" (da non confondersi con quelle facili del Prosecco) preferite dai consumatori italiani, nonostante il brio dei Trento Doc sia appena l’1 e mezzo per cento delle bollicine nazionali in termini di bottiglie prodotte, che nel 2019 sono cresciute a 10 milioni 700mila, ma arriva al 5-6% del totale in termini di valore, pari l'anno scorso a 120 milioni contro i 107 del 2018. Trento Doc decisamente variegati, in grado di soddisfare i palati più esigenti e pure quanti centellinano pure le monete.

 

Nei supermercati trovi bottiglie marchiate dall’Istituto Trentodoc (tutta una parola) a neppure 8 euro la bottiglia, sboccate da mega cantine cooperative e praticamente lo stesso prezzo di un Prosecco industriale. Prezzi competitivi per superare le
difficoltà pandemiche. Torniamo alle curiosità. Per stupire, per scacciare pensieri o ricordi tristi, certo non mancano i vini vivaci più insoliti.

 

Quelli fatti riposare in bottiglie calate in fondo al lago – I Romanese in quel di Levico, Agraria Riva con il Brezza Brut calato nel Garda – quelli che sfruttano la vinificazione in anfore di terracotta (Grigoletti a Nomi) altri ancora ottenuti dalla vinificazione di uve di vitigni che non necessitano di trattamenti chimici. E’ la sfida a base di Johanniter. Lo propongono diverse cantine: Filanda de Boron a Tione presenta il Lauro, medesima elaborazione da Pravis e El Zeremia di Revò. Insomma bollicine tanti gusti e altrettanti prezzi, ma vini vivaci per sperare in un 2021 migliore di quello che si chiude stasera. Prosit!

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