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Coronavirus, come cambierà consumo e commercializzazione nel mondo del vino. Salta anche Vinitaly, un settore alle prese con progetti interrotti e ricerca di strategie

Ma in questi giorni di "tempo sospeso" è ancora giusto inondare la rete di video e foto inerenti vini sopraffini, ricette che imitano certi piatti di chef stellati o roboanti prelibatezze? E farlo in questa emergenza, nel rispetto di chi ha ben più impellenti, talvolta drammatici momenti?

Di Nereo Pederzolli - 23 marzo 2020 - 21:00

TRENTO. Cibo e vino spesso ostentati per esorcizzare il coronavirus anche se il "dopo" sarà decisamente diverso. Cambieranno stili di consumo e modi di commercializzazione, tra timori e giuste conferme. Una di questa su tutte: vite e vita hanno un legame non solo fonetico. Che in questi giorni tristi assume altri significati. Stimola a credere nel domani, con fiducia, mentre Vinitaly ha alzato bandiera bianca per dare appuntamento direttamente al 2021.

 

Tutta la filiera enoica, è duramente alle prese tra progetti interrotti e la ricerca di nuove strategie. Mentre sulla rete imperversano video, commenti, like per ostentare non solo valori vinari, libagioni sopraffine (mentre aumentano le fila ai supermercati) in un tripudio smodato, per certi versi "pornografico", sfruttando assurdamente tempi e modi dell’io resto a casa.

 

Lanciando altrettante promozioni, per certi versi vere svendite. Con la garanzia di spedizioni gratuite all’indirizzo della "segregazione". Aziende piemontesi (?) che ti mandano a prezzi irrisori (neppure 40 euro) una dozzina di bottiglie di vino, 2 di grappa e alcune sfizioserie gastronomiche. Suscitando dubbi sia sulla capacità di scelta del consumatore e sul reale valore dell’offerta.

 

Altre cantine – del Basso Sarca come alcune della valle dei Laghi e della Rotaliana – che s’impegnano a consegnare direttamente i loro vini, nel massimo rispetto delle norme sanitarie. Un sistema di vendita decisamente inconsueto, ma utile a quanti – anche tra le mura domestiche – cercano corrette condivisioni di piacevolezza alcolica.

 

Ma in questi giorni di "tempo sospeso" è ancora giusto inondare la rete di video e foto inerenti vini sopraffini, ricette che imitano certi piatti di chef stellati o roboanti prelibatezze? E farlo in questa emergenza, nel rispetto di chi ha ben più impellenti, talvolta drammatici momenti?

 

Questione sollevata in apertura di quarantena da Angelo Peretti, uno che di critica enologica se ne intende e che ha sempre posto l’etica ancor prima della bontà vinaria. Sulle colonne del suo storico blog (è stato tra i primi, non solo in Italia) Internetgourmet ha subito postato queste considerazioni.

 

"Se si tratti di una scrittura futile, insensibilmente lontana dalla durezza di queste ore della malattia che pare premere alle porte delle nostre vite segregate, dalle fatiche infinite di chi lotta per dare conforto agli ammalati negli ospedali, dalle preoccupazioni di chi perde il lavoro, di chi non sa quale prospettiva sarà in grado di dare a chi gli è caro, ora che ogni certezza è caduta. Se non possa perfino costituire un’indiretta, involontaria offesa per le persone che soffrono, per le famiglie che piangono. O se invece seguitarne a scrivere possa offrire un seppur microscopico contributo al pensiero che la vita comunque va avanti, che deve andare avanti, che possiamo e dobbiamo continuare ad avere nella mente e nel cuore quanto appartiene alla nostra cultura, alla nostra tradizione, alla nostra storia, e anche il vino ne è parte, ed è espressione dell’esperienza e della fatica di centinaia, di migliaia di contadini e di vignaioli, che stanno là fuori nelle vigne, anche ora".

 

Considerazioni preziose. In tutti i sensi. Che hanno suscitato tantissime opinioni. Con altrettante azioni operative, minimali quanto significative. Alcuni vignaioli hanno lanciato l’idea di piantare una vite per seminare speranza, una scommessa sulla vita, iniziativa partita dalle Langhe, rilanciata da winenews.it e subito accettata nei tanti territori dove il vino stimola giusti pensieri.

 

Speranze e progetti per superare i "tempi del virus". Tra le analisi più autorevoli in termini di wine economy interviene anche Alessandro Torcoli, il direttore di Civiltà del Bere, con una riflessione sui germi di positività che l’attuale situazione introdurrà nei comportamenti delle imprese vitivinicole e pure tra i consumatori. Tra rischi e opportunità. Tutte da analizzare.

 

Partendo dalla globalizzazione dei mercati, il peso crescente delle economie di scala, la conseguente costituzione di grossi Gruppi internazionali, il ruolo dominante della grande distribuzione, l’irrompere del web marketing, la sempre maggiore esperienza e preparazione dei clienti.

 

"E’ tempo di azioni innovative – ribadisce Alessandro Torcoli – rivisitare il proprio modello di business, ottimizzare la comunicazione, razionalizzare la gestione interna. Con alleanze strategiche con la filiera del cibo, col turismo, tramite strategie di marketing differenziate.

Perché il maledetto coronavirus assesterà decisamente un brutto colpo, ma al tempo stesso produrrà nuovi anticorpi e nuovi stimoli per individuare e cogliere opportunità strategiche. Sicuramente, come sostengono molti, niente sarà più come prima". Con una (condivisa) considerazione finale: sicuramente andrà meglio di prima.

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