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Coronavirus, i dipendenti delle Coop Sociali trentine nelle Rsa colpite dai contagi, Monfredini: "Già in 1.000 hanno risposto presente come volontariato"

Durante l'emergenza Coronavirus a dimostrarsi ogni giorno di grande importanza sono tutte le cooperative sociali che operano sul territorio Trentino per fornire assistenza alle categorie di cittadini più fragili. Mentre in numerose Rsa il numero di dipendenti è sensibilmente diminuito a causa dei contagi, già 1.000 operatori delle cooperative hanno risposto presente alla richiesta d'aiuto per andare a prestare servizio nelle strutture in difficoltà

Di Lucia Brunello - 10 aprile 2020 - 06:01

TRENTO. L’emergenza Coronavirus sta mettendo a dura prova moltissime persone tra cui, in primis, tutte quelle non autonome e che perciò rientrano nelle categorie che più necessitano di assistenza come gli anziani, gli invalidi e non solo. Un’assistenza però non così semplice da fornire se si tengono conto le distanze di sicurezza da rispettare e il forte rischio di contagio. In questo scenario delicato, un ruolo di fondamentale importanza in Trentino è ricoperto dalle numerose cooperative sociali che ogni giorno prestano servizio a domicilio e nelle strutture agli utenti con particolari bisogni, oggi ancora più fragili per via dell'isolamento obbligatorio.

 

Ad aver risentito della diffusione del Covid-19 sono le Rsa in cui numerosi operatori sono rimasti contagiati e perciò impossibilitati a lavorare. “Essendo le cooperative sociali per loro natura al servizio della comunità, si è quindi pensato di mettere a disposizione delle strutture con necessità i nostri operatori che ad oggi non possono prestare servizio”, spiega a ilDolomiti Italo Monfredini, ex vicepresidente della Federazione Trentina della Cooperazione.

 

I servizi di assistenza domiciliare hanno infatti subito cali importanti che in certi territori sono diminuiti anche del 60-70%, come spiega la Federazione in comunicato stampa. Una drastica diminuzione dovuta principalmente alla riduzione dei piani di assistenza dagli enti gestori solo ai servizi essenziali e ai molti familiari di anziani che non si sentono sicuri a permettere l'accesso di persone esterne nelle abitazioni dei loro cari.

 

Una situazione critica che subito la Federazione si è attivata per risolvere e che, ad oggi, alla richiesta d'aiuto già mille dipendenti delle cooperative sociali hanno risposto presente per operare in una delle Rsa in necessità. “L’adesione è a base volontaria, e a tutti coloro che hanno dato la loro disponibilità va, oltre al nostro riconoscimento, anche la più totale ammirazione. Oggi più che mai sappiamo di poter contare su lavoratori che hanno a cuore il bene della comunità e senza i quali la situazione sarebbe a dir poco critica. Una grandissima ricchezza". 

 

Nella giornata di oggi sono già stati attivati i primi contratti. Vales è partita con la Rsa don Ziglio (Levico), mentre la prima a muoversi, ancor prima del protocollo, è stata la cooperativa Arcobaleno che si è attivata nella zona di Arco e ‘busa’, e presto verranno raggiunte anche altre realtà.

 

L’obiettivo principale delle cooperative sociali è quello di assistere l'utente mettendo al primo posto il dialogo e il contatto, azioni oggi non possibili viste le difficoltà del momento. “Riusciamo a prestare servizio anche a domicilio, ma i nostri operatori devono lavorare con una mascheratura del viso che di certo non aiuta nell’umanizzazione del servizio. La situazione non è semplice, ma non possiamo fare altrimenti che affrontarla con tranquillità e lucidità”, continua.

 

“La nostra priorità è certamente la salute, ma cerchiamo anche di utilizzare degli stratagemmi che possano aiutare gli ospiti delle strutture a sentirsi meno isolati. Un esempio è quello delle videochiamate che tentano di mantenere una relazione tra i nostri assistiti e le loro famiglie. Si tratta di una tecnologia fredda, ma che in questo momento riesce a strappare un sorriso e a fare da surrogato delle relazioni umane”, prosegue l'ex vicepresidente.  

 

Anche la Federazione si unisce al coro unanime dello “state a casa”, nella speranza che l’emergenza possa rientrare al più presto. E’ anche giusto sottolineare, però, che quando si potrà tornare per strada (seppure con le dovute accortezze), le Rsa dovranno comunque continuare a tenere un grado di attenzione molto alto e adottare delle nuove precauzione per tutelare gli ospiti. “Io sono ottimista - continua Monfredini - le cose non torneranno esattamente come prima, ma il grado di isolamento non sarà più come quello di oggi, e questo sarà già un gran bene. Quando migliorerà la situazione di contesto, avremo modo di migliorare anche quella all’interno delle strutture: i nostri operatori che ora sono malati torneranno al lavoro, vi sarà maggiore disponibilità di dispositivi di protezione e le visite dei parenti riprenderanno, sebbene con le giuste accortezze, per esempio potrebbero essere introdotte le visite su appuntamento. Di sicuro si potrà fare molto di più rispetto al poco o nulla di oggi”.

 

Una cosa buona che l'emergenza ha fatto, è stato puntare i riflettori verso quelle realtà che, con il proprio servizio, fanno da pilastro alla comunità. Un meritato riconoscimento dell'utilità sociale rivolto ad ospedali, sanità, di chi si occupa di pulizie e sanificazione degli ambienti e anche di quel fitto e efficiente tessuto di cooperative il cui servizio è spesso posto in secondo piano. “Oggi c’è l’emergenza Coronavirus, ma quando sarà passata tutte le gravi problematiche sociali quali la povertà, la vecchiaia, l’abbandono di minori e anziani non spariranno, esattamente come non sono sparite ora. Il grande auspicio è che dopo questo periodo ci si ricordi di queste realtà e di quanti sono effettivamente in difficoltà. Chi vuole imparare qualcosa da questa storia lo farà, speriamo l’insegnamento non sia rimosso e si esca da questa situazioni tutti più sensibili e consapevoli”.

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