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Coronavirus, ''La Rete'' non si ferma e rilancia con ''Io scelgo sociale'' per autofinanziarsi

Borracce, mascherine per garantirsi e garantire salute, zainetti, succo di mela: questi – per ora – i “prodotti” che offerti attraverso un’azienda di marketing attiva in Italia e all’estero serviranno a finanziare le attività della cooperativa sociale ''La Rete''

Di Carmine Ragozzino - 23 giugno 2020 - 16:30

TRENTO. Gettare “La Rete” nel mercato e pescare solidarietà. Vendendo la qualità che si vede e, soprattutto, quella che non si vede. Ecco il senso di “Io scelgo sociale”, la nuova iniziativa “oltre il commerciale” della cooperativa che da 30 anni traduce in risorsa la disabilità. Borracce, mascherine per garantirsi e garantire salute, zainetti, succo di mela: questi – per ora – i “prodotti” che offerti attraverso un’azienda di marketing attiva in Italia e all’estero serviranno a finanziare le attività della cooperativa sociale. Una cooperativa, La Rete, che allo stop da virus ha risposto aumentando la vicinanza e il servizio ai propri utenti e alle loro famiglia, seppur in forma obbligatoriamente diversa.

Per La Rete è dunque improprio, sconosciuto perfino, il termine “ripartenza”. I servizi – tanti, creativi, utili e benedetti – hanno dovuto mutare la modalità senza mai rinunciare alla forza vitale del contatto quotidiano tra operatori, volontari e utenti. Hanno inventato quelli de La Rete, usando una tecnologia nella quale la carica della passione, del rispetto, dell’affetto e della competenza non si è mai scaricata. E si sono reinventati anche gli utenti e le loro famiglie, applicandosi con energie sconosciute ad un rapporto atipico per tutto meno che per l’intensità.

 

Certo, per chi ha impostato da sempre il proprio lavoro anche sulla fisicità del rapporto con i disabili, il distanziamento deve essere stato un calvario. Una preoccupazione grande. Ma alla Rete sanno fare spesso di necessità virtù e così è stato anche durante il lockdown: con personale e volontari impegnati in un’azione straordinaria di “tecno - presenza”, i disabili hanno potuto continuare a misurarsi con la loro sfida quotidiana per affermarsi come persone che “danno” più di quello che ricevono. Una sfida fatta di crescente consapevolezza nell’accettare il proprio limite e farlo diventare una forza.

Se è dunque improprio parlare di “ripartenza” per una realtà che non si è mai fermata, resta il problema di un “ritorno” al prima del Covid che non potrà più essere uguale a come era per lungo tempo.

Trovare altri luoghi di incontro e di sperimentazione di sé stessi rispetto ad una sede bella ma attualmente inadatta ad ospitare decine e decine di persone impegnate ogni giorno nei laboratori, nella formazione, nel più sano dei cazzeggi in compagnia. Attrezzare altri luoghi – specie all’aperto – per riempirli di attività: quelle già rodate, consolidate, apprezzate e quelle da “provare”, in una progettazione che sembra non porsi mai limiti. Per riprendere a pieno, per tornare a fare il pieno di un’umanità positiva e sorprendente con e senza handicap, serve anche il “vil denaro”. E ne serve tanto.

 

Con “Io scelgo sociale” La Rete sviluppa dunque una capacità di auto-sostegno che si è strutturata negli anni con sfide sempre più ambiziose. C’è stata la bolletta solidale con Dolomiti Energia, oggi Etika: accendi la luce e aiuti. Ci sono stati i punti dei supermercati da devolvere in forma di finanziamento alle attività della Cooperativa. Ci sono stati i piccoli prodotti di laboratorio: cartoline natalizie, biglietti di auguri, pezze da cucina, calzini. C’è “tutti nello stesso campo”, con i prodotti del lavoro di campo in cui si cimentano disabili e abili che diventano “comprabili” grazie alla sensibilità lungimirante del titolare di un agriturismo che a Seregnano è e sarà sempre più punto di riferimento operativo della cooperativa.

 

Ma oggi – sulla scorta del successo e dell’attenzione tra centinaia di persone che ruotano attorno alla Rete – si prova a fare ancora di più. L’accordo tra cooperativa e I.Go Distribution assicura potenzialità che prima non erano immaginabili per una cooperativa sociale che latitando la riforma del “terzo settore” aveva margini di manovra commerciale ridotti al minimo. L’azienda di vendita diretta da Isabella Gomez metterà in catalogo i prodotti della Rete con il marchio “Io scelgo sociale”. I prodotti che già ci sono e quelli che verranno dai rapporti con aziende disponibili a farsi coinvolgere.

“Sono prodotti – spiega Mauro Tommasini, direttore della cooperativa – che vogliono raccontare storie. Le mille storie di chi frequenta La Rete e trova l’occasione di confrontarsi e crescere con altre storie”. Una borraccia diventa così l’esempio di quanta voglia di esprimersi facilita il laboratorio Tratt/io, con i disegni dei disabili che si stampano sull’alluminio grazie alla collaborazione del collettivo Architutti. Una mascherina con tanto di certificazione europea fa girare il logo di “Io scelgo sociale” e identifica al tempo le idee civili di chi la indossa. Ma anche un cartone di succo di mela è più che un beveraggio dolce: è la sintesi di una filiera virtuosa che parte dal lavoro in un campo per arrivare alla produzione, (succhi, marmellate, erbe officinali), ma anche al servizio di cucina e di sala dell’agriturismo di Seregnano. Va in archivio, insomma, il concetto pietistico di assistenza per fare spazio al concetto ben più importante di crescita personale e collettiva, di comunanza e contaminazione tra disabili e abili. Un indistinto salvifico dei diritti e del più pieno diritto di cittadinanza ideale.

 

Il partner della Rete non è né casuale né incoerente ai principi della cooperativa sociale. Opera solo con aziende green, che usano materiali di riciclo o risanati, che lavorano in Europa, che sono tracciabili in tutto il percorso produttivo, che accettano il marchio di “Io scelgo sociale” per dare una valenza etica ai loro prodotti riconoscendo alla Rete una percentuale sulle vendite. E le vendite potrebbero riguardare centinaia di negozi per bambini e per sportivi per i quali la I.Go Distribution seleziona più di una ventina di aziende.

 

Gettare la Rete e pescare solidarietà? Non basta più ad una realtà che coinvolge 136 famiglie, che porta alcuni disabili a vivere da soli in appartamento, che organizza una folla di volontari di ogni età. E che non ha mai pensato “faccio solo quello per cui mi finanzia l’ente pubblico”. Una realtà che come altre del sociale in Trentino si serviva anche dei giovani del servizio civile prima che la lungimiranza al contrario della Provincia lo sospendesse per risparmiare qualche euro da investire nelle piste di sci sotto il livello del mare. Ma questa è un’altra, pessima, storia. O forse no. Anzi no, è la stessa storia. Mentre chi si spende ogni giorno per una società migliore annaspa, chi governa oggi il Trentino nasconde tutti i salvagenti.

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