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Coronavirus, la zona rossa mette in pericolo la raccolta delle olive: “Per noi è ragione di necessità, fateci raggiungere i frantoi trentini”

Alcuni proprietari di olivi bloccati nella zona rossa della Lombardia: “Non possiamo conferire i nostri prodotti in Trentino e in alcuni dei nostri Comuni non ci sono frantoi. Costringere qualcuno a rinunciare a un piccolo reddito o al prodotto necessario all’autoconsumo nello scenario di crisi economica che si prospetta, è un’azione intollerabile”

Di Tiziano Grottolo - 06 novembre 2020 - 12:28

BRESCIA. Proprio oggi, 6 novembre, sono scattate le misure dell’ultimo Dpcm che inseriscono l’intera Regione Lombardia in zona rossa visto l’elevato pericolo di contagio legato al coronavirus. Fra le misure restrittive che entrano in vigore l’esplicito divieto di muoversi se non per comprovate esigenze lavorative, motivi di salute o altre necessità inderogabili. Come spesso accade però, non sempre le regole sono chiare e ci sono delle categorie che restano escluse, trovandosi in un limbo dove non è chiaro cosa si può o cosa non si può fare.

 

È il caso degli agricoltori o più in generale chi possiede delle piante di olivo. Per molti la raccolta delle olive nella zona del Garda non rappresenta l’attività principale, piuttosto si tratta di un’integrazione al reddito o semplicemente una passione. Il problema riguarda in particolare i Comuni della sponda bresciana del lago di Garda che nella stragrande maggioranza dei casi per il conferimento dell’oliva si appoggiavano ai frantoi trentini, soprattutto nella zona di Riva del Garda e Arco. Con l’entrata in vigore del nuovo Dpcm però questa possibilità potrebbe essere preclusa, perché, analogamente a quanto avvenuto durante la prima fase della pandemia, gli spostamenti fra territori inseriti in zone di colore diverso è vietato.

 

“Il territorio dell'Alto Garda – spiegano alcuni proprietari di oliveti nel Bresciano – si caratterizza per un’orografia alquanto accidentata circostanza che, unita alla frammentazione proprietaria, ha notevolmente limitato la nascita di aziende agricole intensive. L’esito di tale situazione è stato quello di far sì che una parte notevole del patrimonio olivicolo sia gestito da semplici cittadini, spesso su base famigliare allargata”. Durante il lockdown della scorsa primavera a molti di loro è stato impedito di aggiungere i propri appezzamenti di terra, facendo marcire parte del raccolto (peraltro già colpito da una stagione poco produttiva).

“È proprio per evitare il ripetersi di tali assurdità , che chiediamo alle autorità locali e alle associazioni di categoria di attivarsi nei confronti delle autorità di polizia che saranno tenute a svolgere i controlli sulla mobilità , affinché mettano in chiaro che la raccolta delle olive e il conferimento delle stesse da parte di semplici persone fisiche ai frantoi rappresenta una ragione di necessità. È ragione di necessità – proseguono gli agricoltori – poiché dal conferimento di oliva dipende tutto il circuito economico che ruota attorno ai frantoi, già gravemente colpiti dalla disastrosa annata 2019”.

Per il momento l’unica risposta ricevuta da queste categorie è stata quella fornita dalla Comunità del Garda, l’ente interregionale che riunisce i Comuni del lago di Garda, che ritiene che il conferimento delle olive al frantoio sia esonerato dal divieto di spostamento poiché dovrebbe ricadere nelle “esigenze lavorative”, qualora il conferente sia un coltivatore diretto, o nello “stato di necessità” per evitare il grave danno della perdita del raccolto. Il nodo però resta da sciogliere perché secondo le forze dell’ordine il conferimento sarebbe ammesso solo entro confini comunali. “Noi ci batteremo affinché sia riconosciuto lo stato di necessità – affermano alcuni proprietari – perché costringere qualcuno a rinunciare a un piccolo reddito o al prodotto necessario all’autoconsumo nello scenario di crisi economica che si prospetta, è un’azione intollerabile”.

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