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Coronavirus, tra paura e speranza, uno studente delle Bresadola esprime la nostalgia per la scuola. "Mi ricorderò per tutta la vita di questo momento tristissimo"

In un tema assegnato a casa sulle emozioni provate in questa emergenza Coronavirus, uno studente delle scuole medie Bresadola di Trento ha espresso molto bene l'insieme di sentimenti provati da chi in questo momento si trova privato della possibilità di frequentare le classi

Pubblicato il - 06 aprile 2020 - 11:42

TRENTO. Lontani dalle classi, gli studenti, siano essi più piccoli o già un po' più grandi, soffrono la mancanza della socialità. L'abitudine di svegliarsi la mattina, di sedere al banco aspettando l'ultima campanella, di vedere e sentire i propri compagni e, tra sbuffi e vampate d'entusiasmo, di seguire gli insegnanti nel processo d'apprendimento, non dà certo le stesse sensazioni di seguire una videolezione davanti ad uno schermo.

 

Per questo i maestri e i professori cercano di inventarsi diverse soluzioni per mantenere dritta la barra dell'insegnamento e salvare il salvabile dei programmi scolastici. Far loro raccontare le proprie giornate e le proprie emozioni, in questa difficile fase di chiusura, di ansia, noia e paura, diventa una delle poche possibilità di misurare il rapporto con i propri studenti.

 

Leggendo i temi tutte queste emozioni traspaiono, come nel caso di questo alunno di terza della scuola media Giacomo Bresadola di Trento, A.M., decisamente insofferente di fronte all'interruzione del proprio percorso di studio e speranzoso che tutto finisca al meglio e al più presto.

 

A volte le cose che senti in televisione e leggi sui giornali mi sembrano sempre lontane da te – scrive in un lavoro assegnatogli a casa- alla fine di gennaio girava una notizia di un virus molto violento nella città di Wuhan. All’inizio pensai la Cina è molto lontana dall’Italia, qui non arriverà mai. I giorni passano, arriva il primo contagio in Lombardia, poi un altro, fino ad arrivare ad oggi con migliaia di ammalati”.

“Il nostro governo ha deciso di dichiarare l’Italia zona rossa, quindi vieta gli spostamenti anche tra i diversi comuni. Ci troviamo chiusi in casa per la paura di essere infettati. Che dire da quel giorno abbiamo tutti una grande paura, ormai sono tantissimi giorni che non vado a scuola, mi mancano i miei amici, i miei professori, da dire che questo è l’ultimo anno di scuola media, la tensione per l’esame che sicuramente sarà molto diverso rispetto agli anni precedenti”.

In questo periodo ho anche deciso per il mio futuro, mi piacerebbe fare il medico per aiutare le tante persone in difficoltà. Mi ricorderò di questo triste momento per tutta la mia vita, di questo grande sacrificio chiuso in casa. Spero che questo incubo finirà presto e che tutte le persone colpite da questo virus possano guarire, che si possa ritornare alla vita normale senza aver paura di abbracciarsi, senza aver paura di ammalarsi, e sperando che quelle persone ricoverate in terapia intensiva possono tornare dalle loro famiglie”.

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