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Dolomiti Paganella rilancia il Future lab: ''Mai come in questi tempi abbiamo bisogno di immaginare un futuro più equilibrato''

Il "Future lab" ha acquisito un’ulteriore importanza strategica per il futuro dell’altopiano. Quattro i temi fulcro del progetto tra il Dna della destinazione; il ruolo delle nuove generazioni; se i cambiamenti climatici possono essere visti come un’opportunità; come realizzare un turismo equilibrato, sono diventati ancora più attuali e determinanti

Pubblicato il - 17 giugno 2020 - 14:45

ANDALO. Ritorna il "Dolomiti future lab", il laboratorio nato a fine 2019 sull’altopiano della Paganella per immaginare il futuro del turismo di questo territorio per i prossimi 10-30 anni, si prepara all’avvio di una nuova fase di coinvolgimento della comunità e degli operatori economici, soprattutto alla luce dei nuovi scenari che si sono aperti a causa della pandemia Covid-19.

 

Scenari d’incertezza, per i quali il laboratorio, a maggior ragione, può indicare delle risposte strategiche per il futuro dell’altopiano. "Il turismo - commenta Luca D'Angelo, direttore dell'Azienda per il turismo Dolomiti Paganella - deve rappresentare una leva positiva per il bene di tutta la comunità. In questi mesi di crisi l’attività della stessa Apt si è concentrata soprattutto sul supporto agli operatori economici per facilitare la ripartenza, ma sempre attenti a delineare le azioni del comparto e seguire le linee guida di questo progetto".

 

Nei primi due mesi del 2020, il laboratorio era entrato a pieno regime per registrare un notevole riscontro della comunità e degli operatori economici. "L'emergenza Covid-19 - aggiunge il direttore - ha stravolto tutto e sono emerse le vulnerabilità del settore del turismo. Una situazione di crisi dove numerosi punti di riferimento sono andati persi e per la quale non si possono prevedere tutte le possibili ripercussioni".

 

In questo scenario inedito, il "Dolomiti Paganella future lab" ha acquisito così un’ulteriore importanza strategica perché i quattro temi fulcro del progetto (il Dna della destinazione, cioè cosa rende unico e distingue il territorio dell’altopiano della Paganella; il ruolo delle nuove generazioni; se i cambiamenti climatici possono essere visti come un’opportunità; come realizzare un turismo equilibrato) sono diventati ancora più attuali e determinanti per il futuro dell’altopiano.

 

"La pandemia – evidenzia D’Angelo - ha inciso in modo profondo sui rapporti sociali e sul sistema economico internazionale, con conseguenze, quindi, anche per il turismo. Non sappiamo ancora cosa ci aspetta, c’è molta incertezza, ma tre fatti sono comunque chiari: innanzitutto la crisi ha fatto emergere, a livello mondiale, la vulnerabilità strutturale dell’industria del turismo che si basa soprattutto sulla libera circolazione dei beni e delle persone, sui sentimenti di fiducia e sicurezza. Se uno di questi fattori viene meno, l’intero settore entra in crisi".

 

L’individuazione del Dna della destinazione diventerà, così, ancora più importante e strategica in un momento in cui si è capito quanto sia fondamentale la relazione e il contatto con gli altri. Altrettanto rilevante sarà comprendere come coinvolgere le generazioni future in un settore come il turismo che in questi mesi si è dimostrato vulnerabile; a seguito della pandemia anche il tema della sostenibilità della destinazione diventerà ancora più centrale, soprattutto di fronte a problemi come la capacità di carico del sistema ricettivo, il sovraffollamento, l’adeguamento delle infrastrutture. Fondamentale sarà pure il tema dei cambiamenti climatici in considerazione delle possibili relazioni tra pandemie e inquinamento e distruzione degli habitat.

 

"E' necessario - conclude D'Angelo - modificare i meccanismi per mettere in campo una serie di azioni di prevenzione e mitigazione per non farci trovare impreparati in futuro in situazioni di crisi analoghe. Certamente i problemi esistevano già prima della crisi e ora si deve intervenire con maggiore incisività per trovare nuove risposte: il nostro progetto deve orientarsi per tenere conto della nuova realtà".

 

Per tracciare queste nuove risposte, il pool di esperti internazionali e trentini del laboratorio vuole mettere a punto delle nuove iniziative partecipative della comunità che saranno avviate prossimamente con focus principale il futuro dell’altopiano post emergenza coronavirus.

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