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I ghiacciai del Trentino diventano rossastri, l'esperto: ''Non è un buon segno. Colpa di un'alga e la neve così si scioglie più velocemente''

Sono 6 i ghiacciai monitorati all'interno della convenzione tra la capofila MeteoTrentino, quindi Muse e Sat: Careser, e Cevedale, Adamello e Lobbia, d'Agola nelle Dolomiti di Brenta e la Marmolada. Casarotto (Muse): "Questo inverno ghiacciai aumentati tra i 2 e i 3,5 metri. La conferma che questo autunno registreremo il trend di arretramento del ghiaccio''

Di Luca Andreazza - 29 giugno 2020 - 06:01

TRENTO. "La neve rosa o rossa è un fenomeno naturale noto da tempo, il cambiamento climatico ha però esasperato la situazione e sostanzialmente questo rappresenta la sofferenza dei ghiacciai", questo il commento di Christian Casarotto, glaciologo del Muse, che aggiunge: "Le temperature elevate in quota rendono l'ambiente ideale per il proliferare di queste alghe. In Trentino il colore è il lavoro della Ancylonema nordenskioeldii, che in Italia non era mai stata osservata e che è emersa prepotentemente quest'anno, mentre fino a qualche anno fa era conosciuta in particolare la Chlamydomonas nivalis, presente un po' in tutto il mondo, Africa esclusa".

 

Un fenomeno studiato in Groenlandia, anche da alcuni ricercatori dell'Università Milano-Bicocca che hanno pubblicato un'analisi sulla rivista Scientific report. Queste aree vengono denominate dark zone. "La presenza di queste alghe sulla calotta polare - evidenzia Casarotto - induce l’oscuramento di un’ampia porzione di ghiaccio (circa 100.000 chilometri quadrati), amplificando come anticipato la fusione estiva".

 

Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato su Il Dolomiti un video delle immagini di passo Gavia e Presena che sono diventati rossastri (Qui video). E sono state numerose le segnalazioni e le immagini inviate dai lettori per segnalare una presenza diffusa in Trentino di questo fenomeno. "Purtroppo - prosegue Casarotto - interessa anche il nostro territorio. La stima è quella che entro la fine del secolo i ghiacciai alpini siano destinati a scomparire. Ma la fioritura così importante di questa alga accelera il processo, quindi l'estinzione questo processo potrebbe avvenire prima".

 

La strana colorazione è dovuta alle alghe unicellulari di diversa specie, quali CoenochlorisChloromonas Chlamydomonas, che vivono nella neve. La fioritura si sviluppa in primavera, attraverso le acque di fusione, questi organismi migrano in superficie e si moltiplicano per fotosintesi.

 

"A quel punto diventano rosse o rosa - continua il glaciologo - il colore è dovuto a pigmenti della famiglia dei carotenoidi e per le alghe è una sorta di protezione/catalizzatore solare. Assorbe i raggi ultravioletti, riscalda gli organismi e l'area circostante, aumenta l'acqua di fusione. In sostanza la copertura nevosa si scioglie ulteriormente e questo è l'ambiente ideale per la proliferazione".

 

Insomma, un'altra conferma del malessere dei nostri ghiacciai, tanto che ormai da decenni la pratica dello sci estivo è stata fermata praticamente ovunque e le stazioni invernali ricorrono ai teloni per cercare di mitigare gli effetti del costante scioglimento (Qui articolo). Un arretramento dei ghiacciai che comporta anche il sempre più frequente affioramento dei residuati bellici in alta quota.

 

E la tendenza del ritiro dei ghiacciai trova conferma anche dai primi bilanci di questa primavera. "La neve accumulata non è molta - dice l'esperto del Muse - ci si attesta nei valori della triste media degli ultimi anni. I ghiacciai hanno guadagnato tra i 2 e i 3,5 metri. La fusione è già iniziata, come testimonia la fioritura dell'alga. Se le temperature si confermano alte come le scorse estati, la previsione non è buona in termini di salute dell'ecosistema".

 

Sono 6 i ghiacciai monitorati all'interno della convenzione tra la capofila MeteoTrentino, quindi Muse e Sat: Careser, e Cevedale, Adamello e Lobbia, d'Agola nelle Dolomiti di Brenta e la Marmolada. Un progetto avviato nel 2007 e rinnovato nel 2017 per studiare la situazione.

 

"Una situazione preoccupante. Il più sofferente è il Careser in quanto si è frantumato tipo un iceberg e quindi arretra più velocemente rispetto agli altri. Ma un po' tutti sono in fortissima difficoltà. L'ultimo bilancio in pareggio è stato registrato nel 2013/14, da allora solo arretramenti costanti. Le prospettive in autunno, purtroppo, sono quelle di una conferma di questo trend che sembra inesorabile", conclude Casarotto.

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