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''In questa emergenza Covid-19 bisogna fare rete, nessuno si salva da solo'', i Vignaioli lanciano Kilometro vero: il vino a filiera forte

Un’alleanza per rafforzare la “filiera del vino”, dal vigneto al tavolo del ristorante: parte la campagna di comunicazione che nasce dalla collaborazione tra i Vignaioli del Trentino, Asat, Associazione agriturismo, Confesercenti del Trentino e Palazzo Roccabruna

Di Nereo Pederzolli - 07 novembre 2020 - 11:53

TRENTO. La verità è spesso legata al vino. Un proverbio che muta a seconda dei tempi. Forse è anche da questa tremenda pandemia Covid-19 che il vino dei vignaioli trentini diventa a kilometro vero. Un modo per rimarcare il concetto di autenticità, avvicinare il "custode dell’uva" al consumatore finale. E rendere migliore la vivibilità di un territorio.

 

Il Consorzio vignaioli del Trentino – un’ottantina i soci aderenti – scende in campo con una piccola quanto innovativa campagna promozionale con un video che per qualche settimana andrà in onda su tv locali, social e altre piattaforme digitali.

 

Iniziativa diffusa – è il caso di dire – via web, con una conferenza stampa googlata. Tra proclami, intenti, stimoli e certezze. Veritiere, almeno nelle intenzioni.

Lo ha subito ribadito Lorenzo Cesconi, autorevole presidente di questa variegata e decisamente vinosa congrega di artigiani enoici, decisi a farsi rispettare. Per identità, per valori e dunque per spiccata personalità.

 

Per farlo hanno coinvolto tutti i settori del Trentino turistico, dagli albergatori a quanti spalancano le porte dei loro ristoranti, osterie, pure agritur, masi rurali, malghe o rifugi in quota. Luoghi deputati al vino, ma che spesso hanno mostrato carenze nella condivisione di valori oltre che di sapori.

 

Dal canto loro, i responsabili delle categorie legate  al food&wine si sono subito dichiarate pronte ad accogliere la proposta vignaiola. Da Massimiliano Peterlana – per i ristoratori – a Manuel Cosi, agriturista e presidente del comparto, pure Gianni Battaiola, albergatore e numero uno dell'associazione Asat, in piena sintonia con i vertici della Camera di commercio e di Palazzo Roccabruna.

Con l’assessora Giulia Zanotelli che ha sottolineato come una recente disposizione provinciale in materia di regole stabilisca (tra l’altro) la presenza al 100% di vini trentini sulla lista delle vivande negli agritur. Provvedimento che dovrebbe essere applicato non perché legato a norme provinciali, ma piuttosto dal buon senso di quei – purtroppo ancora tanti - operatori turistici inclini a standardizzare le proposte vinarie, offrendo "prosecchino" per vino brioso. Altro che vivacità veritiera.

 

Vino trentino dunque a kilometro vero. Un modo per diffondere una cultura che rispecchi e rispetti il lavoro di quanti coltivano uva anzitutto per fare il loro vino. Vero, come dovrebbe essere il godibile risultato delle pigiature vendemmiali.

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