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''In Trentino scelte politiche in materia di accoglienza dettate da visione di brevissimo periodo'', dopo due anni di Fugatti i problemi restano e si è perso tanto

Mentre negli ultimi giorni la questione Piazza Dante è tornata alla ribalta delle cronache Euricse ha pubblicato uno studio su quanto si è perso anche dal punto di vista economico con lo smantellamento del sistema di accoglienza trentino. Lo studio evidenzia che ogni euro speso per l’accoglienza ha generato complessivamente nel sistema economico trentino quasi due euro di valore della produzione (1,96), portando il totale da 9,4 a 18,5 milioni di euro nel 2016

Di L. P. - 24 novembre 2020 - 19:35

TRENTO. Il Trentino sta, purtroppo, rinunciando a quanto costruito negli ultimi dieci anni in tema di internazionalizzazione e anche accoglienza, compreso l’effetto “moltiplicatore” di ogni euro speso per i migranti. E' quanto è emerso dalla ricerca commissionata ad Euricse dalla rete di organizzazioni Cooperativa sociale Arcobaleno, Centro Astalli, Atas, Cgil e Kaleidoscopio, pubblicata nella collana “Quaderni” da Fondazione Migrantes e presentata oggi. Secondo i risultati dell’analisi di impatto (di Eddi Fontanari) con riferimento al 2016 –  al massimo delle presenze – la spesa pubblica per l’accoglienza dei migranti ha contribuito a generare lo 0,03% del valore della produzione dell'economia trentina, con un'attivazione di oltre 9 milioni di euro distribuiti in particolare tra commercio, alloggio e ristorazione, sanità e assistenza sociale, oltre a trasporto e prestazioni professionali.

 

Guardando inoltre alle ulteriori ricadute sulle attività produttive in termini di beni e servizi intermedi e di consumi finali indotti, lo studio evidenzia che ogni euro speso per l’accoglienza ha generato complessivamente nel sistema economico trentino quasi due euro di valore della produzione (1,96), portando il totale da 9,4 a 18,5 milioni di euro nel 2016. Lo studio - curato da Paolo Boccagni e Serena Piovesan (Università di Trento), Giulia Galera (Euricse) e Leila Giannetto (Fieri, Torino) - indaga l’impatto del sistema di accoglienza trentino da un punto di vista socio-economico alla luce dei cambiamenti introdotti dal Decreto “Sicurezza e immigrazione”.

 

La ricerca è basata sui dati messi a disposizione dal Cinformi e dal Servizio statistico della Provincia, su due focus group e 27 interviste con stakeholder della pubblica amministrazione ed enti del terzo settore. “Minori sono le risorse e competenze che riusciamo a dedicare alle persone più fragili e maggiori saranno le risorse che dovremmo investire in assistenza e in spese sanitarie - ha spiegato Mariacristina Molfetta di Fondazione Migrantes - finendo spesso col mantenere le persone in uno stato di dipendenza e marginalità che fa male ai diretti interessati ma anche alle comunità nel suo complesso. Il volume lo illustra con chiarezza e noi speriamo che una maggiore consapevolezza in questo senso aiuti ogni territorio a riorientare le scelte politiche e organizzative senza esitazioni, ritornando ad una concezione delle politiche sociali come motore e anima del bene comune''.

 

Nella prima parte della ricerca emerge come in Trentino, fino all’entrata in vigore del Decreto Sicurezza e Immigrazione del 2018, esistesse un sistema di accoglienza centralizzato e ben funzionante, basato sul coordinamento di circa 20 enti gestori, in particolare organizzazioni del Terzo settore, da parte di Cinformi. Il numero di territori comunali interessati dall'accoglienza straordinaria era andato ampliandosi negli anni: 42 comuni nel 2016, 65 nel 2017, 69 a fine 2018. Due terzi del totale dei richiedenti asilo sono però sempre stati ospitati a Trento e Rovereto. Il 2018 ha visto un cambio di tendenza per il numero di richieste di asilo in Trentino, come nel resto d’Italia, con la conseguente riduzione di persone accolte e una diminuzione delle strutture ospitanti (84 strutture nel 2019 contro le 170 dell’anno precedente).

 

Tra i principali cambiamenti introdotti dal cosiddetto ''Decreto Sicurezza'' ci sono la cancellazione del permesso di protezione umanitaria, la trasformazione del Sistema di protezione richiedenti asilo e rifugiati (Sprar) in Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati (Siporimi) e la cancellazione dei servizi di integrazione per i richiedenti asilo, cambiamenti accompagnati da un sostanziale taglio delle risorse dedicate all’accoglienza. In Trentino, poi, la Giunta Fugatti ha fatto tutto il possibile per distruggere il sistema di accoglienza trentino non risolvendo nulla dal punto di vista della criminalità e della sicurezza (e gli esempi di Piazza Dante li abbiamo avuti pochi giorni fa) ma ha incattivito la società mettendo persone contro persone, per esempio tentando anche di inserire norme ritenute ''discriminatorie'' e ''incompatibili con il principio della parità di trattamento'' dai tribunali per la gestione delle case Itea (imponendo il criterio di 10 anni di residenza in Trentino bocciato dal Tar). 

 

Lo studio è quindi passato ad un'analisi qualitativa, basata su 27 interviste e due focus group dedicati agli aspetti cruciali dell’abitare e del lavoro. “Dalle interviste emerge che il Trentino sta rinunciando con considerevole superficialità a quanto costruito negli ultimi dieci anni facendo assegnamento sulla forte vocazione comunitaria e solidale del territorio e sulla capacità di innovare”, è la tesi sostenuta dal team di ricercatori. “Le recenti scelte politiche in materia di accoglienza sono dettate da una visione di brevissimo periodo - hanno aggiunto -. A medio e lungo termine questo approccio rischia di giungere a risultati opposti, penalizzando fortemente gli stessi territori ospitanti e i servizi territoriali a causa della crescente marginalità sociale e dei costi indiretti più alti che ne derivano per le istituzioni”.

 

Nel capitolo dedicato alle conseguenze economiche della mancata accoglienza, curato da Sara Depedri, emerge che, a fronte di un risparmio di spesa, i potenziali costi diretti e indiretti generati dalla riduzione dei servizi di accoglienza, orientamento al lavoro e integrazione rischiano di superare significativamente i benefici. Basti pensare al mancato prelievo fiscale legato al calo delle assunzioni di richiedenti asilo, all’aumento di costi a carico delle strutture di accoglienza a bassa soglia e di quelli per la fornitura di generi di prima necessità, al rischio di aumento delle fragilità socio-sanitarie alle quali i servizi territoriali devono rispondere, tra i quali gli accessi impropri al pronto soccorso. Senza contare i licenziamenti di operatori altamente qualificati, spesso giovani laureati trentini, con una conseguente dispersione delle competenze acquisite.

 

Il volume è stato presentato oggi in un evento online alla presenza dei curatori Paolo Boccagni e Serena Piovesan (Università di Trento), Giulia Galera (Euricse), Leila Giannetto (Fieri, Torino).

 


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