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Il Trentino chiude e il ''sistema'' (oggi) si straccia le vesti e si dice ''sorpreso'' ma (ieri) non ha fatto nulla per difendere quello che era uno dei suoi patrimoni

Sono tantissime le prese di posizione (di partiti e istituzioni) in favore della testata ma colpiscono, in particolare, le dichiarazioni di Fugatti (che si dice ''sorpreso''), dei sindacati (che ancora parlano di ''investimento'' riferendosi all'operazione predatoria compiuta sull'editoria locale da parte di Athesia) e dell'Ordine dei Giornalisti (che esprime la sua ''solidarietà''). Ora si pensi ai giornalisti ma non si dimentichino i collaboratori esterni e i fotografi che da una vita lavorano per poche decine di euro al giorno mettendoci tutto quel che hanno

Di Luca Pianesi - 15 gennaio 2021 - 19:30

TRENTO. La notizia era data per certa da qualche settimana. Come il Dolomiti il 17 dicembre avevamo cercato di capire qualcosa di più contattando le parti sociali e alcuni rappresentanti dell'Ordine dei Giornalisti perché da quanto ci risultava ai primi di gennaio il Trentino sarebbe stato chiuso. La risposta era stata, però, univoca e apparentemente poco interessata: rassicurazioni e il fatto che si trattava di voci prive di fondamento. Evidentemente, invece, così non era. Oggi ci ritroviamo tutti di fronte al fatto compiuto e apriti cielo: si sprecano i comunicati stampa di ''cordoglio'' per quanto accaduto, chi doveva sapere si dice stupito e si mette a disposizione per qualsiasi cosa, presente e futura (il passato è andato, evidentemente).

 

I sindacati Cgil, Cisl e Uil, con i tre segretari Bezzi, Grosselli e Alotti, comunicano che ''l’operazione nell’editoria trentina della famiglia Ebner è nata come un investimento e rischia di ridursi ad una mera operazione di taglio dei costi. Auspichiamo - comunicano - che l’editore torni sui propri passi, apra un confronto serio con le organizzazioni di rappresentanza sindacale e che si provi insieme a trovare una soluzione meno drastica e meno dolorosa''. Il presidente della Provincia Fugatti ha comunicato che ''colpisce in questa vicenda la decisione assunta in maniera così repentina; le difficoltà che il mondo dell’informazione sta attraversando, in particolare quelle dei quotidiani, incalzati dalla concorrenza del digitale, ci erano ben note, ma la notizia della chiusura del Trentino ci ha presi comunque di sorpresa''.

 

E l'assessore Spinelli si dice pronto a ''mettere in atto tutti gli strumenti di cui dispongono per sostenere i singoli lavoratori in questa difficile transizione". L'Ordine dei Giornalisti ''esprime sconcerto - scrive - e manifesta la propria solidarietà ai colleghi del quotidiano Trentino. L'Ordine dei Giornalisti seguirà con attenzione la successiva trattativa sindacale tesa a definire il futuro occupazionale dei colleghi mettendosi, fin da subito, a loro completa disposizione''. 

 

A chi vi scrive, che prima di fondare il Dolomiti ha lavorato per anni al Trentino quando la proprietà era ancora del Gruppo Espresso e lì ha lasciato ricordi bellissimi, colleghi splendidi e ha imparato una professione confrontandosi con persone e lavoratori dall'altissimo valore umano e professionale, però, ''sconcerta'' non solo quanto accaduto ma anche questa sequela di prese di posizione ''postume''.

 

Una Provincia che non sa che le stanno chiudendo uno dei tre giornali cartacei che ha sul territorio, che si dice esplicitamente ''sorpresa'', che polso ha della situazione in cui opera? E' possibile che i sindacati ancora definiscano ''investimento'' quello fatto da una proprietà, Athesia, che ogni anno prende milioni di euro dalle casse pubbliche dei contribuenti italiani grazie ai fondi statali per l'editoria (per il solo Dolomiten l'editore altoatesino ha ottenuto nel 2018, 6 milioni di euro dallo Stato) e in Trentino ha dimostrato di muoversi più con un atteggiamento predatorio verso il sistema dell'informazione locale che con una logica di rilancio? E l'Ordine dei Giornalisti che oggi ''manifesta la propria solidarietà'' si limita a questo pur nobile gesto? Quando c'era da capire l'ovvio che stava succedendo, dov'era?

 

E' da settembre che le procedure per la chiusura del Trentino erano ormai in stato avanzato e allora non sarebbe stato il caso di muoversi prima, di cercare di anticipare quel che è accaduto e che, anche questo va detto, si temeva sarebbe successo mesi fa se non addirittura anni fa, da quando l'editore unico altoatesino aveva comprato (era il 24 luglio 2018) anche l'Adige. Il sistema trentino non è stato capace di reagire. Si è fatto fagocitare da Michl Ebner per colpa di una politica provinciale mai così debole nella storia locale e da una classe imprenditoriale che è rimasta ferma ai blocchi e anzi si è resa complice di quanto stava accadendo accontentandosi di ruoli da comprimari in cda che magari discutono ma poi, alla fine, non possono che prendere atto delle decisioni della proprietà la cui voce non è mai stata così forte come da quando il monopolio si è realizzato in regione (perché, non va dimenticato, Ebner controlla anche l'Alto Adige e il Dolomiten oltre all'Adige e al Trentino solo per fermarsi ai cartacei).

 

Insomma la vicenda, purtroppo, rischia di scadere nell'ipocrisia collettiva di un sistema che oggi piange per quanto accaduto ma non ha fatto niente per evitarlo, nemmeno prendersi la briga di approfondire, un mese fa, quando le domande le abbiamo poste noi per sapere cosa stava succedendo. Ma d'altronde cosa aspettarsi da un sistema che già prima non si era nemmeno posto il problema di preservare uno dei patrimoni più importanti del sistema locale: la pluralità di informazione. I direttori, da quel che ci risulta, ma sono voci e quindi chissà se saranno confermate, cascano in piedi: Alberto Faustini dovrebbe conservare la direzione dell'Adige e Paolo Mantovan dovrebbe andare a dirigere l'Alto Adige.

 

Di mezzo ci vanno i giornalisti. Qui la proprietà ha dato rassicurazioni dal punto di vista occupazionale e speriamo tutti che sia vero. Su questo non si potrà transigere e bisognerà vigilare con grande attenzione perché le ''sorprese'', almeno da questo punto di vista, non saranno ammissibili.  Ma ci vanno di mezzo anche i collaboratori esterni e i fotografi che, ormai da anni, lavorano per poche decine di euro, notte e giorno, con il freddo o con il caldo, in strada o nelle conferenze stampa e che per il Trentino hanno dato l'anima (ve lo assicuro avendone fatto orgogliosamente parte) regalandogli la loro passione e il loro tempo, patrimoni, questi, inestimabili e dal valore assoluto. Di queste ragazze, ragazzi, donne e uomini cosa sarà? L'auspicio è che quell'Ordine dei Giornalisti che da anni si dimostra sempre così solerte e attento nel chieder loro le rette annuali, i rinnovi delle tessere, i punteggi per la formazione, non li abbandoni e non si limiti ad esprimere la propria solidarietà. Questo sì sarebbe davvero ''sconcertante''.

 

QUI LA NOTA DELL'ORDINE DEI GIORNALISTI

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