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L’alpino che ha passato 64 giorni consecutivi a consegnare pacchi alimentari: “Abbiamo percorso migliaia di chilometri e aiutato centinaia di persone”

L’alpino Gregorio Pezzato: “Ho fatto fino a otto ore di servizio quotidiano. È stato terapeutico, ho aiutato ma ho anche ricevuto”. Il Comune di Trento: “Senza gli alpini e volontari della piattaforma di Trento si aiuta, non sarebbe stato possibile sostenere a domicilio tante famiglie in difficoltà”

Di Tiziano Grottolo - 04 giugno 2020 - 12:41

TRENTO. Migliaia di chilometri percorsi, centinaia di ore di lavoro, altrettante le persone aiutate, si potrebbe riassumere così l’attività di volontariato messa in campo dagli alpini della sezione di Trento, che durante il lockdown hanno battuto tutta la città per consegnare i pacchi viveri del Banco alimentare. “Senza gli alpini – rileva il Comune – affiancati dai volontari della piattaforma di Trento si aiuta, non sarebbe stato possibile sostenere a domicilio tante famiglie in difficoltà”.

 

Tra i protagonisti di questo “superlavoro”, che si è concluso la settimana scorsa, c'è Gregorio Pezzato, da 35 anni iscritto all’Ana: “Tutto è iniziato quando Paolo Frizzi, capogruppo dell'Ana di Trento, si è sentito con il Comune per capire che cosa potevamo fare per essere d’aiuto durante il lockdown – racconta Pezzato – è uscita la proposta di portare i pacchi del Banco alimentare a chi ne aveva bisogno, visto che per colpa del virus non era più possibile tenere aperti i punti di ritiro”.

 

All’inizio in “servizio” c’era solo un alpino, Rocco Coletta, che, con l’aiuto del vicepresidente e di alcuni amici, è riuscito nel compito per qualche giorno. Poi però la situazione è degenerata e si è capito che il lockdown sarebbe durato ancora a lungo e che una sola persona non sarebbe stata sufficiente. “Come alpini eravamo impegnati anche in altre attività – ricorda Pezzato – dalla consegna dei tablet per i bambini, ai vestiti in ospedale per chi aveva dovuto lasciare la casa troppo in fretta, alle collette per il Banco alimentare fuori dai supermarket, al controllo dei parchi cittadini. Per questo dal 21 marzo ho iniziato anch’io il servizio”.

 

 

Durante il lockdown le strade erano deserte pertanto era più facile effettuare le consegne nei tempi stabiliti, poi, dal 3 maggio, è tornato il traffico sulle strade: “A quel punto abbiamo chiesto l’aiuto dei volontari che avevano dato la loro disponibilità al servizio Attività Sociali del Comune tramite la piattaforma Trento si aiuta. Così abbiamo iniziato ad uscire con due furgoni, uno degli Alpini e uno del Comune. Io e Rocco – prosegue l’alpino – lavoravamo anche 8 ore al giorno, dalle 8 del mattino fino alle 6 di sera”.

 

Un lavoro complesso che richiede organizzazione, oltre alle consegne infatti c’era il lato logistico da gestire: “Quando arrivava la lista delle persone, bisognava creare il tracciato più efficiente per consegnare i pacchi in tutte le zone, mettere in ordine gli indirizzi e controllare lo stradario. Con il mio compagno abbiamo fatto 64 giorni consecutivi di servizio. Mi sono trovato benissimo, è stato molto bello – prosegue Pezzato – in parte mi sono sentito in dovere di fare qualcosa per gli altri, poi il servizio è stato terapeutico anche per me perché ho potuto girare mentre gli altri stavano a casa”.

 

Durante le consegne c’è stato anche il tempo di sorridere, come quando il grazie arriva dalle nonne che aspettano il pane fresco per i nipoti o quanto si è potuto regalare una caramella a un bambino: “È stata un’occasione per portare un aiuto agli altri e un’occasione per ricevere qualcosa. Come alpini abbiamo dato tanto in questo periodo lavorando a 360 gradi su tutti i fronti. È vero che ci sono state e ci saranno molte difficoltà ma, se penso al futuro, credo che forse sarà meno nero di quanto previsto. Noi saremo sempre pronti ‘Se ghe da far, sel fa’, in fondo il nostro motto è sempre stato questo”, conclude Pezzato.

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