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L'Alto Adige contro l'Umbria: la sfida enologica si combatte (per gioco) a colpi di Pinot nero

Nella tenuta di Mazzon, sopra Egna, si è tenuta una sfida "a colpi di bottiglie" con una degustazione di vini della Tenuta Hofstätter Foradori di Termeno e del vitivinicoltore di Montefalco, in Umbria, Marco Caprai. I partecipanti hanno così potuto gustare a "scatola chiusa" le chicche enologiche delle due importanti aziende

Di Nereo Pederzolli - 11 luglio 2020 - 18:27

EGNA. Bathenau di Mazzon – Il Pinot nero che non t’aspetti, in un confronto tra territori distanti e altrettanto vicini. Per capire come Alto Adige e Umbria possano condividere medesime aspirazioni enologiche all’insegna di questo vitigno/vino tra i più ambiti. Una sfida ad armi pari, senza graduatoria: solo l’onore di omaggiare il Pinot nero. Incontro voluto da Martin Foradori della Hofstaetter di Termeno e Marco Caprai, importante vitivinicoltore in quel di Montefalco, Assisi alle spalle, l’Umbria nel carattere.

 

La degustazione è stata per così dire ‘celebrata’ a Barthenau, in quel di Mazzon, sopra Egna, costa vitata ritenuta la patria italiana del vitigno in questione. I Foradori lo hanno piantato nel 1942. "Lo ricordo benissimo, avevo 7 anni e ho visto mio padre mettere a dimora alcune centinaia di viti di questo vitigno, piantato in prima persona da quel Giulio Ferrari, già allora famoso per le sue bollicine. Un ricordo e una conferma: quelle viti sono ancora vive, in produzione. Per il nostro Blauburgunder…", ribadisce Paolo Foradori, il patriarca dell’azienda Hofstaetter. Che da qualche vendemmia ha delegato suo figlio Martin a gestire ogni dettaglio della loro blasonatissima cantina.

 

Ecco allora il confronto tra due realtà vitivinicole così diverse, unite dalla voglia di stupire con il Pinot nero. Un gioco, una degustazione ‘post Covid’ che ha riunito una quarantina di esperti, per confrontare anche alcune chicche delle rispettive cantine. Nei bicchieri, rigidamente resi anonimi, alcune interpretazioni, tra vini da uve a bacca bianca, in attesa del confronto con le rispettive versioni di Pinot nero. Il via con il Sauvignon – ma bisognava indovinare vitigno e pure l’interprete – con quello sudtirolese che si stacca negli aromi e si mette in splendida discussione con la nitida sapidità dell’umbro.

 

Poi la ‘provocazione’: due vini antagonisti, tra vinificazione in anfora ( sperimentale e assoluta) e un ‘vino di ghiaccio’. Ebbene, l’anforato è opera di Martin Foradori, da uve Traminer, mentre l’Ice wine è quello di Marco Caprai, microvinificazione con Viognier a scandirne l’estrosità. Si giunge al ‘rosso della sfida’. Le disquisizioni non si sono sprecate. A partire dall’individuare il produttore, mettendo a dura prova (tanto per dire…) gran parte dei degustatori. Che hanno comunque ritenuto il Pinot nero vero alfiere dell’autorevolezza enologica e senza confini. Quello ‘della casa’, il Barthenau 2016, ciliegioso, elegante, esile nel suo fascinoso colore e altrettanto appagante; quello del "vigneron" umbro ha stile altrettanto "borgognone" - forse anche per la mano dell’enologo di cantina, il famosissimo Michel Rolland, una vera e propria star- per un sorso del Pinot nero Malcompare 2016 molto intrigante, profondo, coinvolgente, decisamente di stampo internazionale.

 

Ma le sorprese non sono subito finite: il gioco s’è concluso con due vitigni autenticamente ‘del posto’, vale a dire un Lagrein e il Montefalco di Caprai. Tripudio, per entrambi o meglio: per tutti. E già si pensa ad una trasferta in terra umbra.

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