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| 31 ago 2020 | 19:17

Raggiunge la cima e si imbatte in un tricolore contenente resti umani. Apparterrebbero a un soldato della Grande Guerra

Un'escursionista è stato protagonista di un ritrovamento piuttosto singolare. In cima al Cornicciolo della Presena, ad un'altezza di 2900 metri, rinveniva una bandiera italiana contenente un femore e un cranio. Messo al sicuro, il "pacchetto" veniva poi recuperato dai tecnici della Provincia, che confermavano come si trattasse di un reperto storico probabilmente databile alla Grande Guerra

di Davide Leveghi

VERMIGLIO. Sono intervenuti a seguito di una segnalazione di un escursionista i tecnici della soprintendenza per i beni culturali della Provincia di Trento. Lassù, sulla cima del Cornicciolo della Presena, a 2900 metri, l'alpinista aveva infatti rinvenuto un “pacchetto” decisamente singolare, preferendo non portarlo a valle ma metterlo al sicuro in attesa che mani più esperte potessero venire a recuperarlo.

 

Segnalato con una croce in legno, il “pacchetto” è stato così preso in custodia dai tecnici dei beni culturali, allertati dall'escursionista e giunti proprio con lui sul luogo del ritrovamento. All'interno di una bandiera italiana, gli archeologi della Provincia trovavano dei resti ossei, in particolare un cranio e un femore, probabilmente attribuibili a un soldato italiano della Grande Guerra.

 

I resti giacevano lì dove oltre 100 anni fa le truppe regie e quelle imperiali dell'Austria-Ungheria si scontrarono aspramente in quello che fu uno dei principali teatri della “guerra bianca”. Presi appunto in custodia dai tecnici provinciali, i quali confermavano come si trattasse di reperti storici, i resti venivano trasferiti al laboratorio di restauro della Soprintendenza, in attesa delle analisi di un anatomopatologo.

 

Nel mentre, il commissariato generale per le onoranze ai caduti del Ministero della Difesa veniva avvisato. Ogni qual volta avviene un ritrovamento del genere, infatti, è proprio questo ente che si occupa di dare finalmente riposo e quiete ai resti dei tanti soldati morti in quella che fu la prima terribile tragedia globale del '900.

 

I ritrovamenti di questo genere sulle montagne trentine non sono certo una novità. Ogni anno, secondo la Provincia, tra i ghiacci (spesso in scioglimento o ritirata a causa del riscaldamento globale) emergono uno o due resti di soldati morti durante la Grande Guerra. Il riconoscimento, nondimeno, risulta tutt'altro che facile, a maggior ragione se consideriamo che la bandiera in questione, utilizzata per avvolgere i resti, pare sia databile come più recente.

 

Al lettore resta così il beneficio di poter fantasticare sulle dinamiche che hanno portato quei resti ad essere avvolti nel tricolore.

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