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Si è spento Fabio Marcola, storico barbiere del quartiere di San Giuseppe

Dall'apertura del salone in aperta campagna diventata ormai città, alla creazione della prima scuola professionista per barbieri, ecco chi era Fabio Marcola: lo storico barbiere del salone Stile Libero e nonno amato. Aveva 85 anni e una vita passata a tagliar capelli, anche sotto pandemia

Di Laura Gaggioli - 14 novembre 2020 - 20:01

TRENTO. Fabio Marcola, storico barbiere del salone Stile Libero di via Matteotti, si è spento nella giornata di venerdì 13 novembre. Aveva 85 anni e una vita passata a tagliar capelli: la sua passione. A darne il triste annuncio il genero Marco Demattè. 

 

Nato nel 1935, già alla tenera età di 12 anni, dilettandosi come garzone per i saloni di Mezzocorona, città nella quale era nato, aveva deciso di voler diventare barbiere. Ma sapeva che la sua carriera non si sarebbe fermata qui e decise così di compiere i primi passi verso la grande città, passando da bottega in bottega per le strade di Trento, fino ad approdare nella baviera tedescanella città di Lindau, per imparare lingua e mestiere. Qui, come molte storie fortunate di immigrazione, ebbe modo di lavorare per importanti saloni dietro generose ricompense e omaggi da parte dei clienti tedeschi soddisfatti. In poco tempo, da trentino che non sapeva nemmeno la lingua quale era, Fabio diventò bravo nel padroneggiarla tanto quanto la sua abilità nel tagliare i capelli. Portata a termine così la sua esperienza e accatastato qualche ricchezza, ora era arrivato il tempo di tornare nella sua patria.

 

All’inizio degli anni 60, seppur con qualche sacrificio, Fabio riuscì finalmente a coronare il suo sogno: aprire una bottega tutta sua nella città di Trento, tra il quartiere di San Giuseppe e San Pio X, ai quei tempi quasi aperta campagna. E da qui, dove ha visto migliaia di persone passare per le sue poltrone, affidandosi alla sua maestria e professionalità, dove storie e racconti accompagnavano la vita cittadina, anche la città di Trento prendeva forma sino a Mattarello.

 

L’amore per la sua professione non lo ha mai fatto risparmiare battendosi in prima linea per l’istituzione del divieto di fumo nei locali adibiti alla creazione di bellezza, fino all’apertura della prima scuola professionale per barbieri, offrendosi come maestro per tramandare l’arte del barbiere ai giovani ragazzi pieni di sogni come lui. Il coronavirus poi di certo non lo aveva fermato e nonostante il passaggio dell’attività al figlio Francesco, sino a marzo, ha continuato a coccolare i suoi clienti che, nel frattempo, da bambini erano diventati uomini.

 

Ma non era solo un gran lavoratore Fabio, era anche un padre e un nonno che ha saputo compiere sapientemente la sua missione, accompagnando la sua famiglia fino all’ultimo festeggiamento. Come quello di due giorni fa, in cui si brindava per il nuovo traguardo lavorativo della nipote. Si è spento così, ieri, dopo aver provveduto alle consuete pulizie condominiali, mentre si dilettava con le parole crociate, a conferma della sua tenacia e voglia di vivere. 

 

“Fabio era una persona speciale, non perché ne stia parlando io da persona vicina, ma perché lo ha dimostrato con la sua vita”, asserisce infine il genero. 

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