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A 23 anni dalla ''strage dei top gun'': ''La tragedia del Cermis con i suoi morti non è frutto del caso ma ci insegna, nella sua drammaticità, il valore della vita''

Una ferita che è ancora aperta e la valle di Fiemme si è fermata per ricordare le vittime del 1998 e anche le altre 40 del primo disastro del Cermis del 1976. Il sindaco di Cavalese, Sergio Finato: "Avvertiamo ancora oggi una sensazione di profondo dolore. La tragedia fu dovuta a errore umano. La commemorazione è dunque il momento della consapevolezza del valore superiore della vita”

Di L.A. - 03 febbraio 2021 - 15:46

CAVALESE. E' stato commemorato a Cavalese il ventitreesimo anniversario della strage del Cermis. Erano le 15.13 del 3 febbraio 1998 quando un aereo militare statunitense tranciò i cavi della funivia: 7 secondi per schiantarsi al suolo provocando la morte di 19 persone e del manovratore della cabina.

 

Alla fine di quei fatali 150 metri di volo, il Prowler con a bordo il capitano Richard J. Ashby e il copilota e navigatore Joseph Schweitzer si trovava già a oltre un chilometro di distanza dall'impatto. Sono passati solo 12 minuti, quando alla base di Aviano le porte dell'hangar si aprono per accogliere il Grumman EA-6B Prowler del corpo dei Marines: l'ala e la coda sono visibilmente danneggiati, l'arrivo alla base non è scontato vista l'entità dei danni.

 

La ricerca di giustizia, così come quel cavo tranciato a una velocità oltre i limiti consentiti e soprattutto ben al di sotto dell'altitudine permessa, sarebbe stata rotta dall'assoluzione in corte marziale statunitense dall'accusa di omicidio colposo dei due militari a bordo. Per quelle 20 vite - 7 tedeschi, 5 belgi, 3 italiani, 2 polacchi, 2 austriaci e un'olandese - spezzatenessuno avrebbe pagato.

 

Una ferita che è ancora aperta e la valle di Fiemme si è fermata per ricordare le vittime del 1998 e anche le altre 40 del primo disastro del Cermis del 1976. Alla cerimonia hanno partecipato le più alte cariche militari e civili, la Provincia è stata rappresentata dall'assessore Achille Spinelli. Una cerimonia nella chiesa dell'Addolorata a Cavalese, guidata dalle parole del decano, don Albino Dell’Eva. "La memoria non è un puro esercizio mentale ma un atto di consapevolezza. Impariamo la lezione della storia, che talvolta ci colpisce con durezza. La tragedia del Cermis con i suoi morti non è frutto del caso ma ci insegna, nella sua drammaticità, il valore della vita".

 

Erano gli anni della guerra del Kosovo e la marina militare americana aveva nella base di esercitazione Aviano, in provincia di Udine, il cuore delle operazioni. Le forze statunitensi si stavano preparando all’offensiva nei Balcani e il volo di addestramento delle 14.36 del 3 febbraio 1998 avrebbe dovuto rientrare in questo protocollo.

 

Tranciato il cavo comincia la corsa verso l'insabbiamento, una corsa terminata con l'unica condanna pronunciata dalla corte marziale Usa nei confronti di pilota e navigatore nel maggio 1999. L'accusa: intralcio alla giustizia. Arrivati ad Aviano, i militari si sono infatti prodigati per eliminare ogni prova. I video spettacolari dello spericolato volo, filmato dai marines a bordo, vengono eliminati; la scatola nera sparisce, mentre lo smontaggio del velivolo è in procinto d'essere attuato quando però gli inquirenti trentini si presentano alla base statunitense.

 

La “strage dei top gun” è chiara fin dall'inizio – proprio per la prontezza con cui gli inquirenti trentini, non senza resistenze, riescono a visionare l'aereo - ma sui marines la giurisdizione italiana non ha voce in capitolo. Alla richiesta dei pm italiani di processare i 4 marines dell'equipaggio, il giudice per le indagini preliminari di Trento oppone la Convenzione di Londra del 1951: i militari, in base al loro status, dovranno essere processati dalla giustizia militare statunitense.

 

È il primo schiaffo alla giustizia, anche se in linea con i trattati internazionali. A Camp Lejeune, nella Carolina del Nord, l'assoluzione si fa strada molto presto. La corte accerta che nelle mappe di bordo i cavi non fossero segnalati, ma dimostra al tempo stesso come velocità di crociera e limiti d'altitudine non siano stati rispettati. Ashby si difende, afferma che l'altimetro fosse rotto, che sulla velocità non fossero state comunicate delle restrizioni.

 

Nel marzo 1999, a poco più di un anno dalla strage, arriva la prima sentenza, destinata a suscitare le proteste dell'opinione pubblica italiana e non solo. Ashby e Schwatzer, unici due processati – nel retro dell'aereo sedevano altri due marines – vengono assolti. La corte marziale Usa li sottopone nuovamente a giudizio con l'accusa di intralcio alla giustizia per aver distrutto il nastro video registrato durante il volo. Questa volta, la corte li condanna. Entrambi i soldati sono degradati e rimossi dal servizio, Ashby trascorrerà 4 mesi di detenzione, rilasciato due mesi prima per buona condotta. I due piloti, nel febbraio 2008, avrebbero impugnato la sentenza, richiedendo la revoca della radiazione con disonore. Vogliono i benefici finanziari spettanti ai militari, protestano per il “patto segreto” che accusa e difesa avrebbero stretto per mantenere l'accusa di intralcio alla giustizia facendo cadere quella di omicidio plurimo e colposo, ma la corte marziale non dà loro ragione.

 

"Avvertiamo ancora oggi una sensazione di profondo dolore. La tragedia fu dovuta a errore umano. La commemorazione è dunque il momento della consapevolezza del valore superiore della vita”, commenta Sergio Finato, sindaco di Cavalese.

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