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Bisesti: ''Il recupero del Castello di Drena è una priorità'', quasi 1 milione e mezzo per ripristinare il muro crollato nel 2018

Il castello di Drena è proprietà del Comune e già in passato era stato oggetto di un complessivo restauro negli anni ’80. L'assessore Bisesti: "Le operazioni di recupero in parte rallentate da fattori esterni straordinari, come la tempesta Vaia e l'emergenza Covid, che hanno cambiato priorità e disponibilità finanziarie"

Di L.A. - 19 June 2021 - 21:47

DRENA. "Il castello di Drena è parte importante del patrimonio culturale e storico dell’Alto Garda, oltre che del sistema turistico. Il suo recupero, dopo il crollo parziale delle mura esterne del 2018, è una priorità per il Trentino". Così l'assessore Mirko Bisesti che aggiunge: "Già nell'assestamento di bilancio la Giunta cercherà di reperire le risorse per avviare da subito un primo intervento, concordato con la Soprintendenza, in attesa di completare il resto del restauro".

 

Duecento metri quadrati del muro perimetrale del castello di Drena erano crollati al suolo. A giugno 2018 si era aperto un varco enorme e per fortuna nessuno era rimasto coinvolto nell'evento (Qui articolo).

 

"Le operazioni di recupero - prosegue l'assessore - sono state in parte rallentate da fattori esterni straordinari, come per esempio, la tempesta Vaia prima e l'emergenza Covid poi, che hanno cambiato priorità e disponibilità finanziarie. Al contempo hanno permesso a Soprintendenza e Università di studiare e approfondire modalità e criteri di intervento".

 

L’assessore Bisesti ha rassicurato circa la volontà dell’esecutivo di intervenire e restituire al castello l’antico fascino. L’occasione è venuta dalla tavola rotonda, organizzata nella mattinata di oggi, proprio tra le mura del Castello e che ha visto la partecipazione, tra gli altri, di amministratori, di Cinzia D’Agostino della Soprintendenza per i beni culturali e della professoressa Alessandra Quendolo, dell’università di Trento.

Crolla il muro di cinta del Castello di Drena - LE FOTO

 

Il castello di Drena è proprietà del Comune e già in passato era stato oggetto di un complessivo restauro negli anni ’80, grazie al quale - nel nucleo del palazzo comitale - era stata ricavata una sede museale, con sala conferenze e servizi. Il maniero ha subito un crollo lungo il fronte occidentale della cortina esterna, prospiciente la grande lizza, nella notte tra il 31 maggio e 1 giugno 2018. Il cedimento ha interessato la porzione centrale della cinta alta dodici metri per una superficie di circa 200 metri quadrati. L’anno successivo, Provincia e Soprintendenza affidarono all’Università di Trento uno studio stratigrafico complessivo della cortina muraria, per delineare le metodologie ricostruttive e conservative.

 

A Drena si è discusso del futuro del castello in occasione della tavola rotonda. "Una prima fase di interventi - commenta Bisesti - riguarderà proprio la zona interessata dal crollo del 2018, il settore nord occidentale, per la quale sono programmati il consolidamento e la ricostruzione delle mura crollate, con un investimento indicativo di circa 800 mila euro. Le risorse saranno garantite già dall’assestamento di bilancio. Il secondo blocco di interventi sarà finanziato sul prossimo anno, per un importo di 600 mila euro, e riguarderà il consolidamento del settore sud orientale e della facciata del palazzo Comitale".

 

L’incontro di sabato 19 giugno ha permesso anche di approfondite le indagini commissionate dalla Soprintendenza per i beni culturali all’Università di Trento, coordinate alla docente Alessandra Quendolo. “Il risarcimento delle ferite va perseguito in primis con il complessivo intervento ricostruttivo e rafforzativo delle strutture superstiti, ma va sottolineato anche come sia fondamentale perseguire e garantire a queste strutture ruderali, particolarmente fragili, un costante intervento di cura”. Secondo la Soprintendenza, “non va trascurato l’obiettivo già tracciato con le realtà locali del bacino gardesano di puntare infine su una rete di valorizzazione del patrimonio trentino e in particolare questo di un importante ambito turistico culturale, anche con nuove forme di valorizzazione su temi e contenuti per un’offerta rinnovata su più gradi di interesse”.

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