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Coronavirus, per Coldiretti con la zona arancione aziende agricole ancora più in difficoltà. "A rischio l'intero comparto"

Il presidente di Coldiretti Trentino - Alto Adige: "Bar, ristoranti, trattorie, pizzerie e agriturismi sono costretti a sospendere i servizi al tavolo e al bancone e questo si ripercuote inevitabilmente su tutta la filiera agroalimentare. Si tratta di un costo elevato per la nostra regione e per tutto il Paese con con disdette di ordini per le forniture di molti prodotti agroalimentari"

Pubblicato il - 18 febbraio 2021 - 10:38

TRENTO. “Con il passaggio in zona arancione non scattano solo pesanti limitazioni agli spostamenti e allo shopping ma vengono colpite anche attività economiche con effetti sul piano produttivo e sulle opportunità occupazionali. Bar, ristoranti, trattorie, pizzerie e agriturismi sono costretti a sospendere i servizi al tavolo e al bancone e questo si ripercuote inevitabilmente su tutta la filiera agroalimentare”.

Così Gianluca Barbacovi, presidente di Coldiretti Trentino Alto Adige, che aggiunge: “Si tratta di un costo elevato per la nostra regione e per tutto il Paese con con disdette di ordini per le forniture di molti prodotti agroalimentari, dal vino all’olio, dalla carne ai formaggi, dalla frutta alla verdura ma in generale su tutti i prodotti di qualità che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco. In alcuni settori, come quello vitivinicolo, la ristorazione rappresenta addirittura il principale canale di commercializzazione per fatturato”.

 

Secondo una stima della Coldiretti a rischio c’è un intero settore che supera i 538 miliardi, garantisce dai campi agli scaffali 3,6 milioni di posti di lavoro grazie all’attività, tra gli altri, di 740mila aziende agricole, 70mila industrie alimentari, oltre 330mila realtà della ristorazione e 230mila punti vendita al dettaglio.

“L’emergenza Covid – conclude Barbacovi - ha fatto emergere la centralità dell’agricoltura per garantire le forniture alimentari alla popolazione".

"L’agroalimentare deve essere tutelato e riconosciuto come elemento di traino di un piano strategico per far crescere il Made in Italy nel mondo - continua - e porre le basi del rilancio dopo l’emergenza Covid. La pandemia ci ha dimostrato che l’Italia si salva solo se riesce a fare sistema puntando sulle proprie eccellenze con un’azione corale che veda anche le amministrazioni pubbliche e la politica aperte a un confronto continuo e costruttivo con le imprese agricole per la risoluzione dei problemi e la crescita dei territori con la consapevolezza che la terra è la prima ricchezza economica, ambientale e sociale del nostro Paese”.

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