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Etiopia, migliaia di bambini e adulti muoiono per fame. Rabattoni: "Il Covid corre ma le persone hanno paura di rimanere senza cibo"

Dal 1984 Roberto Rabattoni, presidente e fondatore dell'Odv Centro Aiuti per l'Etiopia di Verbania, opera sul campo ed in collegamento da Areka (300 chilometri a sud della capitale Addis Abeba) ha raccontato al Dolomiti l'attuale drammatica situazione del paese africano oggi colpito anche dall'emergenza Coronavirus. Aiutare è possibile: ecco come

Di Filippo Schwachtje - 16 May 2021 - 15:39

AREKA.“Non ci sono parole per raccontare la paura negli occhi di chi si mette in fila sperando che le scorte di cibo non finiscano prima del suo turno, non si può spiegare il dolore di chi sa che i suoi figli per un'altra sera ancora non avranno nulla da mangiare: la disperazione dell'Etiopia è tutta lì, in quegli sguardi di terrore che si perdono nella folla di affamati”. E' in quel dolore, in quella disperazione, che dal 1984 opera Roberto Rabattoni, presidente e fondatore dell'Odv Centro Aiuti per l'Etiopia di Verbania, che in collegamento da Areka (300 chilometri a sud della capitale Addis Abeba) ha raccontato al Dolomiti l'attuale drammatica situazione del paese africano, storicamente afflitto dalla fame ed oggi anche dall'emergenza Coronavirus.

“Ad Addis Abeba gli ospedali sono pieni – racconta Rabattoni mancano letti e non c'è più ossigeno: i malati vengono in pratica sistemati all'interno di un tendone e lasciati al loro destino”. Nel resto del paese la situazione è la stessa ma non è del virus, dice il presidente del Centro Aiuti, che hanno paura gli etiopi: “La gente qui muore di fame, il terrore più grande delle persone è di rimanere senza cibo”.

 

Quando Rabattoni arrivò in Etiopia per la prima volta nel 1984, il paese africano era nel bel mezzo della più grave carestia del secolo, che ha causato oltre 1 milione di morti fra la popolazione. “La situazione odierna mi ricorda quella tragedia – spiega il presidente del Centro Aiuti – sono molto preoccupato: ogni giorno a migliaia muoiono di fame ed il cambiamento climatico negli ultimi anni non ha fatto che peggiorare le cose”.

In Etiopia, riporta Mercy Corps, ci sono circa 8 milioni di persone bisognose di aiuti alimentari, di cui più della metà (4,5 milioni) soffre di grave malnutrizione. “La fame è il crimine più terribile che esista sul pianeta – dice Rabattoni – noi siamo attivi su tutto il territorio, da nord a sud, con tre importanti centri per cercare di salvare più vite possibili ma non basta: abbiamo bisogno di ogni tipo di aiuto possibile. Le richieste delle persone sono quotidiane e disperate”. Nel paese la stagione delle piccole piogge è saltata ed in molti casi i contadini non hanno seminato, riducendo al minimo le aspettative per i raccolti, ed oggi si teme il peggio.

Solo l'anno scorso, il Centro Aiuti per l'Etiopia ha distribuito oltre 70mila quintali di aiuti alimentari, salvando circa 1,5 milioni di persone dalla fame, ma le attività dell'associazione (che coinvolgono e danno lavoro a centinaia di persone sul territorio etiope) vanno più in là e comprendono anche la costruzione di pozzi, ospedali, scuole e il sostegno ai migliaia di orfani presenti nel paese. “Nei nostri centri vivono circa 400 minori – racconta Rabattoni – quasi tutti hanno perso i genitori per malnutrizione o per malattia. Alcuni di loro soffrono anche di gravi forme di disabilità e senza un sostegno continuo non riuscirebbero a sopravvivere. Grazie ai nostri benefattori possiamo accoglierli, permettere loro di studiare e provare a costruirsi un futuro nelle decine di scuole che abbiamo contribuito a realizzare sul territorio”.

Tra gli aiuti più consistenti (ed importanti) per garantire cibo e cure mediche ai più piccoli l'adozione a distanza. “Con appena 20 euro al mese – dice Rabattoni – si può letteralmente salvare una vita: basta meno di un caffè al giorno per garantire un futuro a chi ha avuto come unica 'colpa' l'esser nato in una parte del mondo meno fortunata della nostra”.

 

Per sostenere il lavoro del Centro Aiuti per l'Etiopia è possibile donare il 5 per mille (CF 01263200030) oppure sostenere direttamente l'associazione, anche tramite le adozioni a distanza.

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