Contenuto sponsorizzato

Ex-brigatisti fermati in Francia, Boato: "Non ho gioito per l'arresto di persone anziane. Sul terrorismo di sinistra si sa tutto sulla morte di Pinelli no" e dà una stoccata al Patt

Intervista a Marco Boato ex leader di Lotta Continua e parlamentare dopo i 7 arrestati avvenuti in Francia. Tra loro anche Giorgio Pietrostefani, uno dei fondatori di Lotta Continua, condannato in Italia a 22 anni di carcere come mandante dell'omicidio Calabresi: "Ha cercato di affermare la propria verità lungo otto processi, senza mai sottrarsi - dice Boato - che cos’altro di nuovo e di diverso potrebbe dire oggi?"

Di Filippo Schwachtje - 01 maggio 2021 - 06:01

TRENTO. Dopo gli arresti che negli scorsi giorni hanno coinvolto in Francia diversi ex brigatisti e militanti di altre formazioni della sinistra extra-parlamentare italiana, nel nostro paese si è riaccesa la discussione relativa all'estradizione dei “criminali rossi” ed alla dottrina Mitterrand. Una discussione che affonda le sue radici in un periodo storico ormai passato, caratterizzato da divisioni politiche in gran parte superate, ma che ha lasciato dietro di sé una lunga scia di morte e violenza.

 

Tra gli arrestati in Francia c'è anche Giorgio Pietrostefani, uno dei fondatori di Lotta Continua, condannato in Italia a 22 anni di carcere come mandante dell'omicidio Calabresi, avvenuto a Milano il 17 maggio 1972. In una lunga intervista concessa al Dolomiti Marco Boato, ex-leader di Lotta Continua e parlamentare per 6 legislature, ha detto la sua sulla notizia che negli ultimi giorni ha riportato gli Anni di Piombo sulle prime pagine dei giornali. “Sul terrorismo di sinistra ormai si conosce tutto” ha detto Boato, mancherebbe invece “una verità giudiziaria sulla morte di Pinelli”.

 

Secondo l'ex leader di Lotta Continua le “vicende giudiziarie degli arrestati si sono concluse da tempo” e la dottrina Mitterrand è stata una prassi seguita anche da “Chirac, Sarkozy e Hollande” dopo 4 anni di presidenza sulla stessa linea ora Macron “in vista delle nuove presidenziali del 2022 ha messo in atto questa svolta”. Sulle critiche a lui mosse dal Patt risponde: “In passato si era accodato a quei partiti sudtirolesi che imploravano l'amnistia o la grazia per i 'terroristi' sudtirolesi ancora latitanti all'estero, due pesi e due misure”.

 

Quando ha appreso della notizia degli arresti in Francia, qual è stata la sua prima reazione?

 

Personalmente, lungo decenni della mia ormai lunga vita, mi sono impegnato direttamente a combattere il terrorismo in tutte le sue forme, anche con qualche rischio per la mia sicurezza. Mi riferisco alla strategia della tensione e delle stragi, iniziata il 12 dicembre 1969 a Piazza Fontana a Milano e proseguita con altre stragi e vari progetti golpisti, al terrorismo di destra, anche con gravi complicità all’interno degli apparati dello Stato, e successivamente al terrorismo di sinistra, con la folle convinzione di potersi sostituire ai movimenti collettivi nati nel ’68-’69 attraverso la tragedia della lotta armata.

 

Ma, dopo circa mezzo secolo da quei terribili avvenimenti, non ho gioito per degli arresti – con richiesta di estradizione da parte dell’Italia alla Francia – che colpiscono persone, le quali hanno abbandonato da decenni la lotta armata e si sono ricostruite una vita, ormai in età sempre più anziana, a Parigi. Sono persone ormai giudicate e condannate definitivamente da molto tempo, che nulla in più possono dare alla ricerca della verità e della giustizia, anche per quanto riguarda i familiari delle vittime, alle quali va sempre il mio rispetto e la mia solidarietà.

 

“Hanno goduto di impunità, oggi potrebbero raccontarci delle verità rispetto a quegli anni, abbiamo dei ‘pezzi’ di quel periodo ancora in ombra: ecco cosa dovrebbero fare queste persone”. Queste sono le parole del figlio di Luigi Calabresi, Mario, dopo gli arresti. Secondo lei quali ‘pezzi’ potrebbero mancare? In che modo potrebbe partecipare Pietrostefani, ad esempio, alla ricostruzione di una verità storica più completa?

 

In realtà, sul terrorismo di sinistra ormai si conosce tutto, sia sotto il profilo della verità storica, sia sotto il profilo della verità giudiziaria. Io stesso ne ho scritto molte volte nei miei articoli e nei miei libri. Manca ancora la verità giudiziaria per quanto riguarda invece la morte di Pino Pinelli, precipitato dal quarto piano della Questura di Milano, dove – si è scoperto di recente – stazionavano molti uomini degli “Affari riservati” del Ministero dell’Interno, su cui nessun magistrato ha indagato e nessun componente dell’allora Ufficio politico della Questura aveva mai rivelato nulla. E manca ancora la verità giudiziaria sulla strage di Piazza Fontana a Milano, anche se la verità storica sulla sua matrice – “Ordine nuovo” del Veneto – è ormai storicamente accertata. Solo sulla strage di Bologna del 2 agosto 1980 è ancora aperto un ulteriore processo. Ma su tutto questo nulla possono sapere e nulla di nuovo potrebbero dire gli arrestati – e per ora già rilasciati dalla magistratura francese – di Parigi, che appartengono al terrorismo di sinistra, e non a quello stragista e di destra.

 

Con l’eccezione di Giorgio Pietrostefani, che non è stato condannato per terrorismo o per banda armata, e che quindi non può essere definito “ex-terrorista” e men che meno “ex-brigatista”, come risulta dal capo di imputazione e dalla stessa sentenza di condanna, che evidentemente troppi ignorano. Insieme ad Adriano Sofri, Pietrostefani si è sempre dichiarato innocente ed ha seguito di persona tutti gli otto processi per il “caso Calabresi”, quando alle sentenze di condanna si sono alternate sentenze di assoluzione – una addirittura in Cassazione a sezioni riunite e una in Corte d’assise d’appello – e sentenze di condanna, con addirittura otto processi, conclusisi con la sentenza di revisione, che ha reso definitiva la condanna. Dopo alcuni anni di carcere, Pietrostefani alla fine è andato a Parigi, dove aveva una figlia molto piccola nel 2000. Ha cercato di affermare la propria verità lungo otto processi, senza mai sottrarsi. Che cos’altro di nuovo e di diverso potrebbe dire oggi?

 

“Bravi! Ed ora che ve ne fate?” ha commentato sul Foglio Adriano Sofri, riferendosi all'arresto dei 7 ex-militanti in Francia. L’opinione di Calabresi è quella già presentata, la sua?

 

Adriano Sofri – che, per parte sua, ha scontato molti anni in carcere e altri agli arresti domiciliari, essendosi sempre proclamato innocente – ha scritto sul Foglio riflessioni motivate e pacate, che ho pienamente condivise. A Parigi nel corso degli anni si sono rifugiati in centinaia, ed ora questi arresti riguardano solo una decina di persone (solo uno delle quali è per ora latitante). Mi verrebbe da dire che allora “si è raschiato il fondo del barile”, tanto più che il Governo francese ha dichiarato che, con questi arresti, la vicenda delle estradizioni per parte sua è da considerarsi definitivamente conclusa. Di quelle centinaia e di questa ultima decina, tutti hanno definitivamente chiuso con la loro appartenenza alla lotta armata e nessuno ha commesso ulteriori reati, da molti decenni ormai. Le loro vicende giudiziarie sono tutte concluse da tanto tempo, e quindi nessuna ulteriore “verità” potrebbe emergere a seguito dei loro arresti.

 

A distanza di decenni dai fatti, le reazioni ad una notizia come questa hanno ancora echi profondi nel mondo della politica, diviso tra chi applaude e chi critica. Per alcuni è stata fatta giustizia, per altri si tratterebbe di “vendetta”, lei cosa ne pensa?

 

In realtà, la soddisfazione del mondo politico è stata pressoché unanime, senza alcuna riflessione critica e senza porsi domande sul perché di questa vicenda giudiziaria, concordata tra i due Governi italiano e francese. E altrettanto hanno fatto quasi tutti i mezzi di comunicazione, anche in questo caso senza alcuna riflessione critica o senza porsi qualche interrogativo. In pochi uomini della cultura hanno invece espresso critiche e perplessità: penso a Luigi Manconi sul Riformista o a Ernesto Galli della Loggia su Huffington Post, oltre che a vari altri articoli comparsi sul Riformista o sul Manifesto, a parte la mia intervista su Repubblica e sul Corriere del Trentino e dell’Alto Adige. Oltre a tutto, ci sono uomini dell’estrema destra o degli apparati dello Stato (il generale Maletti, ad esempio), che sono da decenni latitanti, rispetto ai quali nessuna analoga iniziativa politica o giudiziaria è stata messa in atto. Qualche dubbio e qualche perplessità al riguardo mi pare del tutto legittima, ma nessuno ne parla.

 

Come giudica, nel contesto dell’epoca, la nascita ed il continuo ricorso alla dottrina Mitterrand in Francia?

 

L’allora presidente Mitterrand ha messo in atto una iniziativa negli anni ’80 che, dando asilo ai rifugiati in Francia, ha contribuito a spezzare la spirale infernale del terrorismo in Italia. Ha messo come condizione la cessazione di qualunque legame col terrorismo e il rifiuto di qualunque ulteriore reato, come in effetti è avvenuto. Dopo di lui, hanno seguito la stessa identica prassi anche i presidenti Chirac, Sarkozy e Hollande: quindi presidenti francesi di destra e di sinistra hanno seguito la stessa linea di condotta. Non credo che qualcuno abbia l’ardire di pensare che quattro presidenti, due di sinistra e due di destra, possano aver avuto qualche simpatia per il terrorismo di sinistra in Italia. Semplicemente hanno contribuito per parte loro a chiudere la stagione del terrorismo nel nostro paese.

 

L’attuale presidente Macron, dopo quattro anni di presidenza sulla stessa linea, ora, in previsione delle nuove elezioni presidenziali del 2022, ha messo in atto questa “svolta”. La spiegazione è semplice. Macron teme i vasti consensi dell’estrema destra verso la sua concorrente Marine Le Pen e quindi con questa decisione sta cercando di sottrarle una parte di questi consensi. Una tentazione a cui si erano sempre sottratti sia Chirac che Sarkozy, i quali, pur di destra conservatrice, avevano sempre eretto un muro nei confronti dell’estrema destra francese. Questa è la semplice realtà, al di là di tutti i trionfalismi di questi giorni.

 

Dopo la Sua intervista a “Repubblica”, il Partito Autonomista Trentino Tirolese ha preso le distanze dalle sue parole in quanto, scrivono: “Il suo ragionamento è totalmente incompatibile con il nostro modo di intendere le istituzioni, la giustizia e il rispetto per le persone che in quei terribili anni hanno perso la vita […] qui non si tratta di essere giustizialisti o di applicare la pena del contrappasso, ma andare a chiudere una pagina tristissima della storia italiana seguendo le vie della legge e non le scappatoie che negli anni hanno portato molti protagonisti di quelle vicende a rifugiarsi comodamente in Francia”. Come commenta questa presa di posizione del Patt?

 

Come ho sempre fatto nei confronti di chiunque abbia avuto idee diverse dalle mie, esprimo massimo rispetto, ma anche massimo dissenso. Il Patt, buon ultimo, si è ora accodato alle opinioni pressoché unanimi del mondo politico italiano, anche di quei partiti nazionali da cui solitamente cerca di prendere le distanze. Magari, invece, in passato il Patt si era accodato a quei partiti sudtirolesi che imploravano l’amnistia o la grazia per i “terroristisudtirolesi ancora latitanti all’estero. Due pesi e due misure.

 

Comunque, la “pagina tristissima della storia italianafortunatamente è già chiusa da molto tempo, e sono orgoglioso di aver contribuito a farlo per decenni col mio impegno di parlamentare sui temi della giustizia, contro il terrorismo di qualunque matrice e per promuovere una “soluzione politica” che portasse ad una definitiva pacificazione. Qualcuno si ricorda che l’allora ministro della Giustizia, il comunista Palmiro Togliatti, varò nel 1946 una amnistia per i criminali fascisti a solo un anno dalla fine del fascismo? E ora sono passati decenni dalla fine del terrorismo. Ma la memoria storica non appartiene a tutti, specialmente a chi è in crisi di consenso elettorale.

 

Contenuto sponsorizzato
Ultima edizione
Edizione del 18 maggio 2022
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
20 maggio - 18:33
Molti pullman sono ancora in coda e tra le persone comincia a serpeggiare la paura di non arrivare in tempo per il concerto. Intanto dalle 17 è [...]
Cronaca
20 maggio - 18:04
Stando a una prima ricostruzione le due persone decedute stavano viaggiando a bordo dello stesso mezzo che si sarebbe scontrato con un camion
Cronaca
20 maggio - 16:23
Il flusso alla Trentino Music Arena è intenso, ma scorrevole. Aumenta sensibilmente anche l’affluenza nei parcheggi, che cresce a un ritmo di [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato