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''Il Rio Negro ha già superato il suo record storico, raggiungendo i 30 metri'', emergenza allagamenti in Amazzonia: ''Invase anche le case costruite sulle palafitte''

L’emergenza allagamento, nell’ultimo mese, sta colpendo con forza la foresta Amazzonica. Emanuela Evangelista, presidente di Amazzonia Onlus, associazione milanese che dal 2004 lavora sul campo: “Le piene sono un fenomeno stagionale ma è sempre più estremo. Molte famiglie hanno abbandonato le abitazioni e non c'è cibo"

Di Marianna Malpaga - 06 giugno 2021 - 20:01

PARCO DELLO JAUAPERI (Brasile). L’emergenza allagamento non dà pace al “polmone verde” del mondo, la Foresta Amazzonica, e si somma alla pandemia di Covid-19, che in Brasile colpisce ancora con molta forza.

 

Ha lanciato un appello sui social Emanuela Evangelista, presidente dell’associazione Amazonia Onlus, che dal 2004 supporta la popolazione nativa del fiume Jauaperi, negli Stati brasiliani di Roraima e Amazonas. Evangelista, biologa romana e vicepresidente di Trentino Insieme, vive in Amazzonia da ventuno anni, nella comunità di Xixuaú, che si trova all’interno di un’area protetta chiamata Parco dello Jauaperi. Nel febbraio del 2020, è stata nominata ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana dal presidente Sergio Mattarella, “per il suo costante impegno, in ambito internazionale, nella difesa ambientale, nella tutela delle popolazioni indigene e nel contrasto alla deforestazione”.


L’ultimo anno, come ci racconta Evangelista, ha messo in ginocchio la Foresta Amazzonica. L’emergenza allagamento, in particolare, si sta protraendo “in modo preoccupante” da circa un mese. “Le piene sono un fenomeno stagionale e si ripetono ogni anno – spiega la presidente di Amazonia Onlus -. L’Amazzonia, infatti, è composta da un gran numero di affluenti del Rio delle Amazzoni, che formano un sistema comunicante. I fiumi si influenzano tra di loro, e il loro livello è a sua volta influenzato dalle piogge stagionali. Quindi è normale che ogni anno questi fiumi scendano e salgano a seconda delle stagioni, che vengono definite allagata o secca”.

Negli ultimi anni, però, il cambio climatico ha dettato un preoccupante cambio di passo, alterando l’equilibrio delle stagioni. “Questo bioma, come il resto del pianeta, sta manifestando un’esasperazione dovuta al caos climatico – spiega Evangelista -. Cosa voglio dire con questo? Che le piene, di per sé normali, stanno diventando sempre più estreme. Quest’anno stiamo assistendo a record storici. Il Rio Negro, su cui si affaccia la città di Manaus, capoluogo dello Stato di Amazonas, ha registrato il 5 giugno un livello record di 30 metri, che non era mai stato raggiunto prima d’ora”.


Non sono solo le popolazioni che vivono lungo i fiumi a essere coinvolte nell’emergenza allagamento. Anche chi vive nell’entroterra affronta molte difficoltà. “Il livello dell’acqua nei fiumi non smette di salire – dice Evangelista – e questo ha iniziato a interessare anche le comunità più isolate, che sono quelle con cui Amazonia Onlus lavora. Nonostante le case siano costruite su palafitte, l’acqua le ha invase, tanto che molte famiglie sono state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni. I raccolti, poi, sono finiti sott’acqua, e le persone fanno fatica ad alimentarsi: questo genera seri problemi di sicurezza alimentare”.

 

Le prospettive per il futuro prossimo, purtroppo, non sono rosee. “Ci aspettiamo che questa situazione si protragga ancora per un mese”, aggiunge infatti la presidente di Amazonia Onlus.


Nel Parco dello Jauaperi vivono quattordici comunità e quattro gruppi isolati, per un totale di circa 1.500 persone. “Da Manaus ci dividono cinquecento chilometri – dice Evangelista – ma non ci sono strade né collegamenti né trasporti fluviali. C’è solamente la foresta intatta. E, se da un lato ciò crea una situazione di straordinaria bellezza, dall’altro alimenta un isolamento che determina condizioni di estrema povertà e di mancanza di politiche pubbliche”.


Il lavoro di Amazonia Onlus si concentra quindi soprattutto sulla lotta alla povertà. “Offriamo soluzioni alternative di reddito, lavoro, sviluppo sostenibile, educazione e assistenza sanitaria – racconta Emanuela Evangelista -. Quest’anno, però, ovviamente abbiamo lavorato molto per affrontare l’emergenza sanitaria, alla quale si somma l’emergenza allagamenti, tanto che i governi hanno appena decretato lo stato di emergenza. Come lavoriamo in questo momento? Distribuiamo tutto ciò che è necessario, come cibo, farmaci, prodotti per l’igiene e carburante per i trasporti. Facciamo poi anche un lavoro capillare di comunicazione sulla pandemia, portando avanti la cosiddetta ‘informazione di rischio’: fondamentale avvisare tutte queste comunità sull’esistenza del virus e sulla necessità di proteggersi. La situazione in Brasile non è migliorata. È un Paese che ancora vive il pericolo di una terza ondata imminente e in cui la campagna vaccinale va a rilento”.

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