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In Santa Maria Maggiore la storica sartoria di Sultan: ''Ho imparato l'arte del cucito in Bangladesh. A Trento ho realizzato il mio sogno''

Nel 1998 Sultan Tipu arriva in Italia e l'anno successivo a Trento dove inizia subito a lavorare in alcune aziende tessili. Lo scorso anno decide di licenziarsi dallo stabilimento di Armani a Mattarello e dedicarsi interamente alla Sartoria che nel 2000 ha aperto in piazza Santa Maria Maggiore e portata avanti assieme al fratello 

Di G.Fin - 22 maggio 2021 - 17:28

TRENTO. Ogni persona viene accolta nel miglior modo possibile. “Qui facciamo del nostro meglio” ci dice Sultan Tipu mentre, assieme ad altri, ripara camicie, pantaloni, maglie qualsiasi cosa che possa essere rimessa a nuovo con ago e filo

 

E' sua l'ormai storica sartoria che si trova in piazza Santa Maria Maggiore che ha aperto i battenti negli anni 2000. E' il suo orgoglio, la sua passione e da qualche mese a questa parte trascorre qui intere giornate a lavorare. 

 

Sultan lo conoscono in molti non solo per la gentilezza ma anche per la capacità di risolvere tanti problemi. E' nato in Bangladesh dove la sartoria è una vera e propria arte. “Ho iniziato a lavorare da giovane in diversi piccoli negozi e sono diventato poi maestro sarto”. Nel 1998 decide di lasciare la terra dove era nato e con il bagaglio di esperienza accumulato negli anni prende un aereo e si dirige verso l'Italia per iniziare una nuova vita. La prima tappa è Roma e poi subito nel 1999 arriva a Trento. Qui cerca di costruirsi passo dopo passo la propria vita senza mai abbandonare la sua passione.

 

In un primo momento lavora nell'azienda tessile Hilton. Un'esperienza breve perché l'attività viene chiusa poco dopo. Ecco allora che Sultan viene assunto sempre a Mattarello nello stabilimento di Giorgio Armani. Nello stesso tempo, però, la sua voglia di tornare a fare il sarto è davvero tanta. Decide quindi di aprire una sua sartoria. Si chiamerà “Sartoria Sultan Tipu” proprio dove si trova oggi, in piazza Santa Maria Maggiore. “Di giorno lavoravo in fabbrica e poi alla sera quando finivo venivo a lavorare in sartoria e proseguivo fino a tardi”.

 

Il lavoro di certo non manca e la sua bravura viene riconosciuta da molti. Sultan a fianco della sartoria decide anche di aprire un internet point che rimane aperto fino allo scorso anno quando, complice anche il Covid, decide di nuovo di cambiare. “Ho deciso di licenziarmi da quasi 20 anni di lavoro da Armani e di dedicarmi a pieno tempo alla sartoria”. 

 

Macchine da cucire, tavoli con forbici e bobine di filo di ogni colore e di ogni genere vanno in poco tempo ad occupare lo spazio che fino a qualche mese fa era occupato dall'internet point. E' la sartoria di Sultan. “Ho potuto accogliere – ci spiega – anche mio fratello che dal Bangladesh è arrivato qui per darmi una mano”. 

 

Il lavoro, come già detto non manca e la Sartoria di Sultan è riuscita a resistere anche alla pandemia. “Ora il lavoro sta riprendendo un po' alla volta. Non è stato semplice ma andiamo avanti, siamo una delle sartorie più antiche della città e andiamo avanti”.

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