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| 04 nov 2021 | 18:33

''Le grotte portate al pubblico, l'acqua va tutelata anche quella che non si vede e che si nasconde'', una serie di iniziative della Sat per la tutela dell'ambiente

Dal 5 novembre una serie di appuntamenti organizzati dal gruppo speleologico Sat di Lavis per la sensibilizzazione della tutela delle risorse idriche: “L’emergenza di tutelare l'acqua, le grotte e i paesaggi carsici, ambienti invisibili e inaccessibili alla maggior parte delle persone, deriva dalla necessità di custodire con scienza e coscienza le riserve di oggi e domani”

Le grotte portate al pubblico, l'acqua va tutelata anche quella che non si vede e che si nasconde''
Foto di Andrea Lona

TRENTO. "L'acqua è un elemento vitale, anche quando non è visibile e si nasconde. La tutela e il rispetto dell'ambiente è fondamentale e oggi rappresenta un impegno che non può essere rimandato". Queste le parole di Anna Facchini, presidente della Sat, sull'iniziativa "L'acqua che berremo", una serie di appuntamenti organizzati da venerdì 5 novembre dal gruppo speleologico della Società alpinisti tridentini di Lavis per la sensibilizzazione sull'importanza delle risorse idriche. 

 

"Anche le nostre abitudini hanno un forte impatto ambientale e come Sat lavoriamo alla sensibilizzazione sulla sostenibilità anche attraverso la divulgazione scientifica. Questo convegno va proprio in questa direzione con, da una parte, l’alto profilo dei relatori e dall’altra l’impegno alla tutela di una risorsa importantissima per la nostra vita come l’acqua", prosegue Facchini, mentre Andrea Lona, presidente del gruppo speleologico Sat Lavis, dice: "Portiamo le grotte al pubblico, una serie di appuntamenti per tutto novembre perché l'uomo influisce su clima e terracqueo. L’emergenza di tutelare l'acqua, le grotte e i paesaggi carsici, ambienti invisibili e inaccessibili alla maggior parte delle persone, deriva dalla necessità di custodire con scienza e coscienza le riserve idriche di oggi e domani”.

 

Cosa succederà nei prossimi anni? Perché è necessario dedicare così tanta attenzione alla risorsa acqua? E perché riservare un’attenzione particolare anche all’acqua che non vediamo e che scorre nelle profondità della nostra terra? Seppur possa sembrare banale, diventa sempre più necessario e urgente riscoprire l’importanza dell’ambiente.

 

"Questa serie di eventi - spiega Enzo Marcon, presidente Commissione Speleologica Sat Centrale - sono l’occasione per lavorare insieme e riflettere in maniera condivisa su temi di fondamentale rilevanza che, ora come non mai, sono diventati urgenti e pressanti, sia sul breve che sul lungo periodo. L’acqua è vita, scava e apre la strada alle esplorazioni speleologiche, è la protagonista assoluta del mondo sotterraneo e di quello emerso. L’emergenza di tutelare l’acqua, le grotte e i paesaggi carsici, ambienti invisibili e inaccessibili alla maggior parte delle persone, deriva dalla necessità di custodire con scienza e coscienza le riserve idriche di oggi e domani. Il 17 Convegno di Speleologia Regionale del Trentino Alto Adige rappresenta un importante momento di incontro e scambio di buone pratiche tra i gruppi grotte, regionali, extraregionali e internazionali, in cui vengono presentate e relazionate le attività di ricerca, sia dai punti di vista esplorativi che scientifici”.

 

Sono diversi gli appuntamenti in "L’acqua che berremo", un fil-rouge che accompagna varie iniziative aperte a tutti che culmineranno nella due giorni di lavoro (20 e 21 novembre) al Muse dei gruppi speleologici regionali, nazionali e internazionali. 

 

"Le grotte sono ambienti dinamici che ci raccontano il passato, ci fanno vedere il presente e ci danno indicazioni sul futuro. Pensiamo solo alle stalattiti e alle stalagmiti - così Christian Casarotto, glaciologo Muse - precisi indicatori del clima di un tempo, o ancora le grotte glaciali che ci restituiscono precise informazioni e parametri sul sistema climatico che stiamo vivendo. Abbiamo una responsabilità non solo di conservazione di questi luoghi sotterranei ma anche di studio e monitoraggio per capire cosa stiamo facendo e cosa dovremmo fare. I cambiamenti climatici sono in atto e per evitare disastri ambientali che sono sotto gli occhi di tutti dobbiamo guardare anche alle profondità della terra”.

 

 

Dunque al centro del dibattito l’impatto ambientale delle nostre abitudini e la sensibilizzazione alla sostenibilità. "Negli ultimi anni stiamo assistendo al continuo aumento della domanda di acqua potabile di qualità - continua Mauro Zambotto, dirigente del Servizio geologico del Dipartimento Protezione civile, foreste e fauna della Provincia di Trento - ma nel contempo osserviamo anche un costante incremento delle richieste per utilizzo agricolo e industriale. Nei prossimi decenni le risorse idriche, e in particolare quelle di buona qualità, potrebbero subire un progressivo degrado conseguente sia a processi di sfruttamento eccessivo, sia ad inquinamenti di origine antropica. Questi ultimi stanno via via interessando anche le zone di montagna alle quote più elevate. I massicci carsici rappresentano uno dei principali sistemi di immagazzinamento e di restituzione del bene acqua e tra questi le Dolomiti di Brenta, con la loro estensione di 556,8 chilometri quadrati rappresentano la più estesa idrostruttura del Trentino. Considerate le formazioni geologiche affioranti si può stimare che circa il 60% del territorio sia interessato da circolazione carsica profonda: pertanto, gli acquiferi carsici delle Dolomiti di Brenta sarebbero in grado di fornire complessivamente 12 mc/s di portata media annua. In generale, gli acquiferi carsici rappresentano una delle fonti di approvvigionamento principali della provincia, e pertanto saranno una risorsa strategica nel quadro della crescente domanda di acqua sia potabile sia per utilizzo industriale e agricolo”.

 

Il calendario delle iniziative è fitto: venerdì 5 novembre al Muse di Trento serata dedicata a Gino Tomasi con uno spettacolo teatrale a cura di Alessandra Bassi e Lorenzo Bettiil coro Sosat, una breve proiezione di un film a carattere speleologico; sabato 6 novembre a palazzo de Maffei a Lavis l’inaugurazione della mostra fotografica sulla storia della speleologia trentina e la figura di Antonio Iviani Ivancich fotografo e speleologo di inizio ‘900. 

 

"La divulgazione - evidenzia Riccardo Decarlibibliotecario presso la Biblioteca della montagna della Sat - è sempre stata di particolare interesse per la società alpinisti trentini. E che l'acqua sarebbe stata tra gli elementi fondamentali anche per il Trentino era stato delineato già da Cesare Battisti e Giovanni Battista Trener a fine '800. Poi nel primo Dopo guerra nascono i primi gruppi grotte sul territorio provinciale, oggi sono 7 le associazioni che propongono attività di didattica e di esplorazione". 

 

E ancora venerdì 12 novembre si torna al Muse con la serata pubblica sul clima Il cuore bianco delle montagne: segreti e salute dei ghiacciai” con Christian Casarotto, glaciologo Muse; poi sabato 13 novembre all’Auditorium di Lavis la serata pubblica “Antropocene” indagherà sulla storia umana che diventa epoca geologica “anche le grotte parlano”. 

 

Gran finale venerdì 19, sabato 20 e domenica 21 al Muse. Venerdì la serata pre-convegno organizzata dal Gruppo speleologico Sat Lavis con, tra gli altri, Mario Tonina, assessore all’Urbanistica, ambiente e cooperazione; Anna Facchini, presidente della Sat; Sergio Orsini, presidente della Società speleologica italiana; Andrea Gobetti, speleologo, scrittore e sceneggiatore; Fausto De Stefani, alpinista e scrittore. Sabato e domenica la presentazione dei lavori e le relazioni dei gruppi e ospiti extra regionali con interventi internazionali.

 

 Il 2021 è inoltre l'Anno internazionale per la protezione delle grotte e del carsismo, il cui tema “L’Acqua che berremo” coincide con quello di una serie di iniziative che partirà venerdì 5 novembre e che si concluderà venerdì 19, sabato 20 e domenica 21 novembre al Muse di Trento con la serata speciale e le relazioni dei gruppi speleologici nazionali e internazionali.

 

"Entrare nelle grotte e entrare nell'intimità della terra: c'è ancora questo spirito perché in questi ambienti delicati si entra in punta di piedi. I gruppi sono coscienti della sensibilità e della fragilità di questi luoghi quasi inesplorati. Oggi ci sono i cambiamenti climatici, diventa necessario avere una sensibilità e una visione diversa di rapporto con la natura. Una divulgazione che sappia intercettare le nuove generazioni perché siamo artefici di quello che consegneremo ai nostri figli e l'approccio di preservare l'ambiente", conclude Andrea Brugnara, sindaco di Levico.

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